Non volevo vivere con la nuora, ma alla fine ho dovuto

Non voleva vivere con la nuora, ma non ebbe scelta.
Valeria Rossi si asciugò le mani sul grembiule e controllò ancora una volta il forno. La crostata di mele era dorata da un lato, ma non ancora pronta. E intanto, oltre la finestra, il cancello cigolò la nuora stava tornando. E con lei suo figlio. E il nipotino. Tutta la sua famiglia rientrava dalla passeggiata.

“Nonna!” La voce squillante di Luca, il suo nipotino di quattro anni, la fece sorridere. Per quella voce era disposta a sopportare qualsiasi cosa, persino la convivenza con Chiara, sua nuora.

“Mamma, sei stata di nuovo tutto il giorno ai fornelli?” Enrico, suo figlio, entrò in cucina, la baciò sulla guancia e allungò subito la mano verso la crostata calda.

“Le mani!” Valeria gli diede un colpetto sulle dita. “Prima lavale.”

“Valeria, avevamo detto che oggi avresti riposato,” disse Chiara sulla soglia, con le buste della spesa in mano. “L’accordo era che avrei cucinato io, tu ti saresti riposata.”

Valeria strinse le labbra. Ecco, di nuovo a dirle cosa fare nella sua stessa casa.

“Mi riposo quando cucino,” rispose seccamente. “E poi, c’è qualcosa di male se voglio viziare un po’ il mio nipotino?”

Chiara sospirò e cominciò a sistemare la spesa in silenzio. Enrico lanciò unocchiata di avvertimento alla madre, come a dire: “Eccoci di nuovo?”. Valeria fece finta di non vedere.

“Luca, vieni a lavarti le mani, prepariamo il tè con la crostata della nonna,” chiamò il bambino, ignorando deliberatamente la nuora.

Un tempo, però, aveva una vita tutta sua. Una casa dove era padrona assoluta. Le amiche che venivano il sabato per il tè, i suoi amati gelsomini che profumavano il giardino, le serate passate a guardare la televisione, comodamente seduta nella sua poltrona. Ma tutto era crollato in un attimo, quando scoppiò quel maledetto incendio.

Valeria ricordava ancora lodore di fumo, le grida dei vicini, le sirene dei pompieri. Era rimasta in piedi in strada, con addosso solo la camicia da notte e una giacca gettatale sulle spalle da qualcuno, a guardare le fiamme divorare la sua casa. Trentanni di vita ridotti in cenere davanti ai suoi occhi.

“Non preoccuparti, mamma,” le aveva detto Enrico stringendole le spalle. “Vivrai con noi finché non sistemeremo i documenti e lassicurazione.”

“Vivrai con noi” si era trasformato in mesi. Il piccolo bilocale di suo figlio, di Chiara e di Luca era diventato il suo rifugio forzato. Dormiva su un lettino pieghevole in salotto, lo riponeva ogni mattina, e si sentiva sempre di troppo.

“Nonna, ti aiuto a impastare!” Luca tornò con le mani bagnate e gli occhi pieni di entusiasmo.

“La prossima volta, sole mio,” sorrise Valeria. “La crostata è quasi pronta, vedi?”

“Ma io voglio cucinare adesso!”

“Non oggi, Luca,” intervenne Chiara. “La nonna è stanca. E poi è quasi lora di cena.”

Valeria lanciò unocchiata irritata alla nuora. Ancora a comandare. Ancora a decidere per lei.

“Non sono affatto stanca,” ribatté. “E posso passare tutto il tempo che voglio con mio nipote.”

“Mamma,” Enrico si stropicciò la fronte, stanco. “Per favore, non ricominciamo…”

“Che cosa ho detto di male?” Valeria alzò le mani. “Non ho il diritto di stare con mio nipote?”

“Certo che lo hai,” Chiara cercava di parlare con calma, ma Valeria vedeva le nocche delle sue dita, strette attorno alla bottiglia del latte, diventare bianche. “Solo che avevamo stabilito un orario per Luca. Ti ricordi?”

“È mio nipote!” Valeria sentì lirritazione salirle dal petto. “E io so meglio di te cosa gli fa bene. Ho cresciuto mio figlio, tra laltro, ed è venuto fuori un bravuomo.”

“Mamma!” Enrico batté una mano sul tavolo. “Basta così!”

Chiara uscì in silenzio dalla cucina, Luca si strinse spaventato alla nonna, e Valeria sentì le lacrime salirle agli occhi.

Non si sarebbe mai trasferita da loro di sua spontanea volontà. Mai. Ma non aveva scelta. I soldi dellassicurazione erano bastati a malapena a saldare il mutuo della casa bruciata. Unaltra casa non se la poteva permettere, e con la pensione non riusciva a pagare un affitto.

“Enrico, non lho fatto apposta,” sussurrò. “È solo che è difficile. Sono stata padrona della mia vita per anni, e ora…”

“Lo so, mamma,” sospirò lui. “Ma cerca di capire: questa è anche casa di Chiara. Ed è la madre di Luca. Tocca a lei decidere cosa è giusto per lui.”

Era una discussione vecchia, che duravano da mesi. Valeria pensava che Chiara fosse troppo severa: niente più di unora al computer, i cartoni animati solo a orari prestabiliti, i dolci solo dopo pranzo, niente spuntini fuori pasto. Una vera tortura per un bambino, secondo lei.

“Vado a vedere come sta Chiara,” disse Enrico, uscendo dalla cucina.

Valeria rimase sola. Si sedette lentamente sulla sedia e si coprì il viso con le mani. Quanto era stanca di quei continui litigi. Di doversi adattare alle regole altrui. Di sentirsi un peso per suo figlio.

Quella sera, quando Luca fu messo a letto ed Enrico rimase in salotto a finire un progetto di lavoro al computer, Chiara bussò alla porta del bagno, dove Valeria si pettinava davanti allo specchio.

“Posso?” chiese la nuora, aprendo appena la porta.

“Entra,” rispose Valeria, riluttante. “Ti serve un asciugamano?”

“No, volevo parlare.”

Valeria si irrigidì. Le mancava solo unaltra lite.

“Valeria,” cominciò Chiara, sedendosi sul bordo della vasca. “Capisco quanto sia difficile per te. Davvero. Ma cerca di capire anche me. Luca è mio figlio.”

Valeria stava per rispondere con asprezza, ma si fermò vedendo il volto di Chiara riflesso nello specchio. Stanco, scavato, con una ruga di preoccupazione tra le sopracciglia. E gli occhinon cattivi, solo sfiniti.

“Lo so,” disse improvvisamente. “So che sei una brava madre. Solo che mi sembri troppo severa.”

“Può darsi,” sorrise debolmente Chiara. “Ma Luca è allergico al cioccolato, e tu te ne dimentichi sempre. E il medico ha detto di limitare i dolci per i suoi problemi di stomaco. Non è un capriccio mio, Valeria.”

Valeria si sentì in colpa. Era vero, spesso aveva allungato di nascosto caramelle al cioccolato al nipotino, pensando che i divieti fossero solo pretese.

“E poi lavoro un turno e mezzo per mettere da parte i soldi per un nuovo appartamento,” aggiunse Chiara piano. “Uno più grande. Con una stanza tutta per te, non solo un lettino in salotto.”

Valeria rimase immobile, con il pettine in mano.

“Cosa?”

“Io e Enrico risparmiamo da sei mesi. Voleva farti una

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