Il telefono svegliò Valentina alle cinque del mattino. Una chiamata da un numero sconosciuto.
Pronto? disse Valentina, secca.
Valentina? sentì una voce femminile, alta e allegra. Sei tu?
Sì, rispose Valentina con un tono distaccato.
Sono io, proseguì la donna, sorridendo al telefono. Mi riconosci?
La riconosco, replicò Valentina per cortesia, senza avere la minima idea di chi fosse.
E io ero certa che mi avresti riconosciuta subito, la donna rise. Che fortuna avercela fatta a chiamarti! Puoi parlare adesso?
Posso.
Perfetto. Siamo io, mio marito, i bambini e io al binario. Siamo scesi dal treno unora fa. Mi senti bene?
Sì.
Hai la voce un po fioca. Va tutto bene, Valentina?
Tutto a posto.
Che gioia per te! Allinizio pensavamo di fermarci in un albergo. Credevamo di non avere parenti in questa città. Poi ci è venuto in mente che sei tu. Capisci?
Capisco.
Che bello averci ricordato di te. Non ti immagini quanto eravamo felici, soprattutto i bambini.
Me lo immagino.
E mio marito ha subito detto: «Chiama Valentina, non ti tradirà».
Lha detto bene. Non ti tradirò.
Allora ci ospiterai, vero? Ho capito bene?
Sì, ti ospiterò.
Starete qui solo per un paio di settimane, giusto? Giusto per dare unocchiata alla città e poi tornare a casa. Perché a casa cè una montagna di faccende, e come si suol dire, lospite è come il pane, ma a casa è meglio. Sei daccordo?
Sono daccordo.
Lo pensavamo anchio, soprattutto mio marito. Non poteva accettare che Valentina non ci accogliesse. Dopotutto siamo parenti, anche se lontani, anche se lultima volta ci siamo visti dieci anni fa. Giusto?
Giusto.
Vivi da sola adesso?
Sì, da sola.
In un appartamento con tre stanze?
Esatto.
Quindi veniamo da te?
Venite pure.
Arriveremo entro unora. Sei ancora lì?
Sì, sono ancora qui.
Allora aspetta, saremo tra poco.
Ti aspetto, rispose Valentina.
Valentina spense il telefono, lo lasciò sul comodino, si girò, si coprì la testa con una coperta e si addormentò, senza preoccuparsi troppo di non sapere con chi avesse appena parlato.
Unora dopo suonò il campanello. Valentina guardò lorologio, chiuse gli occhi e si girò di nuovo. Il telefono squillò. Valentina stava dormendo.
Poco dopo la porta iniziò a battere. Valentina rimase indifferente. Dopo un po il telefono suonò nuovamente.
Pronto, disse Valentina senza aprire gli occhi.
Valentina? esclamò la stessa voce allegra.
Sì.
Siamo noi. Siamo arrivati. Suoniamo e bussiamo, ma non apri la porta.
State suonando?
Sì.
Perché non ti sento?
Non lo so.
Prova a chiamare ancora.
Il campanello dellappartamento suonò di nuovo.
Stiamo chiamando, disse la donna.
No, rispose Valentina, non ti sento. Bussa adesso.
Un tonfo si udì alla porta.
Stiamo bussando, ribatté la donna.
No, replicò Valentina, non sento nulla.
Credo di aver sbattuto, disse la donna.
Cosa? chiese Valentina.
Dove sei adesso, Valentina?
Che intendi dire dove? A casa.
Dove a casa?
A Firenze, rispose Valentina, la prima cosa che le venne in mente. Dove potrei essere altrimenti?
A Firenze? Perché non a Roma?
Me ne sono trasferita nove anni fa, subito dopo la separazione.
Perché?
Perché mi sono separata?
Perché ti sei trasferita?
Mi stancavo di Roma, così mi sono spostata. Troppi ricordi spiacevoli.
A Firenze è meglio?
Certo, molto meglio.
Cosa è meglio lì?
Tutto è più buono, qualsiasi cosa faccia. E nessun ricordo brutto. Ma che sto raccontando? Venite a vedere di persona. Quanti siete?
Siamo quattro: io, mio marito e due bambini. Il maggiore si chiama Paolo, il minore Andrea. Andrea vuole iscriversi alluniversità per la terza volta questanno.
Allora venite tutti e quattro. Qui abbiamo anche una buona università.
Quando dobbiamo arrivare?
Subito, se potete.
Non possiamo adesso. Ho mille cose da fare a Roma. Andrea vuole studiare a Roma. Noi siamo venuti qui per trovare lavoro. Pensavamo di vivere con te per un anno. Ma, guarda comè andata.
Quindi non venite oggi?
No.
Che peccato. Mi ero già preparata.
Anche noi ci dispiace. Non ti immagini.
Posso immaginare.
No, non riesco a immaginarlo. Quando penso a quello che ci aspetta, non ho voglia di vivere.
Valentina decise di chiudere la conversazione.
Va bene, disse, se non potete ora, venite quando potete. Sono sempre felice di vedervi. Quando vi sistemerete a Roma, mandami subito il tuo indirizzo. Farò un salto a trovarti, anche per un paio di settimane. Poi vedremo. Dopotutto, a Roma non ho più nessuno, tranne te. Abbiamo capito? Mi invierai il tuo indirizzo?
Il collegamento si interruppe improvvisamente, prima che Valentina potesse sentire la risposta.






