– Papà, non venire più a trovarci! Perché ogni volta che te ne vai, la mamma comincia a piangere. E …

Papà, forse è meglio che tu non venga più tanto spesso da noi Perché ogni volta che te ne vai, la mamma si mette a piangere. E piange tutta la notte, fino all’alba.

Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio ancora, e lei non smette di piangere. Le chiedo: «Mamma, perché piangi? È per papà?…»

E lei mi dice che non piange, ha solo il raffreddore, e per quello fa così col naso. Ma io sono grande ormai e so bene che non esiste un raffreddore che porta lacrime alla voce.

Il papà di Giulia era seduto con lei al tavolo di una piccola caffetteria in Via Garibaldi, girando lentamente la sua tazzina bianca di espresso ormai freddo.

La figlia non aveva neppure toccato il suo gelato, una meraviglia di colori: palline variopinte decorate con una fogliolina di menta e una ciliegia, il tutto coperto da una colata di cioccolato fondente.

Qualunque bambina di sei anni non avrebbe resistito. Ma Giulia era diversa, da venerdì scorso ormai aveva deciso di parlare seriamente con suo padre.

Papà taceva, taceva a lungo, poi finalmente domandò:

Allora, Giulia, cosa dovremmo fare noi due? Non vederci più? E come vivrò io?

Giulia arricciò il nasino, proprio come quello della mamma, un po a patatina, pensò, poi rispose:

No, papà. Ma io senza di te non ce la faccio. Facciamo così: telefoni a mamma e le dici che ogni venerdì vieni a prendermi allasilo.

Facciamo una passeggiata insieme. Se vuoi il caffè o il gelato, possiamo sederci al bar. Io ti racconto tutto di come viviamo io e la mamma.

Rimase un attimo in silenzio, poi con tono serio proseguì:

E se vuoi vedere la mamma, io la fotografo col mio telefono ogni settimana e ti faccio vedere le foto. Va bene?

Papà guardò la sua bambina così saggia, sorrise appena e annuì:

Daccordo, lasciamo che sia così tra noi, tesoro…

Giulia tirò un sospiro di sollievo e finalmente assaggiò il suo gelato. Ma non aveva finito, doveva dire la cosa più importante. Così, quando le palline colorate le lasciarono i baffetti di cioccolato sul visetto, li leccò via con la lingua, si fece seria, quasi adulta.

Quasi donna, che deve pensare all’uomo di casa, anche se questuomo ormai è grande: la settimana scorsa papà ha compiuto 28 anni. Per quelloccasione Giulia gli aveva disegnato una cartolina allasilo, colorando in grande il numero «28».

Il volto della bambina si fece di nuovo serio, corrugò le sopracciglia e disse:

Secondo me, dovresti sposarti, papà…

E con generosità disse una piccola bugia:

Non sei troppo vecchio, sai…

Il papà colse la buona volontà di sua figlia e abbozzò una risata:

Dici così non troppo…

Giulia continuò, tutta convinta:

Non troppo, davvero! Guarda, lo zio Francesco, che è venuto già due volte dalla mamma, lui è pure un po pelato, qua sopra…

Giulia si indicò la testa, lisciando i suoi morbidi ricci. Ma capì subito dal modo in cui il papà si irrigidì e la fissò che aveva rivelato involontariamente il segreto della mamma.

Dun tratto portò le mani alla bocca e spalancò gli occhi spavento e confusione.

Lo zio Francesco? E chi sarebbe questo Francesco che viene da voi? Il capo della mamma? quasi gridando, quasi a tutta la caffetteria, disse papà.

Io non lo so, papà balbettò Giulia, spiazzata dalla reazione . Forse sì, è il capo. Lui viene, mi porta le caramelle. A volte la torta.

E Giulia valutava se valesse la pena confidare una cosa così segreta al papà, che quel giorno sembrava così poco ragionevole porta i fiori alla mamma.

Papà serrò le dita sul tavolo e rimase a fissarle, cupo. Giulia capì che stava decidendo proprio in quel momento qualcosa di importantissimo.

Così, la piccola donna attese, senza premere per una risposta. Sapeva, o meglio intuiva, che tutti gli uomini sono un po lenti col pensiero e che a volte serve una piccola spinta.

E chi, se non una donna e, soprattutto, una delle più care della sua vita?

Finalmente papà sospirò rumorosamente, sollevò la testa e disse Se Giulia fosse stata solo un po più grande, avrebbe capito che la voce di suo padre aveva la stessa tragicità di Otello che interroga Desdemona.

Ma ancora non conosceva Otello, né Desdemona, né gli altri innamorati della letteratura. Eppure stava imparando dalla vita, osservava le gioie e i tormenti della gente anche per piccole cose.

Così papà disse:

È tardi, tesoro. Andiamo. Ti accompagno a casa. E parlo con la mamma.

Giulia non chiese di cosa avrebbe parlato il papà; capì che era qualcosa di molto importante, e si affrettò a finire il gelato.

Si rese conto però che ciò che doveva fare il papà era più importante di qualunque gelato, così lanciò il cucchiaino sul tavolo, scese dal seggiolone, si pulì la bocca col dorso della mano, fece un piccolo starnuto e guardando dritto papà disse:

Sono pronta. Andiamo…

Non camminavano, quasi correvano. Papà aveva fretta. Ma teneva Giulia per mano e lei con passi leggeri sembrava volare come una bandiera.

Quando raggiunsero il portone, le porte dellascensore si chiusero appena, portando qualcuno dei vicini ai piani alti. Papà guardò Giulia, un po smarrito. Lei lo fissò dal basso e chiese:

E allora? Che aspettiamo? Sono solo sette piani…

E allora papà la prese in braccio e salì di corsa per le scale.

Quando finalmente mamma rispose ai suoi lunghi, nervosi colpi al campanello, papà esclamò subito:

Non puoi farlo! Chi è questo Francesco? Io ti amo. E abbiamo Giulia…

Poi, senza lasciare Giulia, abbracciò anche la mamma. E Giulia li strinse entrambi al collo, chiudendo gli occhi perché i grandi si stavano baciando…

Ecco, così può succedere nella vita che due adulti confusi siano consolati da una piccola bambina che li ama entrambi, e che loro, volendosi bene, a volte si perdono in orgoglio e dolori…

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