Il mio marito Vincenzo Rossi è al lavoro allestero da cinque anni. A volte guida il camion in Germania, altre volte fa le riparazioni in Polonia. È partito via perché pensava che solo così i nostri due figli, Marco e Luca, avrebbero avuto un futuro migliore. Sapevamo bene che in Italia non avremmo potuto guadagnare abbastanza.
Per fortuna a lui va bene anche lì. Una volta al mese mi invia dei pacchi con conserve, pasta, olio, dolci e, oltre a questo, trasferisce sul mio conto corrente dei soldi da mettere al risparmio. Con questi risparmi riesco a mettere da parte una somma decente e a comprare un appartamento al figlio più grande.
Sembrava che la nostra vita fosse a posto, ma qualche mese fa ho iniziato a sentire qualcosa di strano nel corpo. Il primo pensiero è stato il climaterio, ma non era quello. Ho preso peso, dormivo sempre, mangiavo molto e il mio umore cambiava allimpazzata. Tutti i sintomi che trovavo su internet mi dicevano che ero incinta. Incinta a 45 anni? Non può essere! ho pensato, ma ho fatto il test di gravidanza e sulla striscia sono spuntate due linee rosse ben chiare.
Non ho voluto dire nulla né ai figli né alle nuore. Perché? Perché non volevo che mi prendessero in giro, perché non avrebbero creduto a una mamma di quarantacinque anni. Ho deciso di nascondere la gravidanza. Linverno è alle porte, quindi indosso cappotti pesanti e un cappotto di piuma così nessuno vede il pancione.
Non voglio avere questo bambino. Alcuni mi direbbero che non ho cuore, ma a 45 anni non sono più una ragazzina. Ho già due figli e dei nipotini a cui voglio dedicare tempo, non voglio impazzire tra pannolini e notti in bianco. Inoltre non abbiamo i soldi per mantenere un terzo figlio. Vincenzo dovrebbe tornare di nuovo allestero, e io non riesco a stare senza di lui.
I medici mi dicono che il termine è avanzato e lintervento è rischioso, potrei anche danneggiarmi. Perciò cerco di convincermi che tutto andrà bene, magari Vincenzo sarà felice di sapere che avremo unaltra bambina. Decido di chiamarlo su WhatsApp per dargli la notizia, ma spengo la fotocamera e apro solo il microfono.
Pronto, Vincenzo?
Non è Vincenzo, è Elena.
Elena? Chi è?
Signora, chi è questa? Io sono la moglie di Vincenzo. Lui è al lavoro, arriverà più tardi.
Appena sento la sua voce, il cuore mi si spezza. Scoppio in lacrime, perché nella vita succedono cose così: il marito tradisce, scompare, e io penso subito al divorzio, a buttare via tutte le sue cose, a non vederlo più.
Ma rimane dentro di me la speranza che, sapendo del bambino, torni a casa. So che a febbraio dovrebbe venire, perché i figli compiono gli anni e lui ha preso le ferie. Ho persino sognato che passeggiavamo tutti e tre nel parco, con Vincenzo che reggeva la mano della nostra piccolina e io laltra.
Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, Vincenzo arriva. Ho preparato una cena romantica, accese le candele, ho messo della musica soft, ho cercato di creare latmosfera più tranquilla possibile.
Vincenzo, ho una sorpresa per te: sono incinta. Dicono che sarà una femmina.
Porca miseria! urla lui. Il suo volto si colora di rabbia, sbatte i piatti a terra e colpisce il tavolo con i pugni.
E ora che io sto qui a torcere il culo come un mulo, tu salti da unaltra donna? Vuoi mettermi al collo come una bestia?
Ti spiego tutto
Vattene, non voglio più vederti! mi spinge così forte che cado, sbattendo il ventre contro il bordo appuntito del tavolo.
Vincenzo se ne va, prende la borsa e sbatte la porta con violenza. Io mi sento stordita, vedo delle macchie rosse sul pavimento, il dolore mi attanaglia lo stomaco. Riuscire a chiamare lambulanza è lultimo pensiero, ma sento che il piccolo sta per nascere.
Quando i medici arrivano, già tengo in braccio la nostra bambina. È una piccola Giulia, dorme serena, non piange.
Allora, mamma, vuoi venire con noi?
No. Portatela via, non la voglio.
Come, così?
Portatela, basta! Questo bambino ha distrutto la mia famiglia! Qualcuno potrà amarla, ma non io. Basta, portatela via, non voglio più vederla!
Senza alcun rimorso la consegno al dottore. Mi visitano, non ci sono lacerazioni, il parto è stato tranquillo. Quando lambulanza se ne va, riordino casa, mi faccio una doccia e vado a letto.
I figli non sanno che ho dato via la figlia. Ogni giorno vado in chiesa a pregare perché Giulia cresca in salute, perché trovi la sua famiglia. So che non ce la farò da sola: non voglio più sentire il peso della maternità. Lunica cosa che desidero è che Vincenzo torni a casa, ma lui è di nuovo in Germania, parla solo con i figli.
Potete dire che sono una donna pazza, ma io scelgo luomo, non il bambino. E Dio è il mio giudice.
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