Qualcuno estraeva le sue patate, sbucciandole, e ha raccolto la più grande…

Ginevra rimase lì, immobile, il cuore a mille. Proseguì il passo e si rese conto che anche le verdure più grandi stavano sparendo. Metà del cavolo era sparita del tutto

Elisabetta Bianchi, la nostra vicina, era al settimo cielo per la sua spesa. Ma non era una spesa qualsiasi: era il sogno di comprare una casetta di campagna dopo la pensione.

Da tempo si era preparata, aveva scelto un borgo pittoresco a poca distanza da Firenze, con pochi abitanti, dove regna il silenzio, la natura e un piccolo orticello per il cuore. Quando trovò una casetta robusta, con giardino sul bordo del paese i vicini da un lato, laltro un campo, poi il bosco fu subito colpita. La vista era così ampia che non riusciva a smettere di ammirarla.

Così Elisabetta iniziò a passeggiare sul sentiero morbido che conduceva al bosco. La sera, il sole scendeva dietro le cime di pini e abeti, e il tramonto era una magia in quelle camminate.

Allinizio della primavera, appena la terra si era scongelata, Elisabetta sistemò un po il recinto di rete e assi un po inclinato.

Metti un recinto nuovo, Ginevra, consigliò la vicina Antonella, coetanea di Ginevra.

Lasciamo stare per ora, poi se crolla lo rifarò più robusto, rispose Elisabetta, battendo con lascia il palo di ferro caduto.

Antonella sorrise.

Sei una vera casalinga italiana! Farai grandi cose. Peccato che qui manchino gli uomini tutti se ne sono andati, gli anziani, i giovani o sono scomparsi. Anchio sono vedova da dieci anni.

Anche io ho una storia simile. Non sono vedova, ma divorziata. Dopo anni di responsabilità per la figlia, quando lha cresciuta, sposata e mandata via, è stato troppo pesante restare insieme. Così è stato.

Almeno non vi siete tormentate, e questo è un vantaggio, concluse Antonella, ma il recinto lo metterei in autunno, più forte e più spesso

La primavera e lestate furono spese tra lorto e il bosco.

Non ho mai trascorso così tanto tempo allaria aperta nella mia vita. Vivo quasi in strada, respiro aria pulita, guarda lì! indicò Ginevra i ginepri davanti alla casa e il bosco di pini dove raccoglieva funghi, soprattutto finferli. Le bacche di mirtillo e le fragole in estate erano abbondanti.

Che bello vedere gente felice con il trasloco, si complimentò Antonella, a me è tutto familiare.

Le due donne divennero amiche. Arrivò lautunno, lorto era pieno di cavoli enormi, le patate cominciavano a rigonfiarsi e il raccolto era eccellente.

Elisabetta iniziò a scavare tra le zolle per il cibo e non riusciva a saziare la fame di verdure profumate.

Antonella, parto per la città per qualche giorno, disse, abbiamo la reunion di classe, il compleanno della nostra vecchia professoressa Luciana, anima del nostro gruppo. Tornerò e raccoglierò il raccolto.

Antonella le salutò con la mano. La serata della riunione fu un successo: Ginevra mostrava foto della sua nuova casa, parlava del raccolto generoso.

Questa terra è ben riposata, spiegava a un vecchio compagno di classe, Valerio, due anni senza piantare nulla, ma lanno prossimo acquisterò una macchinina per il nostro agricoltore e comincerò a concimare.

Attenta a non esagerare, consigliò Valerio, se vuoi, passo ad aiutare, chiama pure, non essere timida.

Ginevra, però, voleva farcela da sola, ma accettò volentieri lofferta.

In passato lei e Valerio erano stati compagni di classe, cera persino una certa simpatia, ma poi le strade delluniversità li portarono in città diverse. Il tempo li aveva separati, ma ogni anno si ritrovavano qui, a casa di Luciana.

Valerio era vedovo, ma non cercava una nuova famiglia, così come Elisabetta, e lo dicevano apertamente. La loro indipendenza li rendeva liberi, senza nessuna colpa, e potevano chiacchierare come vecchi amici.

Quella sera Valerio accompagnò Ginevra a casa e, tra chiacchiere in cucina, si fecero avanti quasi le due di notte.

Che ore sono? chiese Ginevra, guardando lorologio. È tardi, devi andare a casa.

Forse trovi qui un angolino per me? propose Valerio.

No, domani parto presto per il villaggio, prendi un taxi e torna a casa, sarà meglio per entrambi.

Ginevra salutò lamico e si coricò, sognando il giorno dopo con le sue preoccupazioni, la visita di Antonella, per cui aveva preparato una torta e dello zucchero filato.

Il giorno successivo Ginevra arrivò col primo autobus. Camminava sullerba bagnata di rugiada, respirando laria fresca del paese, accompagnata dal canto dei galli. Entrò nella casetta, bevve un tè, cambiò i vestiti da lavoro e uscì nel giardino per pianificare la giornata.

Il villaggio era tranquillo, solo qualche abitante usciva nei cortili. Ginevra aspettava le nove per andare a bere un tè da Antonella.

Nel giardino notò i cespugli di patate schiacciati: il rimorso di chi li aveva strappati, sparsi qua e là. Qualcuno raccoglieva le patate più grandi

Ginevra rimase immobile, il cuore a mille, e vide che i cavoli più grossi erano spariti. Quasi metà del raccolto era mancante

Un urlo le uscì dalle labbra, e subito notò il recinto rotto. Il palo di ferro che aveva piantato con tanto impegno in primavera era a terra. Sulle pietre cerano impronte di stivali grandi

Elisabetta corse da Antonella, bussò alla finestra e la vicina rispose subito:

Che succede, Elisabetta?

Mi hanno derubato, Antonella! Vieni, andiamo a vedere Che facciamo ora? le lacrime le rigavano il viso.

Antonella si vestì in fretta, indossò la giacca.

Che furbetti avevano capito che non ceri. Nessuna guardia, nessun cane, sei sola

Le due esaminarono il luogo del furto. Era chiaro che fossero arrivati in bicicletta, silenziosi da quel lato del recinto, dal perimetro.

Avevano spezzato il palo, piegato la rete e si erano intrufolati nellorto, rubando tutto quello che trovavano. Le patate più piccole le lasciarono, ma i cavoli più grandi li misero in sacchi e se ne andarono in bici.

Non avevo molti cavoli, ma quelli che ho è un vero peccato! sospirò Ginevra.

Giusto, annuì Antonella, ma sui raccolti non cè scritto di chi è. Non lo dimostri. In tutti gli orti succede così. Io sospetto chi siano, ma non serve a nulla provarlo. Lasciamo stare.

E ora? chiese Ginevra, seduta sulla veranda, ero così felice, con gli occhiali rosa, credevo in tutti.

Non è colpa nostra, non viviamo qui da soli. Ci sono altri villaggi, gente che lotta senza soldi, ma Dio vede tutto. Non piangere. Vado a prendere luomo di nome Giovanni, arriverà a sistemare il recinto. Poi troviamo una soluzione, disse Antonella.

Giovanni, settantanni, arrivò prima di pranzo e mise un nuovo palo di legno robusto, chiudendo il varco con tavole ancora solide.

Ecco, signora, accetti il lavoro. Non ti abbattere. In questi paesi succede spesso. Meglio non lasciare la casa incustodita, consigliò Giovanni.

E il secondo? chiese Ginevra, senza sarcasmo.

Dobbiamo cambiare la serratura della porta dingresso, metterci una chiave di sicurezza. Così si capisce subito se non cè nessuno in casa, rispose lui.

E poi un cane, piccolo ma rumoroso, per fare da avviso, aggiunse Antonella.

Il terzo è incalzò Giovanni.

Il nuovo recinto è il quarto! intervenne Antonella.

E un uomo forte per aiutarti concluse Giovanni, questo è il quinto.

Tutti risero; Ginevra asciugò gli occhi.

Mi dispiace più per il lavoro che per le patate e i cavoli, ho messo tanto amore qui e ora è stato tutto spazzato via.

Non preoccuparti, la abbracciò Antonella, ti do quanti cavoli vuoi, il mio orto è pieno. Li conserveremo per linverno. E se vuoi, piantiamo di nuovo insieme.

Tutte e tre andarono a pranzare da Ginevra. Dopo essersi calmata, raccontò del suo incontro in città e promise che, una volta raccolto, si occuperà delle misure di sicurezza che avevano pianificato.

Una settimana dopo Ginevra era di nuovo in città, chiamò Valerio. Lui le acquistò la serratura e andò a capire i costi del nuovo recinto.

Ti aiuterò, non rifiutare, disse Valerio, facciamo le misurazioni in loco, andrò al villaggio con te. Resto qualche giorno, così vedo la tua tenuta e organizzo i lavori.

Vuoi davvero aiutarmi? iniziò Ginevra.

Non ne parlare, rispose Valerio, in vacanza e senza altro da fare, è il momento. Lo abbracciò e la baciò.

Gli abitanti del villaggio ne parlarono.

Così comè arrivato luomo di Giovanni, così i muratori sono arrivati qui, dicevano i vicini.

Valerio e il suo amico portarono i materiali: tubi di plastica, pali di metallo, e in una settimana il nuovo recinto era pronto.

Elisabetta preparò il pranzo per gli aiutanti, felice che lorto fosse ora circondato da una robusta cinta.

Un ladro non può fermarsi, affermò Valerio, ma il vero tesoro è te, Elisabetta.

Giovanni portò a Ginevra un cucciolo da sua moglie Giulia e lo chiamarono Barone. Il cucciolo correva nel giardino, più un peluche che una guardia, ma Ginevra lo voleva già come parte della famiglia. Si costruì una cuccia robusta e isolata accanto al giardino, così Barone poteva vedere e sentire tutto.

Una sera, durante il tè, Ginevra sorrise ai suoi vicini Antonella e Giovanni.

Come va? È forte il nuovo uomo? chiese Giovanni, quando arriverà Valerio a stare qui?

Giusto, giusto, rispose Antonella, non siamo ciechi, vediamo lamore tra di voi. E lui è un bravo operaio, fa quello che vuole.

Lui non prende soldi, ma non limito la sua libertà, intervenne Ginevra, evitando una risposta netta.

Valerio, tornato dalle vacanze, entrò con le sue borse.

Accetto di restare qui come aiuto permanente? scherzò, chiedo solo borlotti, polenta e qualche torta. Il tuo orto è grande, non moriremo di fame.

Certo, ma ci vuole lavoro, rise Elisabetta, verrai anche a custodire la casa, finché Barone crescerà

Valerio prendeva il treno per lavoro in città, ma tornava di tanto in tanto per sistemare le bollette e pagare le utenze.

Ginevra affittò il suo appartamento in città e aspettava Valerio, che tornava con sacchi di spesa dalla super prezzi alti ma non impossibili.

Entrambi amavano stare insieme, sentivano la mancanza del calore familiare, la gioia di chiacchierare, il conforto di una casa accogliente.

Un anno passò, poi un mese. La coppia era molto stimata in paese, ma non dimenticavano la città: ogni primavera andavano al sanatorio preferito. Lì la guardia della casa rimaneva Giovanni, che davve da mangiare a Barone e al gatto, e aggiornava i proprietari per telefono.

Rilassatevi, niente pensieri, il sanatorio, la casa, il gatto, il cane sono a posto, diceva Giovanni a Ginevra.

E lei rispondeva:

Ogni volta mi confermo che il miglior posto per noi è il nostro villaggio. Non vedo lora di tornare a casa.

Così Valerio e Ginevra vissero insieme. Sempre meno viaggiavano lontano, perché nei loro campi cerano tramonti da sogno.

Amavano passeggiare ai margini del bosco, salutare il sole che andava a dormire. Dietro di loro correva Barone, felice di inseguire i corvi sul ciglio della strada

Un abbraccio, un sorriso, e la vita continua, proprio qui, nel nostro piccolo angolo dItalia.

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