Sii paziente, figlia mia! Ora sei in unaltra famiglia e devi rispettare i loro usi. Ti sei sposata, non sei venuta per far visita.
Che usi, madre? Sono tutti pazzi qui! Soprattutto la suocera! È chiara la sua avversione verso di me! rispose Ginevra, con gli occhi pieni di lacrime.
Hai mai sentito parlare di suocere gentili? replicò Silvana Pugliese, la madre di Borgio, infuriata, la fronte rossa per lira. Se luomo fremina, è colpa della donna. Che altro devo spiegarti?
La suocera era in un furore. Urlava a Ginevra come unorda impazzita, perché la figlia del figlio sospettava il marito di tradimento.
Ginevra, giovane e delicata, con gli occhi grandi e innocenti, si appoggiava al muro cercando di ragionare con la donna incandescente.
Signora Pugliese, è assurdo. Lui ha una famiglia, dei figli provò a dire Ginevra, ma Silvana la interruppe con un gesto brusco, come se scacciasse una mosca fastidiosa.
È questa la famiglia di cui parli? O è il tuo bambino che non fa entrare me e il nonno? sputò la suocera. Che educazione, a proposito!
Che educazione, signora Pugliese? Giovanni ha appena compiuto un anno. È ancora un bimbo piccolissimo rispose Ginevra, la voce tremante.
Piccolissimo? strinse il naso la donna. Nei Yegorov il nipote è più piccolo. E non sa nemmeno tenere le mani, a differenza di questo tuo agitando la mano verso la stanza dei bambini.
In realtà è vostro nipote corresse Ginevra, il cuore che batteva forte. Sa, i bambini percepiscono le persone cattive. Forse è per questo che non si avvicina a voi.
Siamo noi i cattivi? Che ci facciamo, una capra dipinta! alzò la voce la suocera. E da dove provieni, bella mia? Qual è il tuo pane? Di chi spendi i soldi? Ingrata!
Ginevra non volle più discutere con la suocera tempestosa. Aveva già chiesto mille volte a Borgio di vivere separato dai genitori, ma il figlio viziato non vedeva alcun motivo.
Borgio amava stare nella casa dei genitori; si sentiva al sicuro come un pulcino sotto le ali di Maria. Lavorava serenamente, mentre i problemi domestici lavatrici, pulizie, cucina erano a carico degli anziani. Una favola, più che una vita!
Allinizio Ginevra provava a fare amicizia con la suocera: la aiutava in casa, la sosteneva, ascoltava le sue lamentele sui vicini e sul paesino di Castelnuovo. Ma col tempo capì che nulla cambiava.
Per quanto cercasse di essere buona e servizievole, la suocera la odiava apertamente.
Ho portato in casa questinferocita, come se non ci fossero ragazze normali raccontava Silvana Pugliese alla vicina, mentre Ginevra raccoglieva i giocattoli sparsi da Borgio dietro langolo della casa.
Persino da un paesino lontano hanno mandato un prete per noi! Le nostre nonne son più robuste, più laboriose e più sagge. intervenne Manja, la chiacchierona del borgo, già pronta a mescolare le voci del paese.
E non dirlo! aggiunse laltra, sostenendo Silvana. Hai detto tu stessa che le tue mani non sono adatte al lavoro. Non sai mettere a posto nulla.
Non hai idea di quanto! Non si può affidare nulla a lei. O lo perde o lo rompe. E quel bambino non è proprio il suo tipo.
Il nipote dei Yegorov è unaltra storia: un ragazzino calmo e intelligente. Questaltro invece fa i capricci, sembra che i geni non siano buoni.
Quando la convivenza divenne insopportabile, Ginevra chiamò sua madre a Castelnuovo, si lamentò, piangeva, e la madre le rispose:
Sii forte, figlia! Ora sei in unaltra famiglia, devi tenere conto dei loro usi. Non sei venuta in visita, ti sei sposata.
Che usi, madre? Sono tutti pazzi qui! Soprattutto la suocera! È chiaro che mi odia!
Hai mai sentito parlare di suocere buone? Tutti noi ci siamo passati, anche tu dovrai. Limportante è non mostrare quanto ti pesa. Sii forte.
Consapevole che con sua madre remissiva non si sarebbe risolto nulla, Ginevra minacciò di chiamare il padre.
Fai un favore a tuo padre! il timore nella voce di Silvana. Sai che ha un condono penale. Un passo falso e lo trascineranno dietro le sbarre!
Ginevra sapeva tutto. Conosceva lamore profondo del padre per la sua unica figlia. Lui aveva scontato una pena ridotta per una rissa in piazza, scaturita quando qualcuno aveva offeso Ginevra nella drogheria di San Pietro.
E sapeva che il padre non starebbe a guardare se avesse saputo delle angherie subite dalla figlia nella casa dei suoceri. Era un uomo dal sangue caldo.
Non dirò nulla al padre rispose Ginevra. Ma se continuano così, se la suocera si comporta così non so più cosa farò.
Tutto si sistemerà, figlia mia ripeteva la madre, tentando di consolarla. Tra qualche settimana non ricorderai più questa conversazione.
Ginevra preferiva dimenticare, ma il rapporto con la suocera non migliorava. Silvana Pugliese sembrava diventare sempre più rancorosa, quasi a incolpare Ginevra per tutti i suoi mali. Anche il marito di Borgio, il vecchio Ivano, ormai stanco, non sopportava più la situazione.
Perché continui a urlare contro la ragazza? un mattino, quando la lite raggiunse lapice, provò a intervenire Ivano. Se ne vanno via da noi! È giusto così!
Io la porto via! scoppiò Silvana, lanciando la sua furia contro Ivano. Porterò in tribunale ogni euro che ci hanno speso in questi anni! E prenderò anche il bambino, per non vederlo crescere in questa famiglia di nullità!
Ginevra capiva la follia della suocera, ma il timore la teneva stretta, soprattutto perché amava ancora il suo marito Borio.
Le voci sul presunto tradimento di Borio con la ex Oksana restavano solo pettegolezzi di paese, sparsi dalle chiacchiere di donne come Silvana.
Se non fosse stato per la lingua velenosa della suocera, forse linfermità sarebbe durata meno. Un giorno, in preda a unirruzione di orgoglio dopo una vittoria contro la nuora, Silvana raccontò le sue imprese alla migliore amica, la signora Manja. Poi aggiunse un altro aneddoto, lo abbellì, lo passò a unaltra amica, al marito, e così via, finché la leggenda della nuora stupida e della suocera tirchia arrivò alle orecchie del padre di Ginevra.
Quel padre, un uomo imponente di quasi due metri, spalle larghe, decise di agire. Prese lascia con cui tagliava la legna, senza togliere il cappotto da lavoro, salì sul suo vecchio motorino Piaggio e, senza dire una parola a sua moglie, partì verso Castelnuovo, deciso a liberare la figlia dalla prigionia umiliante.
Nel frattempo, nella casa di Silvana scoppiò un vero e proprio scandalo. La giovane madre, per un attimo, lasciò il piccolo Giovanni sul nuovo divano giallo fuoco per andare a comprare un pannolino fresco. Al ritorno, trovò una macchia marrone sotto il bambino. Per Silvana, quella macchia si trasformò in un’ombra nera, un buco pronto a inghiottire lintera stanza.
Come una tempesta, la suocera si avventò sulla nuora:
Hai rovinato il divano! Il mio preferito! Sai quanti euro costava? Ti strapperò le mani e le ricucirò dove vuoi!
Sistemero tutto, pulirò tutto implorò Ginevra, le mani tremanti mentre afferrava un panno.
Cosa pulirai? È nuovo! E come fai a saperlo? Non hai mai comprato nulla con i tuoi soldi!
E voi? Come fate a comprarlo? scoppiò Ginevra, e in quel momento trovò il coraggio di rimproverare la suocera per lintera vita trascorsa sul peso del marito.
Guardatevi! Basta arroganza contro la suocera! il viso di Silvana diventò ancora più rosso.
Ora togli quella macchia, poi porta il bambino fuori, dove vivremo tutti insieme finché non imparerete a comportarvi con dignità!
Ginevra, in lacrime, cercava di rimuovere la macchia. Il punto marrone sul divano giallo sembrava ridere, rifiutandosi di cedere. Il piccolo Giovanni, sentendo lansia della madre, piangeva a squarciagola, amplificando la tensione.
Silvana Pugliese continuava a scaricare insulti, persino senza accorgersi che la porta si apriva. Entrò Nicola, il padre di Ginevra, quasi una statua, la mano serrata sullimpugnatura dellascia.
Allimprovviso Silvana si voltò, notò larma e il suo cuore si gelò. Conoscendo lira di Nicola e la sua condanna passata, provò a trattenere il suo orgoglio.
Oh, Nicolò! Ecco, sto crescendo la vostra figlia disse con un sorriso forzato.
Lho sentita, il modo in cui la cresci replicò Nicola, entrando a piedi nudi, lascia sul collo. Ma, invece di colpire, la posò sulla spalla e allungò la mano a sua figlia.
Andiamo, Ginevra, non hai più nulla da fare qui disse, conducendola verso la porta.
Aspetta, suocero! balbettò Silvana, cercando di riprendere il controllo. Cosa dirò a mio figlio?
Che tuo figlio venga da me, con la sua sposa. Parlerò con lui da uomo rispose Nicola, lanciando a Silvana uno sguardo gelido, più tagliente di qualsiasi parola.
Portò via Ginevra e il piccolo Giovanni. Borgio esitò a viaggiare per prendere la moglie e il figlio, temendo il confronto con il suocero, ma alla fine accettò.
Nicola parlò a lungo con Borgio, senza minacce, ma la sua voce calma e lascia sul tavolo rendevano le parole pesanti. Borgio promise di vivere separato da Silvana, che non si intrometterebbe più nella loro vita, di proteggere la moglie e il bambino. Quando Nicola strinse la mano di Borgio, questultimo sentì il peso della promessa e capì che non avrebbe più potuto tradire.
Da quel giorno Silvana Pugliese evitò Ginevra e il nipote. Non li salutava più per le strade del villaggio.
Borgio e Ginevra si stabilirono in una casa lontana, vivendo in armonia e comprensione. Forse erano le parole del suocero a guidarli, o forse lamore stesso a trionfare.
Così, mentre il tempo scorreva, ricordo ancora quellepisodio, come unantica favola di un villaggio toscano, dove il coraggio di un padre e la tenacia di una giovane donna spezzarono le catene di una suocera ingorda, restituendo a tutti la pace che tanto desideravano.






