Riccardo era convinto che sua moglie lo tradisse. Così ha deciso di darle una lezione e quello che h…

Riccardo era tormentato da una certezza avvolta nella nebbia di un sogno assurdo: sua moglie lo avrebbe tradito. Così, perdendosi tra le linee spezzate della logica notturna, decise di metterla alla prova e ne fu stupefatto.

«Tesoro, non farai tardi vero?» gli sussurrò Giuditta, elegante come una statua romana, mentre lui parlava al telefono, seduto su una poltrona troppo grande per il soggiorno troppo piccolo di un appartamento milanese. «Hai laereo tra due ore.»
«Non ti ho detto?» Riccardo la fissò, sorpreso come se lavesse vista per la prima volta. «La trasferta di lavoro è stata rimandata. Partirò forse tra qualche giorno.»
«Capisco,» rispose Giuditta, con la voce che tremava come una vecchia canzone napoletana. Corse in cucina, dove sembrava che le pareti si piegassero su di lei, e prese il telefono con mani farine di emozioni. Dopo aver inviato un messaggio invisibile a qualcuno che nei sogni non ha volto, tornò nella stanza come se nulla fosse.

Da quel momento, Riccardo sentì crescere dentro di sé la certezza che lei lo tradisse. Era così facile per Giuditta lasciarlo uscire sia con gli amici che per lavoro, come se la gelosia italiana fosse dissolta nel caffè del mattino. Non si arrabbiava nemmeno se lui tornava a casa ubriaco dopo una serata lunga sui Navigli. Gli amici di Riccardo ripetevano, tra un brindisi e laltro, che donne così non esistono più, che doveva considerarsi fortunato. Ma lui era rosicchiato da un tarlo di rimorsi segreti.

Aveva otto anni più di lei. E se Giuditta avesse trovato un uomo più giovane? Se lui avesse la testa già un po grigia, pronta a lasciarla nei sogni di qualcun altro?
Riccardo, almeno nel dormiveglia, aveva la saggezza di non dire nulla. Accusare senza prove sarebbe stato come salare la pasta senza acqua. Doveva essere sicuro, sicurissimo, al cento per cento. Così, in quella logica illogica del sogno, riempì lappartamento di telecamere, che sbucavano da ogni oggetto come olive in un antipasto.

Partì alla fine per lavoro, la valigia leggera e la testa pesante. Anche Giuditta notò quanto fosse nervoso. Era quasi sul punto di allungargli una pastiglia di valeriana o un bicchiere di limoncello, ma Riccardo trovò conforto nei gesti dolci della moglie e, per un attimo, pensò che forse si sbagliava.

Non voleva guardare i video delle telecamere, e in fondo non aveva mai tempo. Solo la sera, col silenzio rarefatto che riempiva la stanza, si lasciava tentare: apriva il portatile, lanciava lapp come se fosse un gioco proibito e dopo cinque minuti chiudeva tutto, respingendo la tentazione come si spinge via una zanzara in estate.

Il viaggio di lavoro svanì in poche giornate confuse, e il ritorno a casa sembrava irreale. Quel giorno, con Giuditta già uscita per lavorare, Riccardo aprì il portatile e decise di guardare davvero quelle registrazioni, come se stesse rincorrendo lombra dellombra.

Tutto, allinizio, pareva perfettamente normale. Giuditta si svegliava, preparava il caffè, puliva la casa, le finestre si riempivano di luce irreale. Ma nel pomeriggio la vide cambiare: la solita donna raffinata era scomparsa, e ora cera una Giuditta in pantaloncini e la sua maglietta larga, seduta davanti al computer, persa in un videogioco dai colori impossibili. Si sentivano voci di giocatori italiani echeggiare nellappartamento come cori da stadio. La moglie era una giocatrice accanita, persa nei meandri di un sogno digitale.

«Non sarà sano, ma ognuno ha i suoi vizi,» si tranquillizzò Riccardo, sentendo profumo di sugo e malinconia.

Passò poi in rassegna tutte le registrazioni, avanti e indietro, come sfogliando una vecchia pellicola a mano in un cinema abbandonato. Non vide nulla di nuovo. Solo computer e faccende domestiche. E, soprattutto, nessun altro uomo era entrato in casa, neanche come figura sfocata nei sogni.

Riccardo chiuse il portatile e sospirò; un sospiro lungo come lautostrada del sole. Ora sentiva solo colpa, per aver dubitato della moglie. Così, guidato dallassurdità dolce dei suoi pensieri, decise di comprarle un enorme mazzo di rose rosse, quelle che profumano da sole, e preparare una cena romantica a lume di candela. Tuttavia, nelle sabbie mobili del suo sogno, decise anche di non togliere ancora le telecamere. Non sapeva cheQuando Giuditta rientrò, trovò la casa inondata di luci soffuse e laroma dolce-amaro dei fiori freschi. Riccardo la accolse con un sorriso che nascondeva mille scuse non dette e le porse le rose. Lei le prese tra le mani, stupita e felice. Cenarono tra piccoli silenzi, con le dita che si intrecciavano piano sopra la tovaglia e sguardi che si scambiavano più promesse di mille parole.

A fine serata, Giuditta rise con la leggerezza di chi si sente casa. Tornò a indossare la maglietta larga di Riccardo e lo trascinò davanti al computer. «Vieni, voglio presentarti il mio clan,» disse maliziosa. Lui, spiazzato, si lasciò trasportare nella partita: per la prima volta la vide davveronella sua zona franca, dove era felice come una bambina.

Quella notte Riccardo decise di smettere di cercare fantasmi. Mentre infilava delicatamente le telecamere nella scatola delle cose inutili, comprese che il tradimento peggiore era non fidarsi. E mentre Giuditta russava piano, addormentata sul suo petto, lui pensò che nessun sogno avrebbe mai potuto restituirgli quella semplice, splendida verità: la realtà, a volte, è molto meglio dellimmaginazione.

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Riccardo era convinto che sua moglie lo tradisse. Così ha deciso di darle una lezione e quello che h…