**Pensaci, come vivrai se la figlia innocente di tuo marito, Dasha, finirà in un orfanotrofio…**
È domenica, si può dormire fino a tardi. Ma Elena si stiracchia, scosta il lenzuolo e si alza. Si lava il viso, prepara un tè fresco e lo beve a piccoli sorsi, guardando dalla finestra il cortile grigio con alberi spogli e pozzanghere dopo la pioggia. Il cielo è coperto da un velo uniforme di nuvole, e da un momento all’altro potrebbe iniziare a nevischiare.
Ma deve uscire, almeno per buttare la spazzatura. È stanca di starsene chiusa in casa a compatirsi. Non c’è nulla da fare, non è possibile riavere Oleg indietro. Quando muore una persona cara, sembra che una parte di te muoia con lei. Elena sente un vuoto dentro, che nonostante tutti i suoi sforzi, non riesce a colmare. Il tempo non guarisce, spinge il dolore più in fondo, cancella i ricordi. È stanca del dolore, della tristezza e delle lacrime. Ma come si vive, senza Oleg? Per cosa?
Si erano conosciuti all’università. Alla prima lezione, lui si era seduto accanto a lei. Un ragazzo simpatico, che guardava il mondo con curiosità e gioia, proprio come lei. Poi avevano corso insieme per i corridoi in cerca delle aule giuste, e insieme si precipitavano in mensa durante le pause.
Al quinto anno si capivano al volo, come marito e moglie dopo una vita insieme.
*”Come farò senza di te? Non riesco nemmeno a immaginarlo. Finiremo gli esami e poi ognuno per la sua strada. Senti, e se non ci lasciassimo?”* aveva chiesto Oleg una volta.
*”E cosa mi suggerisci?”* aveva ribattuto Elena.
*”Sposami,”* le aveva detto lui, senza pensarci due volte.
*”Mi stai facendo una proposta?”* Elena era diventata seria. *”Pensavo che non l’avresti mai fatto. E invece eccomi qui, pronta a dirti di sì.”*
*”Davvero?”* Oleg si era illuminato.
*”E di cosa ti ralleOgni sera, prima di dormire, Elena guardava la foto di Oleg sul comodino e sorrideva, sapendo che, nonostante tutto, aveva saputo difendere il loro amore e il loro futuro.




