Se il bambino sarà assomigliato a quelluomo, rinuncerò lo farò nascere e lo rinuncerò! disse Ginevra con una voce spenta.
È tardi, cara, adesso devi solo attendere la data del parto, concluse il medico, altrimenti potresti rimanere senza figli.
Ginevra uscì dalla stanza, si lasciò cadere sul divano per riprendere fiato. Le veniva voglia di piangere per loffesa Sollevò lo sguardo e vide fuori dalla finestra come il vento dautunno scuoteva le fronde spoglie.
Le sembrò di essere anchessa, come quel ramo, totalmente impotente, e che quel bambino non avesse più posto nella sua vita. Tre mesi prima ne desiderava ardentemente quanto è cambiato in fretta.
Uscì dalla visita e incrociò una coppia felice: il marito stringeva la moglie tra le braccia, entrambi sorridevano. Quella immagine le ferì ancora di più. Ginevra si diresse verso la fermata dellautobus.
Arrivata a casa, si chiuse nella sua camera e rimase lì quasi unora. La madre le offrì qualcosa da mangiare, ma la figlia non rispose. Giulia, sua madre, andò in cucina e si sedette a pensare. Lappartamento era avvolto da un silenzio pesante.
Presto Ginevra tornò al tavolo, si sedette di fronte a Giulia e, in silenzio, rimasero lì per un po.
Se sarà simile a lui, rinuncerò lo farò nascere e lo rinuncerò, ribadì Ginevra con quel tono impassibile.
Giulia sobbalzò, le parole della figlia la riportarono in sé:
Non era necessario dirlo! Valeria, pensa a quello che stai dicendo! Giulia, quando voleva parlare seriamente con la figlia, la chiamava per nome.
Una donna sana, operosa, che rinuncia al proprio figlio perché? Che dirà la famiglia? Che diranno i colleghi? Come vivrai? Che dirà la gente? E non è colpa del bambino se il padre è un ingrato.
Che importa di chi mi stringe pietà? scattò Ginevra. In quel momento sembrava un animale accerchiato. Negli occhi marroni grandi cera il terrore, le labbra tremavano, le spalle cadute.
Ti avrò pietà e ti aiuterò, rispose Giulia. E non permetterò che abbandoni il tuo nipote o la tua nipote
Tu vivi a malapena, non ti pagano, che aiuti possono esserci?
Ce la faremo, insistette la madre. Nei periodi di crisi la gente sopravviveva; ora, nel 2024, è un tempo di pace.
Ginevra sospirò pesantemente. Già adesso provava paura, e il futuro era un mistero. Non sapeva ancora che gli anni a venire avrebbero mostrato il loro lato più crudele. Ma una cosa sapeva: Lorenzo laveva lasciata.
Si erano sposati sei mesi fa, dopo un anno e mezzo di frequentazione. Niente preannunciava il disastro per quella giovane e bella coppia.
Ginevra ricordava a memoria il giorno in cui Lorenzo tornò a casa una persona diversa. Cercava di essere accomodante, come sempre.
Era impossibile non notare la sua distanza, il suo pensiero assente, lo sguardo di un uomo che non amava più Ginevra.
Lui sapeva già che la speranza di Ginevra era lunica cosa che lo tormentava; altrimenti se ne sarebbe andato subito. Per un mese Ginevra gli chiese cosa fosse successo e solo quando Lorenzo finalmente partì scoprì la ragione.
Ginevra scoppiò in unirruzione quando arrivò la madre di Lorenzo, e anchella pianse, non aspettandosi una tale delusione dal suocero.
La storia risaliva ai tempi della scuola. Quando Lorenzo fu promosso alla classe finale, partì per un campo escursionistico. Lì cerano adolescenti da tutta Italia: facevano trekking, dormivano in tenda. Fu lì che incontrò Vittoria e se ne innamorò allistante.
Due settimane non si separò più da lei. Quando i gruppi si sciolsero, scambiarono indirizzi, ma Lorenzo, trasferitosi in un nuovo appartamento, perse quello di Vittoria. Non ricevette più sue lettere.
Col tempo cercò di dimenticare la ragazza, ma capì che era il suo unico amore. Tre anni dopo incontrò Ginevra e pensò che Vittoria fosse ormai un ricordo; due anni più tardi si sposarono e attesero un bambino.
Vittoria riapparve allimprovviso. Anche lei non aveva più lindirizzo, ma sapendo in quale città viveva Lorenzo, fece un annuncio su un giornale locale. Lorenzo lo lesse e la invitò nella sua città, prenotandole una camera dalbergo.
Allinizio voleva solo incontrare la donna che non era riuscito a dimenticare per anni. Lincontro li riunì subito. Decise, a malincuore, di lasciare Ginevra, che aspettava il bebè, e partire con Vittoria.
Al lavoro tutti sostennero Ginevra. Una nuova collega appena assunta osservò con tristezza:
Un figlio è felicità, ma noi con il marito non riusciamo a far funzionare le cose da cinque anni.
Proprio così, commentò Ginevra, amareggiata. Non ha più la gioia dellattesa del primogenito; è solo lamarezza di essere stata abbandonata.
A casa Giulia cercava di consolare Ginevra, di attenuare il suo dolore e la sua delusione. Un giorno entrò la suocera, scoppiò a piangere. Desiderava sinceramente che Lorenzo e Ginevra fossero insieme.
Non provava pietà per Vittoria, la nuova moglie di Lorenzo, almeno perché laveva rubata a più di mille chilometri di distanza. Naturalmente, era così che la vedeva, mentre in realtà era Lorenzo stesso a volere andarsene.
Il pensiero di due future nonne, una per il nipote di Giulia e laltra per il figlio di Ginevra, le dava al contempo dolore e sollievo. Ma la paura più grande era lincontro con il bambino.
E se avesse avuto gli occhi, il naso, le labbra di Lorenzo? Vedere per tutta la vita il proprio figlio e ricordare il tradimento del marito? Questo la terrorizzava.
Quando Ginevra fu dimessa dallospedale, non si aspettava di essere circondata da così tante persone. Cerano sua madre Giulia, lex suocera Vera, una cara amica con il marito, la sorella maggiore con la nipotina e tutto il piccolo gruppo di colleghi.
Tutti volevano tenere il neonato tra le braccia. Tutti auguravano salute a madre e figlio. Quando in casa aprirono il bambino, lex suocera lo prese, lo guardò, sorrise e pianse, poi sussurrò:
È un figlio di Lorenzo.
Pensò che Ginevra non lavesse sentito, ma lei udì. Si avvicinò, lo prese e disse:
Non si chiamerà Lorenzo, ma Marco era il nome che il piccolo avrebbe portato.
Lex suocera e la madre sospirarono sollevate: tutto era a posto.
Ventanni passarono. Nel 2024, Marco studiava al terzo anno di università. A casa crescevano due sorelline più piccole, che amava con tutto il cuore. Quando erano piccolissime, aiutava la madre, facendo da vero babysitter.
Valeria, la sorella di Ginevra, era sposata da cinque anni, dopo la nascita di Marco; il marito divenne un ottimo patrigno per il figlio di lei, quasi un padre, e anche per le due figlie.
Ginevra amava i suoi figli, ma non poteva più accettare la distanza dal suo piccolo Marco. E quel momento, in cui, dal profondo, minacciò di abbandonare il neonato allospedale se fosse stato simile allex marito, le fa ancora rabbrividire.
Lorenzo, con Vittoria, lamore folle che aveva provato, si separò dopo cinque anni. Vittoria, con la figlia, partì allestero. Lorenzo si risposò, sembra viva una vita tranquilla, a volte vede Marco.
Valeria non interferisce più, ma per lex marito è indifferente, non prova più nulla. Solo il padre biologico del suo amato figlio, Marco
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