Se il bambino avrà gli occhi di quel brutto, non lo voglio Darò la vita e poi lo rifiuterò! disse Ginevra con una voce spenta.
È finita, cara, ormai è tardi, ti resta solo attendere il parto concluse il dottore altrimenti potresti rimanere senza figli.
Ginevra uscì dallo studio, si lasciò cadere sul divano del reparto per riprendersi. Le vene le pulsavano per la rabbia; quasi piangeva per lingiustizia Sollevò lo sguardo e vide fuori dalla finestra il vento dautunno che scuoteva senza pietà i rami spogli dellalbero più vicino.
Le sembrò di essere proprio come quel ramo: senza forze, in balia del vento, e quel piccolo nascituro ormai sembrava fuori luogo. Tre mesi fa la desiderava con lentusiasmo di una bambina e ora tutto era cambiato in un lampo.
Uscì dalla consulenza prima della coppia felice che se ne andava mano nella mano; luomo stringeva la moglie a sé, entrambi sorridevano. Quella scena le ferì ancora di più. Ginevra si diresse verso la fermata dellautobus.
Arrivata a casa, sbatté la porta della sua camera e rimase chiusa dentro per quasi unora. La madre cercava di convincerla a mangiare qualcosa, ma la figlia non disse una parola. Gina Petrini, la madre, andò in cucina, si sedette e rimase a fissare il vuoto. Un silenzio pesante avvolgeva lappartamento.
Quando infine Ginevra tornò al tavolo, si sedette di fronte a sua madre e, senza alcuna chiacchiera, rimasero lì a fissarsi per un po.
Se sarà simile a quelluomo, lo rifiuterò Darò la vita e poi lo rifiuterò ripeté Ginevra con quella voce spenta.
Gina Petrini sobbalzò, le parole della figlia la portarono a sé stessa:
Ma che ti manca! Valentina, pensa a quello che stai dicendo! la chiamava per nome quando voleva essere seria.
Una donna forte che rinuncia al proprio figlio da dove nasce? Che diranno i parenti? I colleghi? Come vivrai? Che voce avrà il bambino? E nemmeno il padre è degno di lode.
Che me ne frega di chi mi farà simpatia? strillò Ginevra, trasformandosi in una bestia accerchiata. Nei suoi grandi occhi marroni cera il terrore, le labbra tremavano, le spalle cadevano.
Ti avrò a cuore e ti aiuterò rispose Gina, e non ti permetterò di abbandonare neanche il nipote.
Tu vivi affamata, non ti pagano, che aiuto può darmi?
Ci la caveremo insisteva la madre nei periodi bui la gente sopravviveva, ora è unepoca di pace, lanno è il 1989.
Ginevra sospirò pesantemente. Già adesso la paura le era una compagna, il futuro era una nebbia. Non sapeva che gli anni 90 avrebbero mostrato il loro lato più cattivo, ma per oggi lunica certezza era che Vittorio laveva lasciata.
Avevano sposato sei mesi prima, e prima di quello un anno e mezzo si erano frequentati. Nulla preannunciava il disastro per quella giovane coppia bella come una cartolina.
Ginevra ricordava, minuto per minuto, il giorno in cui Vittorio tornò a casa diverso. Cercava di essere come sempre, accondiscendente, ma la sua distanza, il suo sguardo assorto, tradivano un uomo che aveva smarrito lamore per Ginevra.
Lui sapeva già che lei era lultima speranza, e questo lo tormentava; se non fosse stato così, se ne sarebbe andato subito. Ginevra lottò per capire cosa fosse accaduto, e solo quando Vittorio se ne andò davvero scoprì il motivo.
Scoppiò in una crisi quando la madre di Vittorio arrivò a casa, e anche lei pianse, non aspettandosi una tale delusione dal genero.
La storia si risale ai tempi della scuola. Quando Vittorio fu al liceo, partecipò a un campo escursionistico. Cerano adolescenti da tutta Italia, facevano trekking, dormivano in tenda. Lì incontrò Vittoria, una ragazza di quelle che si innamorano al primo sguardo.
Due settimane non si lasciarono, si scambiarono gli indirizzi. Ma Vittorio, trasferendosi in un nuovo appartamento, perse lindirizzo di Vittoria e non ricevette più sue lettere.
Col tempo cercò di dimenticare, ma poi capì che era il suo unico vero amore. Tre anni dopo incontrò Ginevra, pensò che Vittoria fosse ormai un ricordo, sposò Ginevra e, due anni dopo, attendevano il loro primo bambino.
Vittoria, però, riapparve allimprovviso. Non trovava più lindirizzo, ma sapendo in che città viveva Vittorio, pubblicò un annuncio sul giornale locale. Lannuncio colpì Vittorio, che la invitò a stare nella sua città, prenotandole una stanza dalbergo.
Allinizio voleva solo rivedere la ragazza che non aveva mai potuto dimenticare, ma lincontro li avvicinò subito. Decise, con grande difficoltà, di lasciare Ginevra, che aspettava un bambino, per partire con Vittoria.
Al lavoro, tutti sostenevano Ginevra. Una nuova collega, appena assunta, osservò con rammarico:
Un figlio è una gioia, ma io con il marito non riusciamo a far funzionare le cose da cinque anni.
Esatto, con il marito replicò Ginevra, amareggiata non ho più la gioia di aspettare il primogenito, solo il dolore di essere stata tradita.
A casa, Gina cercava di consolare Ginevra, di placare il suo sconforto. Un giorno entrò in casa la suocera, si sedette, pianse e disse con sincerità che desiderava che il figlio Vittorio e Ginevra fossero insieme.
Non provava rimorso per Vittoria, la nuova moglie del figlio, soprattutto perché laveva presa a mille chilometri di distanza. In realtà, era Vittorio che aveva deciso di andarsene, non la madre.
Il pensiero di due nonne future per il suo bambino le faceva sia male che, curiosamente, un po più leggera. Ma la cosa che più la spaventava era il futuro incontro con il neonato.
E se quel piccolo avesse avuto gli occhi, il naso, le labbra di Vittorio? Sarebbe stato costretto a guardare il suo bambino e ricordare il tradimento per tutta la vita? Quello le faceva venire i brividi.
Quando Ginevra fu dimessa, non si aspettava di incontrare così tante persone. Cerano sua madre Gina, la vecchia suocera Vera Serafina, una cara amica con il marito, la sorella maggiore con la nipotina, e lintero piccolo gruppo di colleghi.
Tutti volevano tenere stretta la mano al neonato, tutti auguravano salute a madre e figlio. Quando finalmente aprirono il culla, la vecchia suocera lo prese in braccio, lo guardò, sorrise e pianse, poi sussurrò:
È proprio di Vittorio.
Pensava che Ginevra non sentisse, ma lei la sentì. Si avvicinò, prese il bimbo e disse:
In realtà non è Vittorio, ma Ivan, così si chiamerà.
Suocera e madre sospirarono di sollievo: Allora va tutto bene.
Ventanni dopo, nel 2010, Ivan era al terzo anno di università. A casa sua crescevano due sorelline più piccole, che amava con tutto il cuore, e da piccolo aiutava la madre facendosi babysitter.
Valentina, la sua ex moglie, si era sposata nuovamente cinque anni dopo la nascita di Ivan; il nuovo marito era un bravo patrigno, quasi un padre per il figlio, e anche padre di due figlie.
Valentina amava i figli di Ginevra, ma non riusciva a provare nulla per il proprio figlio Ivan. Il ricordo di quella promessa lascerò il neonato in ospedale se assomiglierà al suo vecchio padre le perseguitava.
Vittorio e Vittoria si erano separati dopo cinque anni. Vittoria, con la figlia, era partita allestero. Vittorio si era risposato, viveva decentemente e a volte vedeva Ivan.
Valentina non ostacola più, ma resta indifferente verso lex marito, non provando più nulla. Solo il padre biologico di Ivan, Vittorio, rimane una figura che evoca ancora sentimenti contrastanti.
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