– Se sapessi cosa fa la mia sorellina a Roma, non ne parlerei più. E tanto meno mi vanterei.

Mi ricordo ancora i giorni in cui la mia vicina Oriana si pavoneggiava davanti a tutte le altre donne del quartiere, esaltando la sua figlia.
«Che genia la mia Ginevra!», proclamava con voce fiera. «Ha chiuso tutti gli esami con voti di 10! E pure fa qualche lavoretto extra, senza mai chiedere nemmeno un centesimo!».

«Invidio te, Oriana», rispondeva unaltra signora, Lucia, con un tono di rimorso. «I miei bambini sanno solo chiedere soldi, non vogliono nemmeno studiare. Margherita dice che, appena finito il college, si sposerà subito, così luomo provvederà a tutto. E mio figlio ah, non ne parlerò nemmeno».

Michele, il giovane figlio di Oriana, stava a pochi passi dalle due chiacchierone, ascoltando in disparte. Era pronto a tornare a casa, ma la madre non aveva ancora finito di fare la spesa nei negozi di via Roma. Se il padre fosse stato al lavoro, oggi sarebbe stato proprio lui a portare le borse.
«Se solo sapessi che fa la sorellina a Roma, non ne parleremmo più», mormorò tra sé, pensando che sarebbe stato meglio non lodare la figlia.

«Hai detto qualcosa?», chiese Oriana con occhi storti al figlio, che sbuffava un po. «Non riesci a stare fermo per cinque minuti?».
«Sì, mamma», rispose Michele. «Domani devo preparare una presentazione e scrivere un tema. Forse unaltra volta mi loderai di più».

«Ehi, che è questo! Non fate parlare la gente!», sbottò la madre, insistendo per andare via.

Michele alzò le spalle, notando lo sguardo più leggero delle vicine, ormai stanche di essere al centro di ogni pettegolezzo. Oriori continuava a parlare di Ginevra con tono tale da farla sembrare lincarnazione dellidolo, degna di ammirazione da parte di tutti.

Solo lui conosceva la verità. Lo sapeva, ma taceva per non far preoccupare la madre.

«Stiamo cercando la signora Anastasia Morelli qui?», incalzò una donna dallaria altezzosa, facendo sobbalzare Oriana, mentre due uomini dietro di lei le addobbavano il viso di disapprovazione.
«Mia figlia vive a Roma, studia alluniversità», rispose Oriana con orgoglio. «Che cosa volete da lei?»

«Alluniversità? Anastasia? Sul serio?», rise la sconosciuta, prendendo in giro la risposta. «È volata via dopo il primo semestre, non ha superato neanche un esame. Non è un caso, non andava a lezione per cercare un fidanzato».

«Come osate parlare così di mia figlia! Vi denuncerò per diffamazione», sbottò Oriana, ma il rumore proveniente dalla porta la fece tacere. Invitarla dentro significava ammettere che avesse ragione; lasciarla fuori non le sembrava di aiutarla.

«Passate», interruppe il figlio, impedendo ulteriori polemiche.
«Michele, lasciarli entrare!»

Il ragazzo, ormai quasi sedicenne, mostrava un certo gravitas, ma anche un filo di agitazione. Accompagnò gli ospiti nella stanza, indicando il divano con un gesto. La signora, sorridendo, si accomodò su una poltrona più a fondo, mentre i due uomini rimasero in piedi.

«Michele, che cosa fai a invitare queste persone a casa nostra? Hai sentito quello che ha detto di Ginevra!»

«Sì, lho sentito. È per questo che li ho fatti entrare», replicò il giovane, irritato. Con il padre lontano per lavoro, era lui a ricoprire le funzioni di capo famiglia, cercando di ridurre al minimo i danni.

«Forse conoscete meglio la sorellina», insinuò la donna con sarcasmo. «Dove si trova adesso, per caso?»

«A Roma, signora, non vive in un dormitorio», sbuffò Michele. «Abita in un appartamento in affitto pagato dal suo compagno. Non conosco lindirizzo, ma il suo uomo è più vecchio di ventanni, ha tre figli adulti ed è incredibilmente ricco».

«Il compagno si chiama Giorgio, per caso?»

«Posso indovinare: siete sua moglie?», ribatté Michele, preoccupato per la sorella poco avveduta.

«No, non è così. Io sono sua sorella, stufo delle marachelle del fratello», rispose la donna con un sorriso gelido. «Giorgio ha una moglie splendida, figlia di un nostro socio di affari. È molto sensibile alla presenza di altre donne vicino a lui. Se ne parlerà al tribunale».

«Questo non può accadere, vero?»

«Bravo, ragazzo intelligente», sussurrò la signora. «Hai qualche idea su dove possa essere la tua temeraria sorella?»

«Non ho informazioni, ma unamica potrebbe saperne di più. Posso contattarla, ma prima vorrei capire i vostri progetti. Ho una sorella, sapete».

«Michele, che cosa significa tutto questo? Chi è Giorgio? Che appartamento? Che è successo a mia figlia?», la voce di Oriana tremò per la sorpresa. Michele corse al bagno, dove la madre conservava le sue pillole.

«Chiamate unambulanza», suggerì la donna, sembrando un po colpevole.

Michele, senza perdere tempo, chiamò subito. In meno di cinque minuti, la dottoressa Nina Vittoria, la più gentile del paese, arrivò con la sua auto.

«Michele da dove sai tutte queste cose?», implorò Oriana, incapace di credere alle parole. «La mia figlia è una amante Come vivere così?»

«Quando Ginevra è comparsa lultima volta, il suo telefono si era rotto, ricordi? Mi ha chiesto di prenderle il laptop per parlare con unamica, e il profilo non si è più disconnesso. Ho letto i messaggi, sono rimasto sorpreso, e le ho chiesto direttamente. Non ha negato nulla, ha solo chiesto di non dire nulla a te».

Michele provava un sincero affetto per la madre, una donna buona ma un po troppo vanagloriosa. Anche lui arrossiva quando la mamma elencava a tutti i suoi successi, diplomi e medaglie.

Poco dopo, con Oriana sotto osservazione dei medici, Michele tornò a parlare con gli ospiti, curioso dei loro piani per la sorella.

«Allora, cosa intendete fare?»

«Niente di serio. Daremo dei soldi e presenteremo la ragazza ad alcune persone, non sposate, così potrà trovare un buon marito. Con un po di intelligenza riuscirà a sistemarsi».

«Va bene», sospirò Michele, prevedendo una conversazione scomoda. Lamica di Livia era audace e poco raccomandabile. Aveva trovato una scusa, sessione conclusa con successo, per farci capire che forse il fratello voleva farle un regalo. Essendo così lontani, lunico modo era tramite un corriere.

«Ecco, tenete», porse Michele un foglio. «Spero rispettiate la promessa».

«Stai tranquillo, non preoccuparti», rispose la donna.

Mentre usciva dallappartamento, alzò la voce abbastanza alta da farsi sentire dai vicini:

«Scusate se vi ho agitati, ma non cera modo migliore per parlare senza orecchie indiscrete. Spero non si diffondano cattive voci. Se serve, chiedo scusa personalmente a Ginevra. Credo che qui abitino persone oneste, non parleranno di noi».

I pettegoli si sparse, ma in maniera tenue. Oriana li interruppe subito, chiedendo di non associare il nome della figlia a nulla di cattivo. Da allora iniziò a vantarsi molto meno, uscendo raramente di casa.

Michele parlò con il padre, e insieme decisero di trasferirsi. Oriana provava vergogna a guardare gli occhi dei vicini, rendendosi conto di averli ingannati per tanto tempo.

Così, in un caldo pomeriggio di primavera, la famiglia si spostò, come Michele raccontò agli curiosi: Andiamo verso Roma, più vicino a Ginevra, dove i medici sono bravi e, ultimamente, la mamma non sta bene.

Ginevra non tornò più a trovarci; si sposò felicemente e dimenticò la famiglia.

Questo è ciò che rimane nella memoria, un ricordo di parole, di gelosie e di un tempo che ora è soltanto storia.

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