Senza fissa dimora

SENZA DIMORA
A Lucilla non rimaneva nessun luogo dove rifugiarsi. Proprio nessuno Posso dormire in stazione per qualche notte. E poi? Allimprovviso, nella mente della ragazza si affacciò una speranza: La casa di campagna! Come ho potuto dimenticare? Anche se chiamarla casa di campagna è esagerato! È poco più di una baracca fatiscente. Però è meglio andare lì che restare in stazione, pensava Lucilla.
Salì sul treno regionale, si appoggiò al vetro freddo e chiuse gli occhi. La traversata dei ricordi dolorosi la inondò. Due anni prima aveva perso i genitori, era rimasta sola, senza nessuno al suo fianco. Non aveva soldi per pagare gli studi, dovette lasciare luniversità e lavorare al mercato.
Dopo tante sventure, la fortuna era tornata a sorriderle: incontrò lamore. Lorenzo si rivelò gentile e onesto. Dopo un paio di mesi, organizzarono una piccola festa di matrimonio.
Sembrava che tutto potesse tornare luminoso Ma la vita aveva pronto un altro tranello. Lorenzo propose a Lucilla di vendere lappartamento dei suoi genitori nel centro di Firenze e investire in una loro attività.
Lui aveva dipinto la situazione così bene che Lucilla non ebbe il minimo dubbio; era certa che Lorenzo facesse tutto nel modo giusto e che presto sarebbero riusciti a stare meglio economicamente. Quando avremo stabilità, potremo pensare a un bambino Vorrei diventare madre presto! fantasticava ingenuamente.
Ma il progetto non funzionò. Le continue discussioni su quei soldi gettati al vento portarono a una crisi. Lorenzo poi portò a casa unaltra donna e la invitò a uscire.
Lucilla voleva chiamare i carabinieri, ma capì che non aveva appigli. Era stata lei a vendere la casa e a consegnare tutto a Lorenzo
***
Scese alla stazione deserta. Intorno era primavera precoce e il territorio della baracca era abbandonato da anni. Non fa nulla, rimetterò tutto in ordine, pensò, sapendo che niente sarebbe mai tornato come prima.
Trovò facilmente la chiave sotto il portico, ma la porta di legno, storta e ostile, non si voleva aprire. Lucilla si sforzò, ma invano. Sfinita si sedette e pianse.
Dun tratto, vide del fumo dal cortile vicino e udì rumori. Sperando di trovare qualcuno, corse dallaltra parte.
Zia Rosa! Ci siete? chiamò.
Vide, invece, un vecchio trasandato nel cortile, intento a scaldare dellacqua in una tazza sporca sopra un piccolo fuoco. Lucilla si bloccò, tra sorpresa e paura.
Chi è lei? Dovè zia Rosa?
Non abbiate paura. E non chiamate i carabinieri, vi prego. Non faccio nulla di male Vivo qui, nel cortile non entro nella casa.
La voce del vecchio era incredibilmente gentile e colta. Parlava come un professore.
Lei è senza dimora? chiese Lucilla, senza tatto.
Sì ha ragione rispose piano luomo evitando lo sguardo. Lei abita qui vicino? Non si preoccupi, non la disturberò.
Come si chiama?
Michele.
E il cognome?
Cognome? si stupì il vecchio. Ferrari.
Lucilla osservò attentamente Michele Ferrari. Pur vestito in abiti logori, era relativamente pulito e curato.
Non so davvero a chi chiedere aiuto sospirò.
Che succede? domandò premuroso Michele.
La porta non si apre Non riesco.
Se vuole, posso provare io, propose Michele.
Le sarei molto grata, disse Lucilla.
Mentre lui trafficava con la porta, Lucilla pensò: Chi sono io per giudicare o disprezzare? Anchio sono senza casa Siamo simili, lui ed io
Lucilla, provi la porta! Michele Ferrari sorrise e spinse con forza il legno Rimarrà qui stanotte?
Certo dove altro potrei? rispose Lucilla.
Cè riscaldamento?
Cè una stufa a legna si perse Lucilla, rendendosi conto di non sapere niente di stufe.
Capisco E la legna?
Non saprei, rispose abbattuta.
Va bene. Entrate, intanto. Trovo una soluzione, disse Michele, deciso, uscendo dal cortile.
Lucilla sistemò alla meglio per unora la casa fredda e umida. Era scoraggiata. Poco dopo, Michele tornò con una fascina di legna. Lucilla, incredibilmente, fu felice che ci fosse almeno una persona di carne e ossa.
Michele pulì la stufa e la accese. Dopo unora, la casa si riscaldò.
Bene! Basta aggiungere qualche pezzo di legno ogni tanto, e spegnere la stufa la notte. Vedrà, il calore resterà fino al mattino, spiegò Michele.
Dove va ora? Dai vicini?
Sì. Mi spiace, ma per ora rimango nel loro cortile. Tornare in città mi fa male, mi riapre vecchie ferite.
Aspetti, non vada via subito. Mangiamo qualcosa e beviamo un tè caldo, poi può andare, disse Lucilla con decisione.
Il vecchio non protestò. Togliendo la giacca, si sedette vicino alla stufa.
Mi scusi se tocco argomenti personali Lei non sembra affatto un senzatetto. Perché vive così? Dove sono la sua casa e i suoi cari?
Michele raccontò che aveva insegnato alluniversità per tutta la vita, dedicandosi alla ricerca e alla scienza. La vecchiaia era venuta silenziosa. Quando si era trovato solo, era ormai troppo tardi per cambiare qualcosa.
Un anno prima, era comparsa la nipote Mariella. Prometteva di aiutarlo se le avesse lasciato la casa in eredità. Lui, felice, accettò.
Mariella, guadagnando fiducia, suggerì di vendere lappartamento nel quartiere soffocante e acquistare una casa in periferia, con giardino e gazebo. In realtà aveva già individuato il posto, a prezzo conveniente.
Il sogno di Michele era laria fresca e la tranquillità, quindi accettò subito. Dopo la vendita, Mariella propose di depositare i soldi in banca, per sicurezza.
Zio Michele, siediti sulla panchina, vado a chiedere informazioni. Prendo io il pacco, così nessuno lo vede, disse allingresso.
Mariella entrò con il pacco. Michele attese unora, poi due, poi tre Mariella non tornava. Entrando in banca, Michele notò che non cerano clienti e dallaltra parte sprendeva unuscita secondaria.
Michele non riusciva a credere che la nipote lo avesse tradito così. Rimase a lungo sulla panchina a cercarla. Il giorno dopo si recò a casa sua: gli aprì una sconosciuta che spiegò che Mariella aveva venduto la casa due anni prima
Una storia poco allegra sospirò Michele. Da allora vivo in strada. Mi sembra impossibile non avere più una casa
Già, pensavo di essere lunica Ho vissuto qualcosa di simile disse Lucilla, raccontando tutto a Michele.
È dura. Ma almeno io ho vissuto Tu hai lasciato luniversità, sei rimasta senza casa Ma non scoraggiarti! Tutto si risolve. Sei giovane, vedrai che ce la farai, cercò di confortarla Michele.
Basta parlare di sfortuna! Andiamo a cena, sorrise Lucilla.
Lucilla guardava il vecchio mangiare la pasta con wurstel, sentendosi oppressa da pietà. Si vedeva che era solo e indifeso.
Che paura, ritrovarsi solo per strada, senza nessuno che ti voglia, pensava Lucilla.
Lucilla, posso aiutarti a ritornare alluniversità. Ho amici là, forse puoi essere ammessa a costo zero, propose improvvisamente Michele. Certo, non posso presentarmi così, ma scriverò una lettera al rettore. Costantino, mio vecchio amico ti aiuterà di certo.
Grazie! Sarebbe bellissimo! esultò Lucilla.
Grazie a te per avermi accolto, ascoltato. Ora vado, è tardi, si alzò Michele.
Aspetti Non vada fuori Dove andrà?
Non temere. Ho una capanna calda nel cortile vicino. Domani passo da te, sorrise Michele.
Non serve andare via. Ho tre stanze; scelga quella che preferisce. E, a dir la verità, ho paura a restare sola soprattutto con questa stufa, di cui non capisco nulla. Lei non mi abbandonerà?
No. Resterò, rispose serio Michele.
***
Passarono due anni Lucilla aveva appena finito la sessione desami, e in attesa delle vacanze estive tornava verso la sua casetta. Ora viveva perlopiù in campus, ma ogni weekend e vacanza la passava in campagna.
Ciao! esclamò gioiosa, abbracciando nonno Michele.
Lucilla! Cucciola mia! Perché non mi hai chiamato? Sarei venuto a prenderti alla stazione. Comè andata? Superato tutto? si illuminò Michele.
Quasi tutto con ottimi voti! si vantò Lucilla. Ho comprato una torta. Metti su il tè, festeggiamo!
Lucilla e Michele Ferrari sorseggiavano tè, scambiandosi le novità.
Ho piantato la vite lì. Farò una bella pergola. Sarà accogliente e comoda, raccontava Michele.
Che bello! Ma in casa sei tu il padrone, fai come credi. Io sono solo di passaggio rise Lucilla.
Michele era completamente cambiato. Non era più solo. Aveva una casa, una nipote adottiva, Lucilla. Anche lei era tornata a vivere. Michele per lei era diventato famiglia. Lucilla era grata al destino che le ha portato un nonno, colui che aveva riempito il vuoto daffetto e laveva sostenuta nel momento di bisogno.

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