SERENITÀMentre il tramonto tingeva di oro le colline, Luca trovò la pace che cercava nel silenzio del vecchio ulivo.

Ciao tesoro, ti racconto una storia che mi è capitata laltro giorno, così come se fossimo seduti al tavolino del bar del nostro quartiere.

Papà, non tornare più da noi, altrimenti mamma comincia sempre a piangere quando te ne vai. Piange fino allalba. Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio ancora, e lei continua a singhiozzare. Le chiedo: Mamma, perché piangi? È per colpa di papà? E lei mi risponde che non sta piangendo, ma sta solo soffiando il naso perché ha il raffreddore. Io, che ormai ho quasi sei anni, so bene che quel raffreddore è solo una scusa per far uscire le lacrime.

Il papà, Marco, è seduto al tavolo di un caffè con la piccola Ginevra, mescolando con il cucchiaino la sua tazzina di caffè ormai freddo. Ginevra non tocca nemmeno il suo gelato, anche se davanti a lei cè una piccola coppa: palline colorate coperte da una fogliolina di menta e una ciliegia, il tutto ricoperto da una colta di cioccolato. Qualsiasi bambina di sei anni si sarebbe sciolta davanti a quella bontà, ma Ginevra non lo fa perché, già lo scorso venerdì, aveva deciso di parlare seriamente con papà.

Papà rimane in silenzio per un bel po, poi finalmente le dice:
Allora, cosa facciamo, figlia mia? Non vederci più? Come farò a vivere senza di te?
Ginevra, con il suo nasino paffuto, ereditato da mamma, pensa un attimo e risponde:
No, papà, anche io non riesco senza di te. Facciamo così: chiama mamma e dille che ogni venerdì la prenderai allasilo. Noi passeremo del tempo insieme; se ti va, possiamo prendere un caffè o un gelato (Ginevra guarda la sua coppa). Ti racconterò tutto quello che facciamo noi due a casa.
Poi, un minuto dopo, aggiunge:
E se vuoi vedere mamma, la filmerò ogni settimana con il telefono e ti manderò le foto. Ti va?

Papà la guarda, sorride appena e annuisce:
Va bene, così faremo dora in poi, figlia mia
Ginevra tira un sospiro di sollievo e si mette a leccare il suo gelato. Ma non ha finito, perché deve dire ancora qualcosa di importante. Quando le palline colorate le hanno disegnato dei baffi sul naso, li lecca e, improvvisamente, assume unaria quasi adulta, quasi da donna, pronta a prendersi cura delluomo della sua vita. Anche se quelluomo è già un po avanti con gli anni: la scorsa settimana il papà ha festeggiato il suo compleanno. Ginevra gli ha regalato una cartolina disegnata allasilo, dove ha colorato una gigantesca cifra 28.

Il viso di Ginevra si fa serio, le sopracciglia si radicano e dice:
Mi sembra che dovresti sposarti
E, con un sorriso furbo, aggiunge:
Dopotutto non sei ancora così vecchio
Papà, colpito dal gesto di buona volontà, risponde:
Anche tu lo diresti non così
Ginevra, entusiasta, prosegue:
Non così, non così! Guarda, zio Luca, che è già venuto due volte a casa nostra, è quasi calvo, guarda e indica la sua fronte lisciandosi i riccioli con la mano.

Papà la fissa intensamente, come se avesse appena scoperto un segreto di mamma. Le mani di Ginevra, ora su entrambe le guance, gli danno unaria di sconvolgimento e confusione.
Zio Luca? Ma che zio Luca è che vi fa visita così spesso? sbotta papà, quasi a voce alta, in tutto il caffè.
Non lo so, papà forse è il capo di mamma, balbetta Ginevra, esitante a condividere quel dettaglio con un papà così imprevedibile. Porta caramelle, porta torte e anche fiori per mamma.

Papà incrocia le dita sul tavolo, le osserva a lungo e capisce che in quel preciso istante sta per prendere una decisione importante. Ginevra lo sente: lui sta valutando il da farsi, ma la giovane donna non vuole forzare il suo uomo a conclusioni affrettate. Sa, o meglio, intuisce, che gli uomini sono un po lenti a decidere, e che spingerli nella giusta direzione è compito di chi li ama di più.

Il silenzio prosegue, poi papà inspira profondamente, allarga le dita, alza la testa e Se Ginevra fosse stata più grande, capirebbe il tono tragico con cui Otello parlava a Desdemona. Ma lei è ancora piccina, non conosce ancora quelle storie damore epiche; sta solo assorbendo la vita, osservando le gioie e i piccoli drammi di tutti.

Allora papà dice:
Andiamo, figlia. È tardi, ti porto a casa e poi parlerò con tua madre.
Ginevra non chiede cosa papà voglia dirle, ma capisce che è importante. Finisce il suo gelato in fretta, poi, sentendo che la decisione di papà è più grande di qualsiasi dolce, lancia il cucchiaino sul tavolo, si alza, si pulisce le labbra con il dorso della mano, soffia il naso e, guardandolo dritto negli occhi, dice:
Sono pronta. Andiamo.

Non camminano, quasi corrono. Papà la prende per mano, così Ginevra si sente leggera, come una bandiera al vento impugnata da un cavaliere. Quando entrano nellandrone, le porte dellascensore si chiudono lentamente, portando via qualcuno dei vicini. Papà la guarda un po confuso; Ginevra, determinata, lo fissa e chiede:
Allora? Che aspettiamo? Siamo al settimo piano, sai?

Papà solleva Ginevra in braccio e corre su per le scale. Quando la mamma, Anna, finalmente apre la porta, papà sbuca subito:
Non puoi fare così! Che storia è questa di Luca? Ti voglio bene, e noi abbiamo Ginevra.
Senza lasciarla, la stringe ancora più forte, poi avvolge anche mamma in un abbraccio. Ginevra li abbraccia entrambi al collo, chiude gli occhi, perché gli adulti si stanno per baciarsi.

Ecco, caro, è tutta la storia. Un piccolo dramma familiare, un po di gelato, un po di segreti, ma soprattutto tanto amore. Ti mando un abbraccio forte, ci sentiamo presto!

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