Sulla scoperta del tradimento del marito, Giulia lo venne a sapere per puro caso

Le mogli sono spesso le ultime a sapere.

Giulia lo capì tardi, troppo tardi.

Solo dopo capì il senso di certi sguardi tra i colleghi.

E di certi bisbigli alle sue spalle.

Tutti sapevano che Paola, la sua migliore amica, stava con Marco.

Tutti tranne lei.

Giulia non aveva mai sospettato nulla.

Lavorava da anni come dottoressa in ospedale.

Quella sera avrebbe dovuto fare il turno di notte.

Ma la collega Elena le chiese un favore.

– Giulia, potresti scambiare il turno con me?

– Sabato si sposa mia sorella, non posso mancare.

Giulia accettò senza pensarci due volte.

Elena era gentile, e un matrimonio è un matrimonio.

Quella sera tornò a casa prima del previsto.

Era di buon umore, voleva sorprendere Marco.

Fu lei, invece, a essere sorpresa.

Appena entrata, sentì delle voci dalla camera.

Una era di Marco.

L’altra la conosceva fin troppo bene.

Era Paola.

Quello che udì non lasciava spazio a dubbi.

Uscì in silenzio, come era entrata.

Passò la notte in ospedale, senza dormire un minuto.

Come avrebbe guardato i colleghi, ora?

Tutti sapevano, tutti tranne lei.

Aveva rinunciato a un figlio per lui.

Marco diceva sempre: non è il momento.

Ora capiva perché non lo era mai stato.

Quella notte prese una decisione.

Al mattino presentò le dimissioni.

Tornò a casa mentre Marco era al lavoro.

Raccolse le sue cose e corse in stazione.

Aveva una vecchia casa di campagna, eredità della nonna.

Lì Marco non l’avrebbe mai cercata.

Comprò una nuova SIM, gettò la vecchia.

Tagliò ogni ponte con il passato.

Dopo un giorno di viaggio, scese alla stazione di un tempo.

Non tornava lì da quasi dieci anni.

Tutto era immobile, silenzioso.

“È proprio ciò che mi serve,” pensò.

Il cortile della nonna era invaso dai cespugli.

Faticò persino a raprire la porta.

Ma i vicini l’aiutarono subito.

Tutti ricordavano la nonna, maestra per quarant’anni.

Volevano bene a Giulia per rispetto a lei.

La voce che fosse medico corse veloce.

Un giorno la vicina Anna bussò, agitata.

– Giulia, mia figlia sta male da questa mattina.

– Vieni, andiamo a vedere, – disse Giulia.

La piccola Francesca aveva un’intossicazione.

Giulia le fece una flebo, spiegò ad Anna cosa fare.

– Grazie, davvero, – disse Anna, commossa.

– Qui siamo a sessanta chilometri dall’ospedale.

– Il medico se n’è andato da un anno.

Da allora tutti si rivolsero a Giulia.

Lei non riusciva a dire di no.

Le autorità del distretto la invitarono nella clinica grande.

– No, – disse Giulia, ferma. – Voglio l’ambulatorio del villaggio.

Rimasero sorpresi: una dottoressa di città, in campagna?

Ma Giulia non cambiò idea.

L’ambulatorio riaprì, e lei cominciò a curare la gente.

Una sera bussarono tardi alla sua porta.

Non si stupì: le malattie non guardano l’orologio.

Un uomo sconosciuto la aspettava sulla soglia.

– Siete la dottoressa Giulia? Vengo da Carpineto.

– Mia figlia ha la febbre alta da tre giorni.

– Vi prego, venite, aiutatela.

Giulia si preparò in fretta, chiedendo i sintomi.

Trovò una bambina pallida, debole, nel letto.

Respirava a fatica, le labbra screpolate.

– È grave, – disse Giulia. – Serve l’ospedale.

L’uomo scosse la testa, deciso.

– Siamo solo io e lei. Sua madre è morta al parto.

– Non posso perderla. Ditemi che farmaco serve, lo procuro io.

– Ma non posso lasciarla sola.

Giulia vide la paura negli occhi di quell’uomo.

Solo allora lo guardò davvero.

Alto, capelli castani, occhi verde scuro.

– Resto io con la bambina, – disse Giulia. – Come si chiama?

– Chiara, – rispose lui, dolcemente. – Io sono Alessandro.

– Grazie, dottoressa.

Giulia scrisse la ricetta, Alessandro corse al distretto.

La febbre non scendeva, Chiara piangeva chiamando il padre.

Giulia la cullò in braccio, canticchiando una ninna nanna.

Dopo ore, Alessandro tornò con il medicinale.

Giulia fece l’iniezione, stanca.

– Ora possiamo solo aspettare, – disse.

Vegliarono insieme tutta la notte.

Al mattino la febbre iniziò a scendere.

Una goccia di sudore brillò sulla fronte della bambina.

Era salva.

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