Tu, Tiziana, non prendermi male, non andrò a vivere con te.
E se provassimo, Marco? Tiziana, quasi senza battere ciglio, lo fissava; sul viso le spuntò un rossore.
Lho detto tutto, Tatiana rispose Marco, ma in realtà non aveva più dubbi.
Irene Bianchini venne al mondo quando Marco era alla prima elementare.
Ricordava ancora la madre, la famosa del quartiere, la bella Lara con il pancione enorme, e il padre fiero, Giulio.
Lara spingeva la carrozzina fuori dal portone, quella che Marco non vedeva lora di osservare allepoca gli sembrava una magia.
Marco cresceva, e Irene si faceva più grande. Un giorno la vide scappare fuori dal cancello di casa dei genitori, indossando un vestitino colorato e un grande fiocco biondo sulla testa.
Giocava con le amiche, costruendo una casetta vicino al giardino.
Marco la guardava dalla finestra della sua casa, dallaltro lato della via, proprio di fronte a quella dei Bianchini.
Marco, accompagna Irene, per favore! chiese una sera Lara.
E lui non poteva rifiutare; così, per quasi un anno, diventò quasi il tutore della piccola alunno di prima.
Allinizio andavano a scuola in silenzio; presto Irene non riuscì più a stare zitta e iniziò a raccontargli storie e aneddoti delle lezioni.
Le sue lezioni finivano prima, e lei aspettava pazientemente che Marco fosse libero.
A volte Marco tornava a casa con i compagni di classe, e Irene li seguiva a passo lento. Si abituò a questo, e al mattino lattendeva al cancello; quando lei usciva, le prendeva la mano e la accompagnava a scuola.
Lanno seguente, a settembre, Irene chiese timidamente di poter andare a giocare con le amiche. Da quel giorno le bambine correvano davanti, e Marco le seguiva a una certa distanza, pronto a intervenire in caso di bisogno. E un episodio si presentò davvero.
Un giorno, sul sentiero, cera unanatra che sbuffava, piegava il collo e sbatteva le ali; le ragazze si fermarono spaventate. Marco si mise in mezzo, le proteggendo, e le anatre scapparono strillando.
Lanno dopo Marco si trasferì a studiare in un paesino vicino, a Sondrio, dove cera una scuola superiore di decimo. Tornava a casa solo nei weekend e nelle vacanze.
Irene, ormai più grande, a volte lo guardava a terra senza salutare.
Poi Marco entrò nellistituto di navigazione e cominciò a tornare davvero di rado.
Mamma, chi è quella, Irene? chiese Marco, interrompendo la cena, quando dalla porta dei Bianchini uscì una giovane donna alta e slanciata.
È nostra Irene! rispose la mamma, guardando fuori dalla finestra e sorridendo.
Come ha fatto a tornare? si interrogò Marco, sinceramente sorpreso.
È il tempo che lo ha portata sospirò la mamma, con dolcezza, vedo che ogni volta mi rallegra il migliore dei regali dei genitori!
Qualche volta la vide di soppiatto, camuffata dal velo di tulle alla finestra.
Un giorno la vidi con due secchi appesi a un bastone vicino a una fontana; il vento aprì così delicatamente il suo cappotto che sembrava danzare.
La mattina successiva, Irene, vestita di un completo serio, andò a sostenere gli esami. Marco anche lui sentì il desiderio di accompagnarla ancora una volta.
Ma lultima goccia fu una voce che sentì mentre aiutava il papà a sistemare il recinto: «Con una voce così, andresti fino al capo del mondo!»
Un pomeriggio, uscendo dal cancello di casa con i secchi dacqua, la incontrò vicino alla fontana.
Buongiorno! salutò per prima Irene, colpendo ancora il cuore di Marco.
Buongiorno, Irene rispose Marco, un po impacciato.
I secchi si riempivano lentamente, e Marco non riusciva a trovare un argomento di cui parlare. Partì quella volta con una nostalgia nascosta. Credo che, finalmente, si fosse innamorato.
Poi venne la leva e la destinazione, e Marco fu assegnato a Murano, nei laghi del nord.
***
Qualche mese dopo, Marco tornò a casa col cuore pieno di speranze. Sognava di dichiararsi a Irene, ora che aveva letà giusta.
Il primo giorno, arrivò stanco dalla strada, e poi cominciarono i lavori quotidiani. Il papà, come sempre, aveva elaborato un piano per usare al meglio la mano dopera extra.
Il secondo giorno andarono in foresta a tagliare legna; dovevano spaccarla e riporla in un capanno.
Nel breve periodo di ferie, il papà sistemò i travetti del bagno, raddrizzò il telaio della porta e rifabbricò il pavimento della sauna. Poi, per finire, cambiò il pavimento della stalla. E così passarono due settimane.
Marco, di tanto in tanto, lanciava uno sguardo al cancello del vicino, sempre chiuso. A volte ne usciva Lara, a volte Giulio, ma Irene non appariva più.
Mamma, perché Irene non si vede? chiese Marco un giorno.
È andata a studiare in città, a Bologna rispose la mamma.
Così Marco, di nuovo, tornò a Murano. Un anno dopo, la vide una sola volta, ma non gli bastò. Tornò a osservare di nascosto dietro la tenda di velluto.
Camminava accanto a un ragazzo alto e magro, del villaggio, che parlava e rideva da solo delle proprie battute; Irene gli lanciava un sorriso di pietà, e guardava Marco con una simpatia che gli dava fastidio.
Alla fine Marco scoprì che Irene si era sposata, e ora viveva in un centro residenziale.
Marco, che tornava spesso a casa dei genitori, lo sentiva ancora, e a volte lo udiva
Marco, smettila di soffrire, non sei più un ragazzino la mamma gli diceva, intuendo che il suo cuore era ormai stanco.






