Niente, Salvo! Non abbatterti! Almeno il Capodanno lo hai festeggiato alla grande!
Ecco la tua città natale. Salvo scese dal marciapiede della stazione, attraversò la piazza del binario e si diresse verso la fermata dellautobus. Non aveva detto a sua moglie, Lucrezia, che sarebbe tornato quel giorno.
Lumore di Salvo era scuro, perché aveva appena avuto una discussione amara con Gianna, la sorella di Lu scusa, con la moglie. Lei lo rimproverava, gli diceva che era un egoista freddo.
Freddo? si chiedeva Salvo. Aveva appena voluto augurare a Lucrezia buon anno, ma lei aveva spento il telefono. Laveva preso a male!
Per tre giorni aveva tentato di richiamarla, senza successo; la cornetta rimaneva silenziosa. Allora anche lui si sentì offeso e smise di chiamare.
E, che dire, nemmeno gli aveva fatto gli auguri ai genitori né alla sorella, figuriamoci a lui. Ora, appena varcato la soglia, le avrebbe lanciato una confessione.
Non era solo colpa sua; anche lei aveva i suoi difetti, quindi doveva rispondere! Come si dice? La migliore difesa è lattacco.
Rinfrancato, Salvo entrò nel suo condominio con passo quasi da cavaliere.
Lappartamento lo accolse in un silenzio tombale.
Ehi! Cè qualcuno vivo qui? Lucrezia, sono tornato! gridò Salvo, ma nessuna risposta.
Si guardò intorno: in cucina la moglie non cera; la stanza accanto era vuota, laltra ancora più vuota. Improvvisamente notò strani cambiamenti: accanto al muro non cera più la culla per bebè, il comò con il fasciatoio e la carrozzina regalati dai genitori di Lucrezia erano spariti.
Corse verso larmadio: la metà dove di solito pendevano i vestiti di Lucrezia era deserta.
È impazzita? Mi ha lasciato? mormorò Salvo.
Compose il numero della suocera, ma il silenzio rispose. Provò allora a chiamare Katia, lamica di Lucrezia. Ancora silenzio. Alla fine riuscì a parlare con Michele, il marito di Katia.
Ciao, Michele! Passami la cornetta di Katia, non riesco a sentirla chiese Salvo.
Katia è in paese, con il bambino, a festeggiare il Capodanno. Qui la linea è un po incerta.
Sono arrivato ieri, dovevo fare il turno oggi. Loro stanno ancora riposando rispose Michele. Perché vuoi Katia?
Pensavo che sapesse dove fosse Lucrezia. Sono arrivato dalla famiglia di lei, ma la casa è vuota. Anche tutto quello che abbiamo comprato per il bambino è sparito spiegò Salvo.
Aspetta, la tua moglie doveva quasi diventare mamma, vero? Sei andato via per le festività e lhai lasciata sola? sbuffò Michele.
Lei non voleva venire. Le avevano fissato la data: dal 10 all11 gennaio. Avremmo potuto partire subito.
Ti auguro buona fortuna, Lupo schernì il suo amico. Perché forse sei già divorziato. Semplice! Chiama lospedale, dovrebbe esserci, ti dirà consigliò Michele.
Dieci giorni prima.
Non capisco, Salvo disse la madre al telefono perché devi restare a casa per le feste? Lucrezia non vuole venire, vieni tu solo. La scadenza è tra due settimane, arriverai in tempo a rientrare.
E poi ci sarà tutta la famiglia: zia Vera e zio Sergio arriveranno, Natalia con Vittorio, Olga con Paolo. E noi con papà, Vicky e Gabriele.
Vicky ha prenotato per noi una camera in un albergo di campagna, in mezzo al bosco, quattro notti, dal 30 dicembre al 2 gennaio.
Il 31 a cena cè un banchetto con artisti invitati. Ho pagato per te, poi mi restituisci. Starai da noi fino a Natale, e l8 te ne andrai, così sarai puntuale per la data di Lucrezia.
Lucrezia non voleva partire:
Salvo, potrei avere un attacco in qualsiasi momento. Immagina: tutti felici, e a me allimprovviso inizia il travaglio. Lospedale fuori città è troppo lontano per unambulanza?
No, non vado da nessuna parte.
Hai ragione, mamma: le donne oggi considerano la malattia una cosa normale, ma il parto è unimpresa. Ha messo al mondo tre di noi, e non si è mai fermata, sempre pronta.
Salvo capì, almeno in parte, la logica di Lucrezia. Ma immaginò quanto sarebbe stato noioso festeggiare il Capodanno da solo, a tavola con una moglie che non voleva neanche cucinare. Il pensiero lo rattristò.
Intanto tutta la parentela sarebbe stata al ristorante a cantare, ballare e divertirsi.
Così partì solo.
Lalbergo di campagna era davvero allegro. Verso luna di notte, appena il nuovo anno era scocceso, Salvo uscì dalla sala da ballo, entrò nel vestibolo e provò a chiamare Lucrezia, ma il telefono rimase muto.
Va bene, ti sei offeso, ma sei anche colpevole pensò avresti potuto essere lì a festeggiare con tutti.
Il giorno dopo, sua madre gli sfogò la rabbia verso la nuora:
Lucrezia non ti ha nemmeno chiamato, non ti ha augurato gli auguri di Capodanno con papà. Che offesa! Hai lasciato tua moglie, figliolo.
Non capisce cosa sia la vera famiglia. Noi siamo qui tutti insieme, mentre lei è da sola. Lasciamola riflettere.
E quella notte Lucrezia non era più con loro. Se ricordava qualcuno, era solo Salvo, non più suoceri né parenti numerosi.
I genitori di Lucrezia, saputo che la figlia era rimasta sola per le festività, la chiamarono a casa. Non avevano in programma una grande cena.
Il fratello di Lucrezia lavorava a Roma in una fabbrica a ciclo continuo, e non avrebbe potuto prendersi una lunga pausa, così i genitori avrebbero festeggiato il Capodanno in due.
Il 31, verso le nove di sera, Lucrezia e sua madre stavano apparecchiando, quando la donna fu colta da un forte malore.
Chiamarono lambulanza. La madre partì con Lucrezia, il padre le seguì subito dopo in auto.
Quella notte Lucrezia trascorse il Capodanno in ospedale, mentre i genitori aspettavano nel corridoio del reparto. Lucrezia divenne mamma di un neonato
Salvo, ricordando il consiglio dellamico, chiamò lospedale.
Pronto? Ha appena ricevuto dimissioni? rispose la centralinista.
Dimissioni? sbuffò Salvo. Cè già un neonato?
Sì, è nato il primo gennaio, alle dodici e trenta.
E chi lha portato via? chiese Salvo.
Un giovane signore, non lo annotiamo nel registro!
Salvo capì che solo i genitori potevano aver portato via Lucrezza e il bambino. Comprò un mazzo di rose e si diresse verso la loro casa.
Bussò. La porta aprì il suocero.
Sì?
Buongiorno, sono qui per Lucrezia disse Salvo.
E perché? domandò il padre di Lucrezia.
Sono suo marito, in realtà rispose il genero.
Lucrezia! chiamò ad alta voce il suocero. Cè un uomo che sostiene di essere tuo marito. Vuoi parlare con lui?
No, lasciatelo andare, rispose Lucrezia dalla sua stanza, quasi un sussurro.
Il suocero sbatté le braccia in aria.
Non vuole, allora. Addio, giovanotto! chiuse la porta.
Salvo rimase lì per qualche minuto, poi provò di nuovo.
Questa volta aprì la suocera: una donna alta, robusta, con una voce di tuono. Salvo la trovava quasi intimidante.
Hai capito qualcosa? chiese lei.
Lasciami entrare, ti prego iniziò Salvo, quasi coraggioso. Ho il diritto
Non riuscì a finire. Lei strappò il mazzo dalle mani di Salvo e gli lanciò più volte contro il petto.
Il tuo diritto lo sentirà lavvocato! E non chiamare più, il mio nipotino dorme disse, gettando le rose ai suoi piedi e chiudendo la porta.
Salvo tornò a casa. Sulla via si strofinò il viso, le spine delle rose gli graffiavano la pelle.
Arrivato, telefonò a sua madre.
Immagina, non mi hanno lasciato nemmeno entrare in casa, né vedere il nipote.
Non preoccuparti, Salvo. Lucrezia tornerà presto, con il bambino in braccio. Non la chiamare, non mandare soldi. Che ne dici, dormi: domani devi andare al lavoro.
Fece così: cenò ravioli comprati al supermercato e si coricò.
Dormì tranquillo, ignaro che quella notte sarebbe stata lultima nella sua vecchia casa.
Il giorno dopo, arrivato dal lavoro, trovò tutti i suoi effetti, scatole e sacchi neri, sul pianerottolo.
Suonò. Lo accolse la suocera, proprietaria dellappartamento di due stanze dove vivevano Lucrezia e Salvo.
Allora, caro genero? Ricordi lindirizzo del tuo dormitorio, o ti ricordo io? Raccogli le tue cose. Domani la signora delle pulizie le porterà via!
Salvo dovette trasferirsi al dormitorio.
Il divorzio era stato decretato in tribunale. Stanco di vivere in dormitorio, cercò di affittare un appartamento, ma quando gli arrivò lo stipendio, da cui la contabilità trasse lassegno di mantenimento e altri cinquecento euro per la ex, si accorse che gli restava poco per vivere.
Sii più parsimonioso! Hai ancora da mettere da parte per la tua casa consigliò Michele. Niente, Salvo! Non piangere! Almeno il Capodanno lhai trascorso alla grande!
Lucrezia trascorse tre anni a vivere nella casa dei genitori, con il piccolo Sasà; loro affittavano quellappartamento. Quando Lucrezia tornò al lavoro, lei e Sasà si trasferirono di nuovo nella loro vecchia abitazione. Dopo i lavori, non rimaneva più traccia di Salvo e della sua famiglia.
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