Niente, Silvano! Non ti abbattere! Almeno il Capodanno lhai vissuto in grande stile!
Ecco la città di provincia. Silvano scese dal marciapiede della stazione, attraversò la piazza antistazione e si diresse verso la fermata dellautobus. Non aveva detto a sua moglie, Benedetta, che sarebbe tornato quel giorno.
Il suo umore era cupo perché aveva avuto una discussione sgradevole con Benedetta. La donna lo rimproverava, lamentandosi, accusandolo di essere indifferente e egoista.
Ma perché indifferente? Proprio per Capodanno voleva farle gli auguri, ma lei aveva spento il telefono. Si era offesa!
Per tre giorni Silvano cercò di richiamarla, ma la linea rimaneva silenziosa. Allora, anchegli si irritò e smise di chiamare.
In più, Benedetta non aveva neanche salutato i suoi genitori né sua sorella, figuriamoci lui. Quando sarebbe tornato a casa lavrebbe rimproverata per questo.
Non poteva incolpare solo lei: anche lui aveva i suoi difetti, quindi doveva difendersi. Come si dice, La miglior difesa è lattacco.
Silvano si rassicurò e, entrando nel condominio, lo fece con unaria quasi combattiva.
Lappartamento lo accolse in un silenzio assordante.
Ehi! Cè qualcuno in casa? Benedetta, sono qui! esclamò a gran voce, ma non ricevette risposta.
Guardò in cucina: la moglie non cera; nella stanza accanto il vuoto; anche nella camera da letto lo stesso. Subito notò dei cambiamenti: accanto al muro mancava la culla del bambino, il comò con la fasciatoia e il passeggino che i genitori di Benedetta le avevano regalato.
Corse verso larmadio: la metà dove di solito erano appesi i vestiti di Benedetta era svuotata.
È impazzita? Mi ha abbandonato? pensò Silvano.
chiamò la suocera, ma nessuno rispose. Provò a chiamare Caterina, lamica di Benedetta. Nessun segnale. Alla fine riuscì a parlare con Michele, il marito di Caterina.
Michele, ciao! Passami la linea di Benedetta, non riesco a contattarla chiese.
Benedetta è al villaggio con il bambino, lì abbiamo festeggiato il Capodanno. Il segnale è scarso.
Sono arrivato ieri perché dovevo fare il turno oggi. Loro stanno ancora riposando rispose Michele. Che ci fai di Caterina?
Pensavo potesse sapere dove fosse la mia Benedetta. Sono venuto dalla famiglia, ma a casa sua non cè nessuno, nemmeno le cose che abbiamo comprato per il bambino.
Allora tua moglie doveva diventare mamma da poco, vero? E tu sei andato via per le feste, lasciandola sola? si stupì Michele.
Lei non ha voluto venire. Le era stato fissato il termine dal 10 all11 gennaio, avrebbe potuto partire.
Ti faccio i complimenti, Cavallo, sei un fantoccio rise il vecchio amico.
Perché? non capì Silvano.
Perché probabilmente sei già vedovo! Stupido! Chiama lospedale, probabilmente ci trovi lei consigliò Michele.
Dieci giorni prima.
Non capisco, Silvano diceva sua madre al telefono perché devi stare a casa a festeggiare? Benedetta non vuole venire, sei tu a venire da sola. Il termine è quasi tra due settimane, arriverai in tempo.
Inoltre quasi tutta la parentela verrà: zia Vera e zio Sergio arriveranno, Natalia e Vittorio, Silvia e Paolo, io con papà, e Vittoria con Gabriele.
Vittoria ha prenotato per noi una camera in un albergo di campagna, nel bosco, per quattro notti, dal 30 al 2.
Il 31 a pranzo cè un banchetto con artisti invitati. Ho già pagato per te, poi mi restituisci. Rimarrai con noi fino a Natale e il 8 partirai. Sarà giusto per il termine di tua moglie.
Benedetta non voleva partire:
Silvano, potrei essere rapita in qualsiasi giorno. Immagina: tutti felici e improvvisamente mi colpisce il travaglio. E lalbergo fuori città arriverà lambulanza in tempo?
No, non andrò da nessuna parte.
Hai ragione, mamma dice che le donne ora considerano la malattia un privilegio e la nascita di un bambino unimpresa. Ha messo al mondo tre di noi e, anche in congedo, non ha mai perso un colpo.
Silvano capì che Benedetta aveva ragione su qualche punto, ma immaginò la noia di una notte di Capodanno a casa solo con sua moglie, a tavola modesta. Benedetta aveva già detto che non avrebbe preparato nulla di speciale e il suo cuore si rattristò.
Nel frattempo tutta la famiglia sarebbe stata al ristorante a cantare, ballare e divertirsi. Così, alla fine, partì da solo.
Lalbergo di campagna era davvero allegro. Verso luna e mezza, quando il nuovo anno era già suonato, Silvano uscì dalla sala e si diresse al vestibolo per chiamare la moglie, ma non ottenne risposta.
Va bene, mi offendo, ma è colpa sua. Potrebbe essere qui a festeggiare con tutti pensò.
Il giorno seguente la madre di Silvano gli rivolse unaltra accusa verso la nuora:
Benedetta nemmeno ti ha chiamato, non ti ha fatto gli auguri a me e a tuo padre. Che offesa! Hai rovinato la tua moglie, figlio mio.
Non capisce cosa sia la vera famiglia. Noi siamo tutti qui, lei è lì da sola. Che si sieda e rifletta.
Quella notte Benedetta non pensava a loro. Se ricordava qualcuno, era soltanto Silvano, non suoceri né parenti.
I genitori di Benedetta, saputo che la figlia era rimasta sola per le feste, la invitarono a casa loro. Non avevano programmato una grande tavola.
Il fratello di Benedetta lavorava a Roma in una fabbrica a ciclo continuo, senza grandi vacanze, così i genitori decisero di trascorrere il Capodanno in due.
Il 31 alle nove di sera, Benedetta e sua madre stavano apparecchiando, quando la donna fu colpita da un forte dolore.
Chiamarono lambulanza. La madre partì con Benedetta, il padre le seguì in auto.
Benedetta trascorse il Capodanno in ospedale, mentre i genitori attendevano nella hall del reparto. Benedetta divenne mamma di un neonato
Silvano, ricordando il consiglio dellamico, telefonò allospedale.
È stato dimesso ieri? gli rispose loperatore.
Dimesso? Non è possibile! Cè già un bambino?
Sì, il primo di gennaio, a mezzanotte e mezza.
E chi lha preso?
Un giovane uomo, ma non registriamo questi dati.
Silvano capì che solo i genitori potevano averlo ritirato, quindi era lì con loro. Comprò un mazzo di rose e si mise in viaggio.
Suonò il campanello; il suocero aprì.
Buongiorno. Sono qui per parlare con Benedetta.
E perché? chiese il padre di Benedetta.
In realtà sono suo marito.
Benedetta chiamò a gran voce il suocero. Cè un uomo che dice di essere tuo marito. Vuoi parlare con lui?
No, lasciatelo andare rispose Benedetta dalla stanza.
Il suocero alzò le spalle:
Non vuole. Addio, giovanotto! chiuse la porta.
Silvano rimase lì per qualche minuto, poi chiamò di nuovo.
Questa volta aprì la suocera, alta e robusta, voce forte. Silvano la trovò un po intimidatoria.
Hai capito male? domandò.
Lasciami entrare, per favore iniziò coraggiosamente. Ho diritto
Non finì la frase; la donna strappò il mazzo dalle sue mani e lo colpì più volte con il bouquet.
Per quello che credi di avere diritto, lavvocato te lo spiegherà! E non chiamare più, il mio nipotino dorme disse, gettandogli le rose ai piedi e chiudendo la porta.
Silvano tornò a casa, strofinandosi il viso più volte: le rose erano belle, ma piene di spine.
Ritornato, chiamò sua madre.
Immagina, non mi hanno lasciato entrare nemmeno in casa, né vedere il bambino.
Stai tranquillo, Silvano. Benedetta tornerà con il bambino. Se la mamma è così intelligente, lo nutrirà. Dopo una o due settimane tornerà a casa. Ora dormi, domani devi andare al lavoro.
Silvano obbedì: cenò dei gnocchi comprati al negozio e si corse a letto. Dormì sereno, senza sospettare che quella sarebbe stata lultima notte della sua abitazione.
Il giorno dopo, tornato dal lavoro, trovò tutti i suoi averi impacchettati in scatole e sacchi neri sul pianerottolo.
Suonò: la suocera gli aprì la porta dellappartamento di due stanze dove vivevano Benedetta e lui.
Allora, caro genero, ti ricordi lindirizzo del dormitorio o ti devo ricordare? Prendi le tue cose. Domani la donna delle pulizie smaltirà tutto ciò che rimane!
Silvano dovette trasferirsi al dormitorio. Il giudice li aveva divisi. Stanco di vivere in quel dormitorio, voleva affittare un appartamento, ma quando ricevette lo stipendio, dal quale il datore detraeva gli alimenti e altri cinquemila euro per il mantenimento dellex moglie, capì che non gli rimaneva quasi nulla.
Sii più parsimonioso! Devi ancora mettere da parte per la tua casa gli consigliò Michele. Non ti abbattere! Almeno il Capodanno lhai vissuto alla grande!
Benedetta rimase tre anni presso i genitori, che laiutarono con il piccolo Matteo, mentre lappartamento lo affittavano. Quando Benedetta tornò al lavoro, lei e Matteo si trasferirono di nuovo nella loro casa; dopo i lavori, non rimaneva più nulla che ricordasse Silvano e la sua famiglia.
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