Tutti ingannavano il fratello, ma a sentirsi tradita era proprio Vera…

Tutti ingannavano mio fratello, ma a sentirsi tradita era sempre Chiara

La telefonata arrivò nel cuore della notte.
Figlia mia, cè un incendio! Stiamo andando a fuoco! tra i singhiozzi di mamma si sentivano gli schianti delle travi e le urla.
Il sonno svanì nello stesso istante.

La casa di mia madre era fuori Siena, circa quindici chilometri dal centro, grande ma vecchia, di quelle case toscane che sembrano solide, e invece sono piene di magagne. La città si espande, il paese cresce verso la città. Chiara iniziò a ricordare quanti anni avesse quella casa ormai non ce nerano più.

Laveva tirata su il bisnonno di papà, il nonno laveva raddoppiata con un piano mansardato estivo, poi di nuovo lavevano sistemata, e alla fine anche la mansarda era diventata abitabile dinverno.

Col tempo la casa si era allungata, avevano aggiunto una veranda che dava sul giardino. Allapparenza era una costruzione robusta, ma era solo impressione. Dinverno ci si gelava, destate lumidità ti piombava addosso.

La casa marciva, cadeva a pezzi silenziosamente. Tutti lo sapevano. Andava abbattuta, ma mia madre era irremovibile: Solo ristrutturazione! Lei era la padrona, papà era mancato, decideva lei.

Ho solo i soldi per sistemarla, non per costruirne una nuova.

Mamma, ma cosa te ne fai di un casolare così grande? Basterebbe una casa più piccola, ora ci sono progetti a due piani che costano poco. Avresti pure più spazio per le tue rose cercava di convincerla Chiara.

Chiaretta, non capisci interveniva subito mio fratello Ernesto questa è la casa dei nostri avi, il nostro nido, il podere chiamalo come vuoi. Dobbiamo conservare tutto. Un bel restauro e tornerà come nuova!

Ernesto era sempre dalla parte della mamma, e lei dalla sua. I suggerimenti di Chiara venivano sempre presi come una sfida, anche se erano i più razionali.

Col tempo Chiara ci aveva fatto il callo. Quando lennesima iniziativa sbagliata di Ernesto appoggiata da mamma finiva male, Chiara alzava le braccia: avevano deciso loro.

Ristrutturate, allora. Fate voi.

Ma ci serve anche il tuo piccolo aiuto, figlia. Non molto, giusto nel caso non bastasse. Ho qualche soldo, ho venduto la casa della zia a Firenze, quella lasciata in eredità. A cosa ci serve laggiù, lontano da qui?

Hai venduto la casa a Firenze? Solo per rimettere a posto questa? Lì ci avresti comprato almeno tre case!

Solo metà era mia, laltra metà è andata al figlio della zia.

E lhai costretto a vendere. Hai mandato via tuo nipote.

Non lho cacciato. Ha comprato la mia parte lui, solo che ci ho rimesso, non avevano abbastanza soldi.

Mamma! Non era necessario, anche noi stiamo bene. Potevi

Regalargliela? Ho anchio una famiglia.

Può darsi tu abbia ragione. Se non vi serve aiuto, me ne vado.

Passò un mese e nel cuore della notte arrivò la telefonata. Casa a fuoco. Chiara e suo marito Carlo arrivarono che ormai erano rimaste solo macerie. Non cera più nulla da salvare.

Chiara, potremmo ospitare tua madre in una delle nostre case, quella in via Garibaldi che si è appena liberata sarebbe perfetta.

Ci avevo pensato, ma è tua, Carlo.

Chiaretta, ormai sono tutte nostre. Tua mamma ha bisogno daiuto. Rinunceremo allaffitto di quella casa, ma tanto ce ne sono altre tre; una è la nostra.

Ma quella è soltanto tua.

Non pensare così. Tutto è condiviso, ormai. Che viva lì tua madre. La casa è arredata, se manca qualcosa andiamo a comprarlo.

Traslocammo mamma, le comprammo ciò che le serviva. Un giorno Chiara passò di sorpresa, con della spesa e per salutarla. In salotto brillava una tv che non ricordava: quella non cera, i precedenti inquilini non lavevano lasciata. E la casa profumava di caffè.

Mamma, ma non avevi detto che era andato tutto perso? Questa è la tv che ti regalai per i settantanni. La caffettiera pure?! Ancora in funzione?

Cosavrei dovuto fare, rubare tutto questo? Abbiamo portato via tutto prima del restauro. Le mura erano nude, cera lassicurazione da sistemare, e ho detto così. Dai, piantala. I mobili sono da Ernesto.

Ma ha appena comprato casa, non aveva ancora preso nulla. Qui ci sono mobili, a loro servivano. Le mie cose le ho già riprese. A loro non interessano le mie vecchie lenzuola.

Ernesto ha comprato casa? Ma con che soldi…

Cosa ne so! Lha comprata, non ho chiesto.

Chiara capì che la madre le nascondeva qualcosa. Non lo dirà mai, ma il tempo rivela tutto. Chiara aveva sempre intuito che la madre facesse di tutto per Ernesto.

Il figliolo non ne azzeccava una, tutti lo ingannavano, eppure a sentirsi presa in giro era sempre Chiara. Anche adesso cera sotto qualcosa.

Che farai delle rovine? Il terreno vale, hai i soldi, pure lassicurazione…

Non saprei, ormai è tutto bruciato, il terreno lo venderò, il tetto sulla testa ce lho. Buono per chi ha una figlia benestante. Il figlio invece… solo debiti.

E prendere casa tu, con quei soldi?

E questa? Ma vuoi mettere tua madre alla porta?

E la casa di Carlo.

Non morirete di fame!

Magari potremmo ricostruirla, fare una bella villa moderna. Tutto il vicinato ha case da rivista.

No, ho deciso. Vendorò il terreno. Era destino così: la casa si tramanda per la linea maschile, ma Ernesto non ne vuole sapere, lui vuole la comodità della città.

Sarà come dici tu.

Carlo, mamma vuol vendere il podere.

Fosse per me, la ricostruirei. Ho sempre amato quel posto, tuo padre non vedeva lora, nei fine settimana, di sedersi sotto il vecchio tiglio.

Mi è ancora dispiaciuto quando si è seccato. Come se fosse stato un segno per lui. Forse potremmo costruire la casa per noi?

Mi ci trasferirei subito, abbiamo sempre sognato una casa con il giardino. Ai bambini piacerebbe e da grandi tornerebbero volentieri coi figli loro.

Che sogni doro che fai…

E perché no? Tua mamma potrebbe stare con noi, se lo vorrà.

La casa labbiamo costruita noi, ma il terreno è suo. Se ci tieni davvero, dobbiamo pensarci bene. Va comprato, così lei non potrà mai reclamare.

Ma è sempre tua madre!

Proprio per questo dobbiamo fare le cose in regola. Ti sei dimenticato che ho un fratello un po “sfortunato”?

Mi muovo io, vedrai che presto la mette in vendita. Forse possiamo chiederle direttamente di vendercelo?

No, farà la furba.

Allora compriamo e basta…

Perché non siete venuti da me a dirmelo in faccia?

Mamma, hai bisogno di soldi. Così ti compri una bella casa per te.

La mamma rimase in silenzio, ma di comprare casa non aveva fretta.

Chiara e Carlo costruirono la casa dei sogni, investendo tutti i loro risparmi, anche un mutuo. Il mutuo lo pagavano tranquillamente, tra stipendi e affitti.

Dopo il trasloco, tutto fu più semplice: affittarono la vecchia terza casa dove vivevano prima. La mamma non si comprò mai casa propria; diede tutto a Ernesto, che finì nei guai con il mutuo.

Lassicurazione non fu mai pagata: lincendio era sospetto, avevano portato via mobili e TV prima e la casa fu data alle fiamme. Ci rimisero.

Ogni tanto la mamma veniva a trovare la famiglia.

Che bella casa che avete, tutta luce e spazio! Invece dal povero Ernesto, si sta stretti, i bambini crescono, ognuno avrebbe bisogno della propria stanza, ma ne hanno solo due.

Glielo avevo detto che serviva più spazio… dovevano comprare una casa più grande. La nostra era bella, ho fatto male a non accettare di ricostruire.

Mamma, te lavevo proposto prima del rogo. Sarebbe stata diversa, ma comunque accogliente. Ti avremmo aiutata.

È vero, me lo avevi detto. E ora vi propongo il contrario: tornate in città, vi ridò lappartamento, io mi trasferisco qui. Magari Ernesto si convince, torniamo tutti qui. La casa è sempre passata ai figli maschi, cioè poi sarà di Ernesto.

Dici sul serio? Labbiamo costruita noi e sarebbe di Ernesto? Se la vecchia casa non fosse bruciata, Ernesto lavrebbe venduta al primo che passava!

Era un suo diritto! Sono tradizioni, da generazioni.

In ottantanni non si fanno generazioni, mamma.

Basta discussioni. Quando facciamo cambio?

Cambio? Cosa? La nostra villa per la nostra casa in città? Non hai capito: ti abbiamo solo registrata lì, niente di più. Potevamo neanche farlo.

Abbiamo capito che ormai non compri più nulla, tutto è finito a Ernesto. Questa casa non sarà mai sua, e tu puoi venire quando vuoi.

Voi avete già tanto, lui non ha mai fortuna!

Non ha fortuna? Ha preso i soldi di Firenze, se cera lassicurazione erano suoi, quello che lasciò babbo, la macchina, tutto. Noi abbiamo lavorato, questa casa è il frutto del nostro lavoro, col sudore sulla fronte!

Non è colpa sua se si fida troppo e rimane fregato!

A essere imbrogliata io, sono sempre stata io. Casa e terra sono nostre, tutto regolare, tutto acquistato. Ernesto qui non metterà piede. Vieni pure quando vuoi tu, mamma.

Un giorno è venuto a trovarci Matteo, il cugino di Chiara, dalla capitale.

Mi sono detto: “Vado a vedere i parenti poveri”, che la zia dice che non arrivano a fine mese, che serve denaro… E trovo una villa così!

Mamma lha detto? Figurati

Ho dovuto fare un mutuo anchio, ma lho appena finito di pagare. Ti ho portato degli orecchini, ordine di mamma: sono per te, Chiara.

Il resto? La zia, già al funerale, aveva detto che tutto loro la sorella laveva promesso a lei. Io ho salvato il cofanetto in tempo, lei lo cercava.

Non le ho creduto allora, ma ora te li porto qui. Mamma mi ha pregato, gli orecchini devono arrivare nelle tue mani. Un regalo da donna a donna.

Hai fatto bene a nasconderli. Senza di te, Ernesto avrebbe avuto anche quelli. Gli serve sempre tutto. Qui chi lavora duro siamo noi, Ernesto riceve tutto da mamma!

Non dare nulla a nessuno, Chiara. Tienili o vendili, ti servono di più. Una bugia della zia, garantito.

Sul serio? Raccontami bene…

Ti racconto tutto

La mamma ormai veniva poco, problemi alle gambe. Ernesto “non aveva tempo”, era ancora troppo occupato a farsi prendere in giro da altri. Chiara e Carlo vivevano sereni coi figli; Matteo veniva spesso a trovarci. La vita andava avanti, e ognuno si costruiva la propria felicità come potevaQuando nasceva la primavera, Chiara camminava spesso nel giardino della sua villa, annusando laria nuova, ascoltando i bambini ridere tra i cespugli delle rose rampicanti che aveva piantato da sé. Ogni tanto, la sera, il telefono squillava: Ernesto chiedeva un prestito, la mamma lasciava messaggi brevi e dolci come una carezza, passerò appena potrò.

Una domenica di maggio, Chiara sedette in veranda, con Matteo al suo fianco e Carlo che portava caffè fresco. I bambini si rincorrevano tra i tigli giovani davanti a loro, piantati al posto di quello antico.

Sai, Chiara, disse Matteo, mi sa che la famiglia si costruisce dove cè spazio per il cuore, non dove stanno le pietre.

Sì, e anche dove si è pronti a piantare un albero nuovo invece di piangere per quello che non cè più.

Carlo sorrise. Forse Ernesto penserà che tutto ciò che conta siano le eredità, le case, le tradizioni. Ma le radici sono qui, e sono vive.

Chiara osservò i figli alla luce dorata della sera, la casa costruita con fatica e amore, le rose che fiorivano anche senza lapprovazione di sua madre, il vento che profumava di pane caldo dalla cucina.

Chiara? chiese Matteo, il tono complice. Ricordi quando tua madre diceva che non saresti mai stata capace di fare durare niente?

Chiara rise con il cuore leggero.

Ho imparato che si può costruire una casa nuova, una vita nuova, e perfino una famiglia nuova. Anche se tutto va a fuoco, se si ricomincia dal niente quello che resta non sono i muri, ma le scelte.

Alzò lo sguardo ai tigli giovani, che crescevano forti e decisi sotto la brezza.

Ora ho tutto ciò che veramente conta. E non può bruciare. Non questa volta.

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