Un ricco industriale milanese, il signor Vittorio Moretti, proponeva spesso ai suoi ospiti i giochi più bizzarri, ma quel giorno scelse qualcosa di insolito anche per lui: offrì alla sua cameriera una partita a scacchi, pensando di umiliarla. Le promise, con un sorriso beffardo, che se fosse riuscita a batterlo, le avrebbe regalato la sua preziosa scacchiera doro.
Il salone della sua villa sul lago di Como era immenso, con alte volte affrescate e lampadari di cristallo che illuminavano quadri antichi e statue di marmo bianco. In mezzo a tutto quel lusso, la giovane cameriera, una certa Giuliana Bianchi, sembrava quasi invisibile. Sempre composta, silenziosa ed efficiente, puliva e riordinava senza mai farsi notare. Nessuno degli amici facoltosi di Moretti conosceva qualcosa di lei: per tutti era solo parte della scenografia, come un vaso o una tenda pregiata.
Uno di quei pomeriggi, mentre spolverava le scaffalature vicino alla grande finestra, il suo sguardo si posò su una sontuosa scacchiera appoggiata sul tavolo delle riunioni. I pezzi, scolpiti finemente in oro e argento, scintillavano riflettendo il sole che entrava caldo dalla vetrata. Senza neanche rendersene conto, rimase assorta ad osservare la disposizione delle figure.
Il signor Moretti la vide dalla balaustra della scalinata centrale. Sorrise tra sé con sufficienza. «Forse si lascia incantare dal valore delle cose», pensò.
Ti piace la mia scacchiera, Giuliana? domandò, marcando lironia delle sue parole con un piccolo ghigno.
Lei trasalì, arrossendo lievemente.
Sì, signor Moretti.
Lui fece spallucce, divertito.
Ma sai almeno giocare a scacchi?
Certo, signore.
Quella risposta lo colpì: il suo tono era sicuro e sereno, senza traccia di esitazione. Allora la invitò a sedersi di fronte a lui: Perfetto. Giochiamo una partita. Se vincerai, la scacchiera è tua.
Rise di gusto prima di sedersi, sicuro che lo avrebbe divertito prenderla in giro. Anche Giuliana si accomodò composta, senza superbia.
La partita ebbe inizio. Allinizio Vittorio mosse con sicurezza, convinto di avere la situazione in pugno. Ben presto però comprese che ogni singolo suo attacco veniva sistematicamente fermato e rispedito al mittente, come se la giovane sapesse prevedere tutte le sue strategie. Ogni volta che cercava di prendere il controllo, Giuliana rispondeva con una mossa precisa, calma, come se non la disturbasse nulla.
Non ci volle molto prima che il suo stupore lasciasse spazio allincredulità: quella ragazza, che tutti trattavano come invisibile, giocava con una logica e una visione degna di un maestro.
Quando Giuliana sacrificò volontariamente una torre per aprire una diagonale imprevista, Vittorio pensò subito si trattasse di un errore banale. Ma pochi istanti dopo, capì dessere finito in una trappola. La sua regina restò completamente intrappolata. Cercò di salvarsi in ogni modo, ma più si agitava, più la posizione peggiorava.
Alla fine Giuliana, sempre rispettosa, dichiarò con calma:
Scacco matto, signor Moretti.
Lui rimase immobile, cercando di capire come avesse potuto perder contro di lei.
Ma come hai fatto? domandò, tra lo stupito e linfastidito.
Il volto di Giuliana non tradiva orgoglio:
Mio padre mi ha insegnato a giocare quandero bambina. Diceva sempre che a scacchi non si vince né con il denaro, né con larroganza. Servono pazienza e riflessione.
Vittorio sentì che la rabbia lasciava spazio a un rispetto nuovo.
Tu volevi chiudere in fretta, aggiunse ancora io invece ho aspettato il momento giusto.
Lui la osservò con occhi diversi. Non vedeva più soltanto la ragazza che riordinava le stanze, ma una donna intelligente, coraggiosa, capace di pensiero strategico. Lentamente spinse la scacchiera verso di lei.
È tua. Te lho promessa.
Ma lei scosse la testa.
Non voglio la scacchiera, signore.
Lui la fixò curioso.
E allora, cosa desideri?
Giuliana rispose serena: Una sola cosa: loccasione di essere valutata per quello che sono, non per come appaio.
In quellistante capii che avevo ricevuto una vera lezione, molto più preziosa di qualsiasi oro: il valore di una persona spesso si riconosce solo quando si smette di giudicare dalle apparenze.




