Il telefono dello studio squillò alle undici del mattino.
Era la segreteria della scuola media “Giosuè Carducci” di Parma.
Il dottor Marco Ferrari, medico di base, dovette lasciare i pazienti in sala d’attesa.
Sua figlia Giulia, dodici anni, era nei guai.
Arrivò a scuola ancora con il camice bianco sotto la giacca.
Ad accoglierlo c’era la professoressa Loredana Bianchi, insegnante di lettere.
Aveva una gonna fuori moda e guardò per qualche secondo le scarpe nuove di Marco.
“Dottor Ferrari, buongiorno. È successo un fatto grave.”
“Mi dica tutto, la ascolto.”
“Sarà una conversazione seria. Non so nemmeno da dove iniziare.”
“Vada avanti, per favore.”
“Sua figlia vendeva braccialetti agli altri alunni.”
“E qual è il problema?”
“Come sarebbe, qual è il problema? È proprio questo il problema!”
“Erano braccialetti fatti da lei? Li vendeva durante la lezione di matematica o di italiano?”
“No, non durante le lezioni.”
“Quindi solo durante l’intervallo? Disturbava la classe? Insultava qualcuno? Rubava soldi?”
“No, niente di tutto questo.”
“E per questo mi ha fatto chiamare, minacciando il preside? Sa cosa significa per me lasciare i pazienti in corridoio? Mia figlia vendeva dei braccialetti fatti con le sue mani. Va bene a scuola. Non ha rubato niente. Dov’è il problema, allora?”
“In un istituto scolastico non si può vendere.”
“E se Giulia li avesse regalati, non ci sarebbero stati problemi? Forse ha un talento per gli affari. Vuole costruirsi qualcosa. Io ci vedo solo una ragazzina intraprendente, non un crimine. E lei mi ha fatto perdere la mattinata per questo.”
“Ma Giulia faceva commercio dentro la scuola.”
“Mi dica: c’è scritto da qualche parte che qui non si può vendere nulla? C’è una regola scritta?”
“Non è un mercato, non è un supermercato. È una scuola. Qui nessuno vende niente.”
“Scherza? Alla mensa la danno via gratis la merenda? Anche l’acqua si paga, lì dentro!”
“Non vedo il collegamento.”
“È lei che ha detto che qui nessuno vende niente.”
“Basta! Non capisce cosa voglio dire?”
“No, non capisco. Non c’è nessuna regola che dica che mia figlia non può vendere braccialetti durante l’intervallo. Non ha violato niente. Posso andare, vero?”
“Sono convinta che dovrebbe parlare seriamente con Giulia. Non lascerò correre questa cosa.”
“Certo che le parlerò. La elogerò, anzi. Le darò anche dei soldi per far crescere il suo piccolo progetto. E le chiedo gentilmente di non disturbarmi più per sciocchezze. Sono un medico. La mia assenza, a volte, può costare la vita a qualcuno. Ecco qual è la vera situazione.”
Marco si fermò un attimo sulla porta.
“Da una parte vorrei una figlia brava e ubbidiente a scuola.”
“Dall’altra, voglio che diventi una donna indipendente.”
“Con una sua idea, un suo coraggio.”
“Che non abbia paura di provare cose nuove, anche rischiose.”
“Volete una figlia forte e autonoma, o una casalinga senza voce in capitolo?”
“La scelta è vostra, cari genitori.”
“Se non sostenete un figlio nel momento giusto, e lo criticate soltanto, lui non ci riproverà mai più.”
Giulia, quella sera, mostrò al padre tutti i braccialetti rimasti.
Erano fatti con perline colorate e piccoli ciondoli a forma di cuore.
“Papà, ho guadagnato dodici euro oggi.”
“Brava, Giulia. Continua così.”
“La maestra si è arrabbiata tanto.”
“Lo so, tesoro. Ma tu non hai fatto niente di male.”
Marco le diede altri venti euro per comprare nuovo materiale.
Giulia sorrise, felice, e corse in camera a disegnare nuovi modelli.
Giulia avrà un futuro luminoso, di questo siamo certi.
Suo padre capisce le sue iniziative, la sostiene, non le mette limiti inutili.
Lei sbaglia, impara, cresce con esperienza vera.
Educate i vostri figli con intelligenza.
Non siate come la professoressa Bianchi.