Diario di Giulia
Quella sera ero ormai allo stremo delle forze. Due turni di fila al bar delluniversità La Sapienza, tre esami di laurea in Economia Aziendale da preparare, e solo qualche ora di sonno in due giorni.
Verso le undici di sera, vidi una macchina nera davanti alla biblioteca dellateneo e, senza pensarci due volte, decisi che doveva essere il mio taxi prenotato. Non controllai la targa: aprii la portiera posteriore e mi lasciai cadere sul sedile.
Linterno dellauto era insolitamente elegante: pelle morbidissima, un silenzio irreale, un profumo delicato di colonia raffinata. Ma la stanchezza aveva ormai vinto ogni precauzione. Chiusi gli occhi solo un istante… e sprofondai nel sonno.
Fui svegliata da una voce maschile, pacata e ironica:
Ha sempre labitudine di scegliere macchine di sconosciuti per riposarsi o oggi è il mio giorno fortunato?
Mi raddrizzai di scatto. Accanto a me, un uomo in abito impeccabile. Occhi scuri, sguardo che ti studiava con un mezzo sorriso sulle labbra.
A proposito, ha dormito venti minuti. aggiunse. E ha anche un po russato.
Sentii il volto infuocarsi dallimbarazzo. Lo sguardo corse sul resto degli interni: cruscotto touch, inserti in legno lucido, un piccolo bar frigo integrato.
Lei non è lautista, balbettai.
No. Sono il proprietario. Mi chiamo Lorenzo Bellini.
Il nome non mi diceva nulla, ma cera una sicurezza in lui tipica di chi è abituato a comandare. Mi precipitai a scusarmi, già con la mano sulla maniglia della portiera.
È tardi, osservò lui. Permetta almeno che la accompagni a casa.
Avrei voluto rifiutare, ma la città di notte non era rassicurante. La macchina si mosse piano nei viali deserti. Durante il tragitto si parlò della mia vita: studio, lavori saltuari, una stanchezza cronica sempre addosso.
Non può vivere così, disse lui serio. Si sta consumando.
Davanti al mio modesto palazzo romano, mi sorprese dicendo:
Cerco unassistente personale. Qualcuno che rimetta in ordine agenda e impegni. Orario flessibile, stipendio ottimo, molto meglio di innumerevoli turni. Penso che il posto sia perfetto per lei.
Non voglio assistenza per pietà, risposi dritta.
Non è pietà. È unofferta di lavoro.
Presi il suo biglietto da visita. A casa, la mia amica Sofia quasi urlò quando lesse il nome: Lorenzo Bellini, uno degli imprenditori più influenti dItalia.
Esitai tre giorni. Ma laffitto arretrato ed i conti che non tornavano parlarono più forte dei dubbi. Chiamai.
Quando può iniziare? chiese lui, diretto.
Domani.
La sua villa sembrava uscita da un film: spazi luminosi, vetrate, giardini curati. Lo stipendio era triplo rispetto a prima. Ma Lorenzo fu chiaro sin da subito: ero apprezzata non per una banale coincidenza.
Lei è qui perché è brillante e affidabile, mi disse. È questo che cerco.
Da lì tutto cambiò.
Il lavoro mi travolse piacevolmente. Organizzi appuntamenti, ottimizzai trasferte, migliorai la comunicazione interna. Lorenzo iniziò a fidarsi sempre di più, affidandomi persino decisioni chiave. Tra noi nacque rispetto reciproco, autentico, sobrio.
Durante una serata di gala, sentendo su di me gli sguardi dei presenti, lui mi sfiorò la schiena con delicatezza: solo un segno di sostegno, niente di più, eppure allora compresi che qualcosa stava cambiando.
Dopo due mesi, mi arrivò una mail: ammissione a un anno di scambio internazionale a Parigi, con una borsa parziale.
Quando parti? mi chiese lui.
Tra tre mesi.
Rimase in silenzio, poi:
Potrei chiederti di restare. Ma allora smetterei di rispettarti per la tua voglia di crescere.
Quella sera, mentre mi accompagnava a casa, per la prima volta Lorenzo mi disse:
Ti amo.
Anchio, risposi senza esitazione.
Vai. Realizzati. Voglio vederti forte, mai dipendente da me.
Lanno passò volando. Al ritorno, in aeroporto a Fiumicino, trovai solo lui. Nessuna scorta, nessuna scena.
Hai controllato di essere davvero sulla macchina giusta? rise.
Stavolta sì.
Prese la mia valigia.
Ho comprato un appartamento a Roma.
Rimasi senza fiato.
Per noi.
Si inginocchiò, senza spettatori o telecamere.
Giulia Moretti, vuoi costruire il nostro domani insieme a me?
Sì.
Oggi ho finalmente la laurea e ho aperto la mia società di consulenza. Lorenzo dirige ancora la sua azienda, ma ora siamo soci nella vita prima che nel lavoro.
Quando salgo sulla sua auto a fine giornata, sorrido.
Controlli la targa? chiede lui, con tono leggero.
Se sei vicino a me, posso anche addormentarmi di nuovo, rispondo.
E questa volta non è errore. È scelta.






