Vagava per la città notturna, barcollando pesantemente, dopo aver bevuto una generosa quantità di vino Chianti. Dove fosse arrivato? Non gli importava affatto. Firenze era casa sua e i piedi, si sa, alla fine riportano sempre dove devono. Era immerso in questioni ben più serie: filosofeggiava ad alta voce.
Perché, perché la mia vita è così? Ventisette anni Gli amici ormai con i figli che entrano alle elementari, e a me tutte le ragazze mi lasciano dopo nemmeno un mese. Quando va bene. Burbero? Ma no! che poi in fondo sì, burbero lo sono Ma così devessere un uomo, sorrise amaramente Leonardo. Lunica cosa che mi è riuscita nella vita è il lavoro. Non sarò mica un milionario, certo, però i soldi per una bella vita non mi mancano.
Si fermò di colpo, portandosi le mani alla testa, lacrime che corsero giù dagli occhi:
Tutti questi euro dati al dottore e alla fine, niente: «Non posso aiutarla. Ecco il contatto di un luminare a Roma. Ma anche lui, dubito che possa fare qualcosa». E io invece domani parto e ci vado, da quel dottore.
Arrivò al Ponte Vecchio, fissando la superficie nera dellArno:
Forse dovrei buttarmi? LArno è profondo, tutto avrebbe fine in acqua guardò di nuovo il fiume. No, non mi butto. Troppo freddo. E poi ho lasciato senza cibo Socrate. Meglio tornare a casa.
Attraversando il ponte, scorse al centro una donna, molto giovane, con uno zainetto davanti, e dentro un neonato. Stava lì ferma, fissando il fiume. Allimprovviso si arrampicò sulla ringhiera, aprì le braccia e Leonardo si lanciò su di lei. Riuscì ad afferrarla in vita, la tirò giù, e rotolarono insieme sul selciato impolverato. Il bambino si mise a piangere.
Ma sei matta?! urlò Leonardo, improvvisamente sobrio.
Che vuoi? Perché ti intrometti?! scoppiò in lacrime anche lei.
Mah, mi è sembrato che fosse un po presto per morire, annuì verso il neonato che piangeva. E per lui ancor di più. Dai, forza, vai a casa dal marito o tua madre! Chi hai?
Non ho casa, né marito, né madre. Non ho nessuno!
Proprio a me dovevi capitare, sbuffò, rimettendola in piedi insieme al bambino. Andiamo.
Non vengo da nessuna parte con te. Magari sei un maniaco!
Buttarti giù puoi sempre farlo in un altro momento, no? Eppure col maniaco hai paura? le tirò il braccio. Forza, su!
***
Camminavano nella città addormentata, il bambino sempre in lacrime. Alla fine, Leonardo si spazientì:
Ma perché questo piange sempre?
Avrà fame la donna gli strinse al petto.
E allora dagli del latte.
Non ho latte. E nemmeno soldi.
E nemmeno cervello, Leonardo si guardò intorno. Lì cè un alimentari aperto tutta notte. Vieni, compriamo il latte.
***
La cassiera e il vigilante li fissarono sospettosi. Ma Leonardo prese il cestino con decisione, e fece cenno alla donna:
Avanti, poi chiese alla cassiera: Dovè il latte?
In fondo, indicò lei.
Presero i cartoni.
Prendi quanto serve, ordinò Leonardo.
Basterebbe questo.
Prendine di più. Quanto ne vuoi, prendi, aspettò che li mettesse nel cestino. Cosaltro serve?
Pannolini.
Pannolini? E che sono?
Lì, accennò con un sorriso incerto.
Prendi pure.
E delle salviettine umidificate si può?
Certo.
Arrivati in cassa, Leonardo estrasse il bancomat.
Solo contanti, disse la cassiera.
Cacciò dal portafogli una mazzetta stropicciata da cinquanta euro, ne porse una.
Niente resto, rispose la cassiera.
Allora datemi una tavoletta di cioccolato come resto, borbottò Leonardo, indicando la scaffalatura.
***
Entrarono in casa. La donna si guardò intorno, stupita. Il padrone di casa si tolse le scarpe e si fiondò al frigo, prese una trota e la buttò a Socrate, il gatto che già correva miaolando. Poi succhiò avidamente un bicchiere di spremuta. Una volta dissetato, si avvicinò:
Dormirai qui, le indicò la stanza con un dito. Cucina, bagno, la doccia sono lì. Vado a dormire.
Poi si fermò sulla porta.
Come ti chiami?
Fiorella.
Io sono Leonardo.
***
«Non sembra proprio un maniaco», pensò Fiorella entrando in cucina, accese il gas, mise su il bollitore. «Ma che scema sono! Stavo per buttarmi giù! Se non era per lui E poi finivo col mio Alessio per strada, al freddo. Domani di sicuro ci caccia. Va be, almeno stanotte siamo al caldo».
Il bollitore fischiò. Corse nella stanza che lui aveva indicato, adagiò il piccolo sul letto, tirò fuori dal taschino una boccettina. Tornò di corsa in cucina, lavò il biberon, versò il latte e aggiunse acqua calda.
Il bambino lo bevve tutto dun fiato. Lei lo pulì con una salvietta, gli mise il pannolino, e lui si addormentò.
Andò in bagno a rinfrescarsi. Rientrata in cucina, ricordò di non aver mangiato da tempo. Aprì il frigo, prese un pezzo di salame toscano e lo ingoiò. Tagliò anche un tozzo di pane, del formaggio, una fetta di prosciutto.
Solo dopo essersi saziata, si rese conto daver esagerato. Scosse la testa, si sdraiò vicino al figlio e cadde in un sonno profondo.
***
Mattina. Durante la notte si era alzata più volte per nutrire il piccolo. Lui aveva otto mesi, sempre affamato. Aveva sentito anche il padrone alzarsi, e di nuovo ora era già sveglio.
«È finita, si disse alzandosi piano per non svegliare il bambino. Il bello non dura mai».
Lui trafficava in cucina. Svelta, si lavò e si affacciò.
Siediti! le fece cenno di prendere posto. Faccio le uova strapazzate.
Meglio se ti siedi tu lo spinse delicatamente, prese laneto fresco e lo tagliuzzò sulle uova. Scrutò i bicchieri, li lavò e preparò il caffè.
Lui telefonava, dava ordini, si accapigliava con qualcuno al cellulare. Fiorella ebbe la sensazione che Leonardo manco la notasse. Mangiarono, presero il caffè. Lui si alzò.
Lei si irrigidì, aspettando:
«Adesso mi manda via!»
Fiorella, ascolta bene! Sto via una settimana. Lunica cosa: dai da mangiare a Socrate, il gatto. Ma guai se gli dai quelle schifezze confezionate! Lui vuole solo pesce fresco e carne fresca. Nel mio studio non ci metti piede! In tutto il resto fai quello che vuoi.
Dalla camera arrivò il pianto del piccolo. Fiorella balzò, guardò incerta Leonardo.
Vai le fece segno.
Dopo qualche minuto tornò con il bambino in braccio. Sul tavolo alcuni biglietti da cinquanta euro.
Dovrebbero bastare per una settimana, disse lui indicandoli. Vado.
Fece per uscire. Ma il piccolo allungò le manine urlando qualcosa tipo «pa-pa». Forse Leonardo se lera solo immaginato. Ma qualcosa gli strinse il cuore. Non sarebbe mai stato padre.
Fiorella, posso prenderlo in braccio? chiese, sorpreso persino lui.
Prendilo pure! glielo mise tra le braccia, accennando un sorriso. Non hai mai tenuto un bambino?
Mai.
Così si fa!
Il bimbo emise gridolini gioiosi, agitando le manine. Leonardo lo guardava rapito.
«Non avrò mai un figlio mio», pensò, il volto scurito. Restituì il piccolo a Fiorella.
E se ne andò.
***
Tornava a casa. Quel luminare romano gli aveva detto che figli non ne avrebbe mai avuti. Lumore a terra:
«A che mi servono tutti questi soldi, lattico a Santa Croce, la Maserati da sette posti? Un uomo deve lavorare per la famiglia, non per sé. A casa mia sempre sporco, in disordine. E la macchina è enorme per niente»
Entrò cupo nel suo appartamento Tutto splendeva, pulitissimo. Il sorriso colpevole di Fiorella.
Pa-pa! le manine del piccolo gli tornarono davanti agli occhi.
La borsa gli cadde, le braccia si aprirono da sole verso il bambino.



