Non voglio che proviate pietà per me; al contrario, mi ritengo davvero felice della vita che ho costruito, anche se a settanta anni non ho figli.
Ricordo ancora una visita dal dermatologo, nella grande sala dattesa del Policlinico di Milano, dove si resta a lungo in fila, come è consuetudine. Lì incrociai una signora dal portamento impeccabile e dalleleganza senza tempo. Sembrava aver circa sessantacinque anni, ma, chiacchierando, scoprii che ne aveva già superati i settanta.
Mi raccontò che si era sposata due volte, ma che adesso viveva sola. Il primo matrimonio terminò con un divorzio. Fin dal principio aveva detto al marito che non desiderava avere figli; lui laveva accettata, ma quando lei compì trentanni riprese il discorso, sperando che un giorno volesse diventare madre. Lidea non fiorì mai, e dopo molte discussioni decisero di separarsi.
Successivamente sposò un uomo che aveva già una figlia da una relazione precedente. La convivenza fu serena, perché la questione dei bambini non riemerse mai. Lui non le dava fastidio il suo rifiuto di maternità, avendo già una figlia.
Tristemente, il secondo marito morì, e da allora la signora abita in una spaziosa casa a Firenze, convinta che la solitudine non sia un problema. Molti credono che i figli saranno il sostegno nella vecchiaia, ma lei pensa diversamente: i figli crescono, prendono la loro strada e vivono vite proprie, separate da quelle dei genitori.
Non ha rimpianti per la sua scelta, né ora né mai. Gode di unesistenza piena, soddisfacendo i propri bisogni. «E per quanto riguarda il bicchiere dacqua, chiunque lo può chiedere, basta che mi paghi in euro», disse sorridendo.
Così, la sua storia ci ricorda una visione della vita basata sullindipendenza e sulla realizzazione personale, mettendo in dubbio le convinzioni comuni sulla maternità e sullinvecchiamento accompagnato. La sua esperienza dimostra che la felicità non dipende dai legami familiari tradizionali, ma dal senso che ciascuno dà alla propria esistenza.






