Il prezzo di un segreto: come un uomo ha rischiato di perdere la moglie

Il prezzo di un nascondiglio: come Vito rischiò di perdere la moglie

Rita uscì in cortile per spargere il bucato appena lavato. La giornata era splendida, il sole batteva come in piena estate, e tutto asciugava in un attimo. Con un gesto abituale, lanciò un’occhiata oltre il cancello, nel cortile dei vicini. Lì, Vito, il marito della vicina, si era messo a cercare qualcosa in preda all’agitazione, frugando da un angolo all’altro. Si vedeva che controllava sotto la veranda, rovistava nel capanno, sbirciava persino sotto la panchina.

“Vito, che hai perso? Ieri?” scherzò Rita con un sorriso.

Ma l’uomo non si voltò nemmeno, fece un gesto vago con la mano e sparì in casa. Rita scrollò le spalle e si incamminò verso la sua abitazione, ma non fece in tempo a varcare la soglia che la porta si spalancò di colpo ed entrò di corsa Tea, la moglie di Vito, con gli occhi gonfi di pianto.

“Tesoro, cosa è successo?” si preoccupò Rita, balzando in piedi.

“Come ha potuto?” ripeteva Tea, incapace di trattenere le lacrime. “Come ha potuto pensare una cosa del genere?”

Rita, confusa, le accarezzò la spalla, senza capire. Tra quei due c’era sempre stata un’idillio: mai un litigio, mai un rimprovero, solo aiuole fiorite e il profumo di dolci fatti in casa che usciva dalla finestra.

Tea e Vito vivevano in una casetta alla periferia di Verona. La loro casa era come una cartolina: in estate, tutto un trionfo di fiori; in inverno, i vialetti perfettamente spalati. La figlia era già sposata, il figlio Giovanni stava per finire il liceo. Vito faceva l’ingegnere, Tea la sarta in una piccola bottega. I vicini, Rita e Andrea, erano amici di lunga data: festeggiavano insieme le ricorrenze e si aiutavano a vicenda.

Vito, però, aveva un vizio: adorava fare i nascondigli. Metteva da parte soldi ovunque: nel capanno, sotto l’aiuola, perfino sotto le assi del pergolato. Non per nasconderli, ma perché così si sentiva più tranquillo. Poi, però, si dimenticava dove li aveva messi e cominciava a cercarli come un matto.

Tea lo sapeva. Da giovane si era arrabbiata, poi aveva capito che non l’avrebbe mai cambiato. Mai aveva preso quei soldi, neanche quando li trovava per caso. Ventisei anni di matrimonio le avevano insegnato la pazienza.

Quella mattina, Rita vide di nuovo Vito che correva per il cortile in cerca dell’ultimo “tesoro”. Ridendo, gli gridò: “Hai perso di nuovo i tuoi soldi, testa di legno?”

Ma mezz’ora dopo, Tea irruppe in casa sua con gli occhi rossi e le guance bagnate. Rita le versò un tè e le offrì dei biscotti.

“Ci credi?” singhiozzò Tea. “Mi ha accusata di avergli rubato i soldi! Ha detto: ‘Li hai trovati, li hai presi e non dici niente!’ Lui, Vito! Quello che dice sempre ‘Tu per me sei sacra’! E adesso sono una ladra? Io non ho mai toccato i suoi nascondigli, anche se li ho trovati cento volte!”

Rita rimase senza fiato. Non se lo sarebbe mai aspettato da Vito. Tea era una donna dolce, premurosa, buona fino all’eccesso. Umiliarla era come bestemmiare in chiesa.

“Tesoro, non ci pensare. Lui si ricorderà, troverà i suoi soldi e verrà a chiederti perdono in ginocchio.”

“Non voglio! Io tra una settimana vado in vacanza dalla mamma in campagna. E non torno!”

Nel frattempo, Vito correva per il paese in cerca non solo dei soldi, ma anche di sua moglie. Entrò nel negozio dove lavorava Tania, amica di Tea.

“Tania, Tea è passata di qui?”

“No, non l’ho vista. Hai perso la moglie? Tornerà, mica è quella che molla tutto e scappa!”

Vito tornò a casa, e per strada incontrò il figlio Giovanni con la sua ragazza, Viola, che portava un magnifico mazzo di rose rosse.

“Viola, è il tuo compleanno?” chiese Vito, ricordando che il figlio gli aveva chiesto dei soldi per un regalo.

“Sì, diciannove! E stasera usciamo con gli amici!” rispose la ragazza, raggiante.

Vito sorrise, ma dentro si strinse. Lui non gli aveva dato i soldi, ne era sicuro. Da dove veniva quel mazzo?

Chiamò il figlio. “Giovanni, dove hai preso i soldi per il regalo?”

“Papà, ieri ho trovato un pacchetto sotto la scatola in veranda. Cercavo lo zaino e c’era una busta. Ho capito che era la tua ‘riserva’. Volevo dirtelo dopo…”

Vito tacque. Tra la vergogna e il sollievo, strinse il telefono.

“Va bene, figliolo… Non far soffrire Viola.”

Ora doveva solo trovare Tea e chiederle perdono.

BisVito entrò in casa dei vicini a testa bassa, con il cuore gonfio di rimpianto, e quando i suoi occhi incontrarono quelli ancora umidi di Tea, finalmente riuscì a dire: “Perdonami, amore mio, senza di te sono solo un povero uomo che ha perso la strada di casa.”

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