31 ottobre
Stavo preparando la cena, apparecchiando la tavola per me e mio marito. La serata prometteva di essere tranquilla, accogliente, quando all’improvviso un forte squillo alla porta ruppe il silenzio. Non aspettavamo ospiti, e quel suono rimase sospeso nell’aria come un presagio di qualcosa di inatteso.
«Marco, puoi aprire? Chi sarà?» gridai dalla cucina, asciugandomi le mani sul grembiule.
Marco, distolto dalla televisione, si alzò a malincuore e si avviò verso l’ingresso. Aprì la porta e rimase immobile, incredulo.
«Zia Valeria? Da dove spunti?» La sorpresa nella sua voce era genuina. Davanti a lui c’era la sorella maggiore di sua madre, una donna che non vedeva da anni.
«Buonasera, Marco. Ho pensato di farvi visita. Posso entrare?» Valeria sorrise, ma nei suoi occhi brillò un’ombra di stanchezza.
«Ma certo, accomodati!» Marco si fece da parte per lasciarla passare. «Perché non ci hai avvisato? Sarei venuto a prenderti alla stazione.»
«È stata una decisione improvvisa» rispose lei, posando con attenzione una borsa pesante per terra. «Ero a Milano dalla tua sorella, e ora sono venuta qui, a Roma.»
Io, sentendo le voci, uscii dalla cucina, sistemandomi il grembiule. Vedendo l’ospite, aggrottai leggermente le sopracciglia.
«Buonasera, Valeria! Che sorpresa… Vuole cenare con noi?»
«Non mi dispiacerebbe, grazie» disse la donna, dirigendosi verso il bagno per lavarsi le mani.
Lanciai a Marco un’occhiata interrogativa, trattenendo a stento l’irritazione.
«Non avevo idea che sarebbe arrivata» si giustificò lui a bassa voce.
«E per quanto tempo resterà?» incrociai le braccia. «Dovremo accompagnarla in giro, darle da mangiare? Perché è venuta?»
«Calmati, lo scopriremo fra poco» rispose lui, scrollando le spalle per non alimentare la tensione.
Tornata, Valeria posò sul tavolo una borsa con dei regali.
«Ecco, vi ho portato qualcosa dalla campagna: miele fresco, aglio, erbe aromatiche. In città vi chiedono un occhio della testa per queste cose. Allora, ditemi, come state? E vostro figlio?»
«Andiamo avanti come tutti» iniziò Marco. «Abbiamo preso la casa con il mutuo, lavoriamo sodo. Luca è al quarto anno del liceo, si è appassionato di programmazione. Tornerà presto dall’allenamento. E lei come sta?»
«Bravi, avete comprato casa» annuì Valeria. «Io invece ho deciso di far visita ai parenti. Dopo la morte di vostra madre, Marco, abbiamo perso i contatti. Voi non venite mai in paese, so che siete impegnati. Ma per me, sola lì, è triste. La vecchiaia, come si dice, non è un piacere…»
«Le tue polpette, Sofia, sono una delizia» aggiunse, assaggiandone un pezzo. «E la casa è accogliente, bravi.»
«Quanto resterà con noi?» chiesi con cautela, cercando di nascondere l’impazienza. Marco mi lanciò un’occhiata di rimprovero.
«Un paio di giorni» rispose Valeria. «Voglio vedere la vostra città, è tanto che non ci vengo. Poi ripartirò. Volevo vedervi, Luca. Tu, Sofia, sei così bella, e sei un’ottima padrona di casa.»
Forzai un sorriso. I complimenti mi facevano piacere, ma la situazione mi metteva a disagio.
«Dormirà in cucina, sul divano letto» dissi. «Abbiamo solo due camere: una per noi, l’altra per nostro figlio.»
«Non sono schizzinosa, mi adatterò» replicò lei con un gesto della mano. «Grazie per la cena, è stato tutto squisito.»
In quel momento entrò Luca, affannato, con lo zaino in spalla.
«Figlio mio, questa è zia Valeria, sorella di tua nonna Maria» presentò Marco. «Non la ricordi, eri piccolo l’ultima volta che l’abbiamo vista.»
«Piacere di conoscerla» disse Luca, osservandola attentamente. «Somiglia davvero a nonna Maria…»
«Piacere mio, Luca» sorrise Valeria. «Ho sentito che ti piace la programmazione?»
«Sì» si animò lui. «Ma il mio computer è vecchio, va a rilento. Scrivo programmi, ma tutto è lento.»
«Bravo, continua così. I programmatori oggi valgono oro» lo incoraggiò.
«E lei cosa faceva?» chiese Luca, curioso.
«Ero medico, poi ho insegnato all’università. Poi mi sono sposata, mi sono trasferita in campagna. È lì che ho messo radici. Aiutare gli altri, Luca, è una cosa importante.»
«Figo» annuì lui, impressionato.
«Allora, prepariamole il letto, riposi» propose Marco. «Domani sono libero, posso mostrarle la città.»
«Grazie, Marco, mi farà piacere» rispose Valeria, e la sua voce tremò di sincera gratitudine.
Quando tutti si ritirarono nelle loro stanze, a letto, iniziai a sussurrare a mio marito:
«Che storia è questa? Arriva all’improvviso, con miele e aglio, e pensa che siamo felicissimi? Ora dobbiamo intrattenerla, darle da mangiare! Ma come si permette?»
«Sofia, calmati» rispose lui piano. «È la mia unica zia. Ha cresciuto mia madre, i loro genitori morirono giovani. La sua vita è stata dura: perse marito e figlio. Poi si risposò, si trasferì in campagna, ma anche il secondo marito morì. Ti rendi conto di quanto sia sola? Eppure va avanti, visita i parenti. Resisti un paio di giorni.»
«Conosco la sua storia, tua madre me l’ha raccontata» borbottai. «Ma non si fa così. Domani vado da mia madre, e tu penserai a lei.»
«Va bene» sospirò lui. «Ci penserò io.»
Il giorno dopo Marco, Valeria e Luca andarono a fare un giro per Roma. Io me ne andai da mia madre. Tornata la sera, sentii le risate di mio figlio e di zia Valeria. Il tavolo della cucina era pieno di buste della spesa e regali.
«Che succede qui?» chiesi, guardando il caos.
«Sofia, ho comprato qualcosa per voi!» esclamò Valeria. «Per te ho preso delle stoviglie, della biancheria. E per Luca—un computer nuovo!»
«Mamma, ci credi?» saltò su mio figlio. «Zia Valeria mi ha comprato il computer che sognavo! È potentissimo!»
Guardai alternativamente Luca e l’ospite, sconcertata.
«Valeria, perché questa spesa? È costoso…»
«Sciocchezze» fece lei con un gesto. «Ho i soldi, ma nulla su cui spenderli. La felicità di Luca non ha prezzo. Oggi ci siamo divertiti tanto! Grazie per avermi ospitato. Anche se non ci vediamo spesso, voi siete la mia famiglia.»
Ancora sbalordita, iniziai a sistemare i regali e a preparare la cena con gli ingredienti comprati. La generosità di quella donna mi colpì profondamente. Solo il computer valeva una fortuna!
A cena aprimmo una bottiglia di spumante. Valeria alzò il bicchiere:
«Voglio brindare alla vostra famiglia unita. Grazie per il calore che mi avete donato. Non ha prezzo. Sapete«Quella sera, mentre guardavo Valeria ridere accanto a Luca, capii che a volte le sorprese più inaspettate sono anche le più preziose.»





