La pensionata Giuseppina (come tutti la chiamavano, Pina) Bertolini, tirò un profondo sospiro e a fatica si girò sullaltro fianco. Le facevano male tutte le giunture e le gambe erano gonfie come non mai. Era stanca di andare in ospedale e ormai aveva perso fiducia nelle cure.
Viveva sola, non si era mai sposata. Suo figlio era nato tanti anni fa, dal primo amore giovanile. Fu allora che sentì il campanello suonare di colpo. A fatica si alzò e andò ad aprire.
Sulla soglia cerano suo figlio Matteo con la nuora Anna. Accanto a loro stava il piccolo nipote di quattro anni, Tommaso, con le sue manine che stringevano forte una macchinina. E un grosso cane dagli occhi buoni.
Mamma, facciamo presto! Ripartiamo subito. Tommaso e Polpettina restano da te. In pochi giorni ce la caviamo e torniamo a prenderli disse Matteo.
Ma Sto male, non riesco più nemmeno a camminare, riuscì solo a mormorare Pina, appoggiandosi allo stipite.
Non volevamo disturbarti, davvero. Ma portarci dietro bambino e cane per otto ore fino a Firenze non era possibile. Mia mamma… non cè più spiegò con voce rotta Anna, e le lacrime le bagnarono il viso.
Anche Tommaso si mise a piangere e il cane sospirò accovacciandosi vicino a lui. E Pina capì subito: «Devo trovare una soluzione, per forza!».
La malattia laveva colpita sei mesi prima.
Pina aveva compiuto appena 60 anni. Eppure, nel quartiere a Bologna, tanti anziani erano già con il bastone. La salute, a quelletà, può abbandonarti allimprovviso.
Sapeva che la consuocera, Maria Paolini, era stata molto male. Il padre di Anna, Luigi Martelli, era mancato da tempo. Ora anche la suocera era passata oltre che peccato, così giovane rispetto a lei, eppure la malattia se lera portata via in fretta.
Matteo e Anna erano già andati via. Così, con il dolore alla spalla e alle gambe, Pina si trovò di fronte a due anime innocenti: il suo nipotino e quel cane così grande.
Il piccolo Tommaso restava abbracciato alla bestiola, che lo ricambiava con amorevoli leccate.
Tommy Ma lui non morde, vero? Perché sembra così grosso? Non potevate almeno prendere un barboncino? Ma che razza è? domandò spaventata la donna.
Nonna, è un bulldog inglese! Si chiama Polpettina. È buonissima, spiegava il bambino continuando ad accarezzare il cane.
Ma allora Bisogna portarlo a spasso, vero? Pina sentì un tuffo al cuore.
Da sempre aveva solo avuto gatti in casa, e ormai nemmeno quelli. Esperienza con i cani, zero.
Il cuore le si spezzava pensando a Maria, morta così presto. E la realtà di dover affrontare, nelle sue condizioni, la vivacità di un bambino piccolo e la presenza di un cane così grande, la turbava non poco.
Bisogna dargli da mangiare! Mangia carne, riso, tante cose. Su, dai, andiamo fuori, nonna! È ora di uscire! Tommaso sospirò e si mise da solo gli stivaletti.
Pina non ricordava nemmeno che cosa si fosse messa addosso per uscire. Il nipote le mise in mano il guinzaglio e le prese la mano. Così si avviò.
Non metteva piede fuori casa da una settimana, stava male. Ma ora camminava. Sopportando il dolore e le lacrime. Cosa poteva fare? Pregava silenziosa che Dio le desse un po di forza, perché nessun altro poteva aiutare quel bambino, e quel cane
Polpettina camminava tranquilla, mai uno strattone. Non si curava degli altri cani, né di chi latrava loro contro.
Pina iniziò quasi ad ammirarla. E tenne la schiena ben dritta quando passò davanti alle panchine dove le vicine sedevano a commentare le ultime novità del giorno.
Ma allora hai ospiti? Non dicevi che stavi male? Come vuoi cavartela con un bambino e un cane simile? Così ti verrà un colpo! Ragazzo, perché sei venuto dalla nonna? Lei è già malaticcia! E pure il cane vi siete portati. Proprio non avete rispetto per la povera donna! Vi siete tolti dalle scatole la responsabilità per andare in vacanza, io lo so! gridò la vicina del quinto piano, Erminia.
Pina sentì la manina del nipote tremare nella sua, e anche Polpettina sembra aver scosso la testa in segno di disappunto.
Ma piantala, Erminia! Solo perché non hai nipoti sei invidiosa! Tommy lho voluto io, figurati! Sto benissimo! E poi questa è una razza importantissima, Polpettina è persino campionessa di mostre canine! ribotté Pina a voce alta.
E smettetela di sparlare! Dite ancora una cosa simile davanti al bambino e ve la vedete con me! Mio figlio e sua moglie sono andati a salutare la consuocera scomparsa, mica a spassarsela! Se ti interessa tanto! dichiarò tutta di un fiato, e tirò avanti dimenticando quanto facesse fatica a camminare.
Non ascoltare certe cose, Tommaso! La nonna ti vuole sempre con sé! lo abbracciò stretto in ascensore.
Nonna, ma tu non andrai in cielo come nonna Maria, vero? La mamma e il papà mi hanno detto che lei ora sta lassù… Ma anche il nonno è lì. E se restassi solo tu Non lasciarmi, nonna, ti prego, io ti voglio tanto bene! singhiozzò Tommaso stringendole le ginocchia.
Piccolo mio! Tranquillo, la nonna non va da nessuna parte! Avrai tempo di stancarti di me! Ti porto a scuola, ti accompagno alluniversità, ti aspetto pure dalla leva militare se vuoi! Ci sarò sempre io, Tommy! lo baciò e lo tenne stretto a sé.
Faticando, preparò la cena. Riuscì pure ad andare al supermercato sotto casa. La sera portarono Polpettina a passeggio, che con la sua calma rassicurava Pina ad ogni passo.
Quando nipote e cane dormivano, si trascinò a prendere le medicine. Dolori ovunque, sembrava di aver scavato una fossa a mani nude tutta la notte. Ma sapeva che nessuno ormai poteva offrirle aiuto. E le risuonavano ancora le parole del nipote.
Dio mio, aiutami. Fammi stare un po meglio, almeno per il nipotino mio. Non per me, ma per lui, ti prego, mormorava tra sé.
Il giorno dopo, giocarono alle macchinine e la nonna si ritrovò, incredula, a gattonare sul tappeto con Tommaso, cosa che non faceva da anni. Insieme prepararono il risotto, e poi lavarono la Polpettina che si era buttata in una grande pozzanghera.
Quasi senza rendersene conto, Giuseppina diede un bacio sulla testa del cane.
Ma guarda te, chi lavrebbe mai detto che mi sarebbe sembrata brutta! Sembra proprio una meraviglia questa cagnolona! rise, asciugandola con lasciugamano.
Ma come mai la chiamate Polpettina? chiese al nipote.
Il bambino scoppiò a ridere di gusto.
Eh, nonna, perché adora le polpette! In realtà si dovrebbe chiamare con la T, ma qui Polpettina suona meglio! disse ridendo.
I giorni volavano! Tra favole raccontate a voce, le lezioni di lettere, e Tommaso che già formava parole intere. Polpettina intanto amava acciambellarsi in poltrona e chiedeva sempre un po di gelato o qualche pezzetto di formaggio.
Mamma, come stai? Perdona, non potevamo fare altrimenti! Ci fermiamo qualche giorno in più Non riesco a immaginare come, malata, tu ce la stia facendo con Tommy e il cane. Ma non sapevamo come fare, disse Matteo tutto preoccupato al telefono.
Va tutto bene! Ho tutto sotto controllo! Sono una nonna, ricordalo! State con calma, state vicino ad Anna, per lei senza madre non è facile. Non preoccuparti per me. Quandanche passino gli anni, le difficoltà si affrontano sempre! rispose ottimista Pina.
Quando Matteo e Anna arrivarono sotto casa, li assalì il pensiero che avrebbero trovato Pina piegata e sofferente. Chissà come avevano vissuto in quei giorni il nipote e la cagnolona.
Matteo Ma quella non è tua mamma? Sta correndo! riuscì solo a dire Anna incredula.
È lei! Ma pensa te riuscì a bofonchiare Matteo.
Nel cortile condominiale, era proprio Giuseppina che correva dietro a un piccolo pallone, impacciata ma sorridente. Non si ricordava lultima volta che avesse corso così! Dietro di lei, gridando di gioia, Tommaso e Polpettina la inseguivano.
Quando fu il momento dei saluti, il nipote non voleva staccarsi da lei, si aggrappò e pianse tanto.
Tommy, la nonna ti viene a trovare fra due settimane, mi raccomando! Andiamo al bar, e poi sulle giostre, promesso! gli disse mentre lo sollevava tra le braccia che non riuscivano più nemmeno a sollevare il bollitore, non molto tempo prima.
Mamma! Guarda che è pesante! sbottò Matteo.
Figurati! Aspettami, Tommaso! Tutto andrà bene! A presto, Polpettina! Anche a te la nonna verrà a trovare, così torniamo a fare le passeggiate! rise felice Giuseppina.
Lei è la mia vicina, e mi raccontò questa storia un giorno. Faticava proprio tanto a camminare, stava malissimo. Poi, tutto dun tratto, è rifiorita. E ancora oggi nel nostro cortile in tanti si stupiscono.
Sono stati Tommaso e Polpettina a guarirmi. Qualche dolore resta, certo, ma non è niente. Non bisogna lasciarsi andare, sennò non ti rialzi più. Non dobbiamo commiserarci, che sennò è la fine.
Non sempre ospedali e medicine sono miracoli. Ma lamore sì, che lo è. Ho pensato: come faranno senza di me, il bambino e la cagnolona? E allora mi sono alzata! Ed eccomi, cammino spedita! Perché loro hanno bisogno di me!
Ho un motivo per vivere! Ecco perché, anche se vi sentite male o siete tristi, alzatevi! Uscite! Per quelle manine che si fidano di voi, per i nipoti, per i figli e i mariti, per i nostri animali che ci aspettano!
Pregate il Signore che vi dia forza, stringete i denti. Non esiste nulla che lessere umano non possa superare. Nei momenti difficili il nostro corpo tira fuori energie nascoste!
E allora godetevi ogni giorno che passa, assaporando la vita! consigliò Pina a tutti.
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