“Mi aspetterai?”
Come vola il tempo. Non ho fatto in tempo a girarmi che già mi avvicino ai cinquant’anni. Eppure sembrava che sarei rimasta giovane per sempre. Lucia si osservò nello specchio. Si voltò di qua, si voltò di là. Solo dispiacere. Ma, come si dice, bisogna amarsi in ogni caso. Bene. E cosa c’è da amare? Le occhiaie, gli angoli della bocca cadenti, le rughe sul viso, gli occhi tristi. Oh, meglio non guardare tanta bellezza.
Eppure non ho portato mattoni, non ho faticato in fabbrica, ho passato la vita in un ufficio luminoso e caldo, a sfogliare carte. Ma il viso porta i segni di ogni anno che passa.
Lucia sospirò. “E perché mi agito così? Chi mi guarda? Ci sono tante ragazze giovani. Su, calmati. Respira”, si ordinò. E infatti fece un respiro profondo, poi un altro. “Che sarà mai, Marco è tornato. Si sarà già dimenticato di me. Quanta acqua è passata sotto i ponti da allora…”
***
“Lucia, andiamo al cinema?” propose Marco, arrossendo così tanto che le orecchie gli diventarono rosse.
“Ma che film c’è?” chiese Lucia con finta indifferenza, mentre il cuore le saltava in petto dalla gioia.
“Non ricordo il titolo, ma i ragazzi l’hanno visto e gli è piaciuto.”
“A me piacciono i film d’amore, o le avventure”, disse sognante Lucia, notando come il viso di Marco si allungasse. “Va bene, andiamo. E quando?”
“Possiamo anche adesso”, si illuminò Marco.
Lucia ci pensò. La mamma non le aveva dato commissioni. I compiti poteva farli dopo. Lei era al lavoro, non serviva chiedere il permesso.
“Andiamo”, accettò.
In sala c’era poca gente, era giorno feriale. Si spensero le luci, iniziò il film con spari e inseguimenti in macchina. Lucia sbirciò il profilo di Marco. Lui guardava incantato lo schermo. Alla fine della sparatoria, l’eroe salvò la ragazza dai banditi, e si baciarono. Lucia si irrigidì e arrossì, perché Marco era lì accanto e aveva visto anche lui quel bacio.
All’improvviso si avvicinò, quanto permetteva il bracciolo della poltrona, e le prese la mano. Il cuore le sussultò nel petto, Lucia rimase immobile, impietrita. Adesso le avrebbe sfiorato la guancia con le labbra… Ma no. I protagonisti del film scappavano di nuovo, e Marco fissò lo schermo. E così Lucia rimase fino alla fine, trattenendo il fiato.
Il film finì, si riaccesero le luci, e Marco le lasciò la mano. A Lucia venne subito freddo. Mentre uscivano, si abbottonò il cappotto e si mise il cappello, dispiaciuta che il film fosse già finito.
Fuori era già tramonto invernale. Camminarono verso casa, e Marco raccontò con entusiasmo le scene più avvincenti, come se lei non ci fosse stata. Nei silenzi, c’era imbarazzo. Lei chiedeva qualcosa, e lui riprendeva. Aspettava che le prendesse la mano, ma lui portava la sua cartella e gesticolava spiegando il film.
Davanti a casa, Lucia si fermò e abbassò lo sguardo. Anche Marco tacque.
“Devo andare?” Lucia prese la cartella e aprì il cancello.
“Lucia, ci andiamo ancora al cinema?” la chiamò Marco.
Si voltò. Nel buio non vedeva il suo viso, ma sapeva che temeva un rifiuto.
“Sì!” rispose allegra, e scappò via.
Andarono al cinema altre volte. E Marco, appena si spegnevano le luci, le prendeva la mano e la teneva fino alla fine. A volte passeggiavano. Marco aveva finito le superiori l’anno prima, e in primavera sarebbe partito per il servizio militare. Non si era iscritto all’università, lavorava con il padre in un’officina.
Una volta l’aveva persino baciata all’angolo della bocca. E lei aveva temuto che non ne avrebbe mai avuto il coraggio. Quanto era felice allora!
In primavera partì. La sera prima, Marco la chiamò fuori, lanciando un sassolino alla finestra. Lucia indossò il cappotto e uscì. Era ubriaco.
“Domani parto. Mi aspetterai?”
“Sì”, rispose rauca. “Certo che ti aspetterò.”
Come poteva dubitarne? Per lei non esisteva nessun altro al mondo.
La mamma si accorse che Lucia era fuori da troppo, si affacciò e la chiamò dentro. Lucia si alzò sulle punte, baciò Marco sulla guancia calda, e scappò.
Suo padre beveva, e l’inverno precedente era morto assiderato. La madre si era messa con un altro uomo. Lucia si sentiva a disagio, evitava di uscire in cucina. Dopo il diploma, partì per il capoluogo regionale. Non lontano, solo un’ora e mezza d’autobus. La mamma non la trattenne. A Lucia parve quasi che respirasse di sollievo. Le diede dei soldi per iniziare e salutò con un cenno mentre saliva sull’autobus con una valigia piccola.
I primi tempi visse dai parenti di un’amica, trasferitisi anche loro in città. Fece un corso da contabile e con il primo stipendio affittò una stanza.
Marco non aveva promesso di scrivere. Non ci aveva pensato, o non aveva avuto tempo, ma che importava? Lei lo aspettava lo stesso. Tornava a casa raramente. Una volta notò che la madre aveva la pancia tonda. Fu un po’ ferita: avrebbe amato un altro figlio, mentre lei, Lucia, era ormai fuori dalle loro vite.
Non vedeva la madre come una donna giovane, anche se aveva solo quarant’anni. Le mamme delle compagne non facevano figli a quell’età. Si vergognò, e smise di tornare al paese.
Tornò però per il ritorno di Marco. Un’amica le scrisse che i suoi genitori lo attendevano nel weekend. Il fratellino già camminava traballante. La madre l’aveva chiamato Marco, Marcolino. Quando Lucia lo chiamava, pensava al suo Marco.
Ogni tanto correva fuori a controllare se arrivava. Ma Marco non venne. Al negozio sentì sua madre lamentarsi che era in ritardo, che portava con sé una fidanzata, non del posto ma della regione dove aveva prestato servizio.
Lucia pianse tutta la notte. E alla mattina presto tornò in città.
Sei mesi dopo conobbe un ragazzo e lo sposò. Non sapeva neanche lei perché. Nessuno la costringeva. E capì subito che era stato uno sbaglio. Tutto era sbagliato. Il marito la guardava dall’alto in basso. La rimproverava sempre, perché non era di città, perché era fortunata che l’avesse sposata. Passava il tempo con gli amici: a guardare il calcio, a bere birra. Lucia non poteva sopportarlo. Sapeva come sarebbe finita. Provò a parlarne, ma lui rispose:
“Non ti va? Nessuno ti trattiene. Tanto meglio di me non troverai.”
Fortunatamente, non ebbero figli. Si lasciarono senza problemi. Se ne andò con quello che aveva portato.
Dal lavoro le diedero una stanza in un dormitorio, piccola ma sua, con la cucina. Dopo qualche anno comprò un appartamento. La madre, il patrigno e il fratello vennero a vedere, e naturalmente condivisero le novità. Così Lucia seppe che Marco aveva divorziato ed era tornato. Ma non era rimasto al paese, era partito per il Nord.
“Dovresti sposarti. Hai tutto. Perfino una casaSi guardarono senza parole, e in quel silenzio capirono che il tempo, invece di separarli, aveva solo aspettato che fossero pronti a ritrovarsi.




