La Zeppola Che Ha Spezzato una Maledizione Familiare

**Il Dolce che Spezzò una Maledizione Familiare**

«In questa casa non si parla di mia nonna» disse Marco, abbassando la voce come se il vento potesse sentirlo.

Era la terza volta che visitava Roma. Ma non per turismo o capriccio. Questa volta era per uneredità: un quaderno macchiato di zucchero e silenzio.

Sua madre glielo aveva consegnato prima di morire.
«È tuo. Lei lo ha lasciato a te. E se decidi di cercarla non andare con fame di risposte. Vai con fame di dolcezza.»

Sulla prima pagina cera scritto:
«Ricetta delle zeppole. Per quando Marco vorrà perdonare.»

Non aveva mai sentito parlare di quel dolce. Né di sua nonna. Solo che era stata bandita dalla famiglia «per disonore». Ma nel quaderno cera più che farina e zucchero. Cera una storia che chiedeva di essere raccontata.

Arrivò nel quartiere di Trastevere, seguendo lindirizzo scritto con inchiostro sbiadito. Bussò alla porta di una casa gialla con finestre verdi. Ad aprirgli una donna con occhi grigi e voce roca.
«Sei tu?» chiese lei.
«Chi dovrei essere?»
«Quello che porta il quaderno.»

Si chiamava Sofia. Era la figlia della nonna di Marco. Sua zia, anche se lui non sapeva della sua esistenza. Lo fece entrare. In cucina cerano vecchie fotografie, una radio accesa con musica napoletana e una pentola sul fuoco.
«Zeppole» disse lei, mescolando con un cucchiaio di legno. «Come le faceva mia madre. Fritte nellolio, poi immerse nello sciroppo. Croccanti fuori, morbide dentro. Proprio come lei.»

Marco deglutì.
«Perché non mi hanno mai parlato di lei?»
«Perché tuo nonno ha giurato di cancellare il suo nome. Ma lei non ha mai cancellato te. Ti conosceva ancora prima che nascessi.»

Gli porse una lettera piegata, con il suo nome scritto a mano.
«Carissimo Marco, so che questa ricetta ti arriverà prima della mia storia. Va bene così. Preparala. Solo così capirai che anche lamore può essere fritto e perdonato.»

Non pianse. Non ancora. Ma dentro di lui qualcosa si spezzò.
«Me la insegni?» chiese.

Passarono ore a preparare limpasto: farina, acqua, burro, un tocco di limone. Poi le frittelle presero forma, e infine il bagno nello sciroppo denso, profumato di fiori darancio.

Quando Marco ne assaggiò una, scricchiolò come un segreto svelato. Il dolce gli riempì la bocca, e con esso, un nodo in gola.
«E adesso?» sussurrò.
«Adesso portalo con te. E non tacere mai più la sua storia.»

Mesi dopo, Marco aprì una piccola pasticceria a Firenze: «La Dolcezza di Sofia».
Vendeva solo dolci italiani, ma il più richiesto erano le zeppole.

E sul muro, vicino al forno, una frase scritta a mano diceva:
«Ci sono eredità che non sono denaro sono ricette che ti insegnano ad amare ciò che non ti è mai stato raccontato.»

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