«Questo non è mio figlio», dice il milionario, ordinando a sua moglie di prendere il neonato e andarsene. Se solo lo sapesse davvero.
«Che cosa è questa?» chiede Sergio Alessandrini, con voce fredda come lacciaio, quando Loredana varca la soglia con il bambino avvolto al petto. Non cè gioia, né meraviglia solo una scintilla di irritazione. «Mi aspetti davvero di accettare questo?»
È appena tornato da un altro viaggio di lavoro di settimane: contratti, riunioni, voli la sua vita è un nastro trasportatore di sale dattesa e tavoli di conferenza. Loredana lo conosceva già prima del matrimonio e lo accettava come parte del patto.
Lhanno incontrati quando lei aveva diciannove anni, studentessa al primo anno di Medicina, e lui era già luomo che una volta aveva disegnato sul diario scolastico: affermato, sicuro, incrollabile. Un punto di appoggio solido. Con lui, credeva, sarebbe stata al sicuro.
Così, quando la serata che doveva brillare si trasforma in incubo, sente dentro sé una frattura. Sergio osserva il bambino, il volto si fa straniero. Esita poi la voce gli scivola come una lama.
«Guardalo non somiglia a me. Nessun tratto mio. Questo non è mio figlio, capisci? Mi prendi per un fesso? Che gioco fai, a penzolare spaghetti alle mie orecchie?»
Le parole lo colpiscono. Loredana resta immobile, il cuore batte a pugni nella gola, la testa rimbomba di paura. Luomo di cui si era fidata con tutto la accusa di tradimento. Laveva amato interamente; aveva abbandonato i propri progetti, le ambizioni, la vita precedente per diventare sua moglie, per dargli un figlio, per costruire una casa. E ora le parla come a un nemico alla porta.
Sua madre le aveva avvertito.
«Che vedi in lui, Loredana? È quasi il doppio della tua età. Ha già un figlio. Perché volerti fare la matrigna? Trova un pari, qualcuno che sia il tuo compagno.»
Ma Loredana, incantata dal primo amore, non ascoltava. Per lei Sergio non era solo un uomo era il destino stesso, la presenza protettiva che aveva bramato da bambina. Cresciuta senza padre, desiderava un marito forte e affidabile, il custode di una famiglia che potesse chiamare sua.
La prudenza di Marisa, la madre, era forse inevitabile; a una donna della sua età, Sergio sembrava più un pari che un compagno per la figlia. Loredana, però, è felice. Si trasferisce nella sua ampia dimora ben arredata e comincia a sognare.
Per un po la vita appare perfetta. Loredana continua gli studi medici, realizzando in parte il desiderio non avverato di sua madre Marisa aveva voluto essere dottoressa, ma una gravidanza precoce e un uomo sparito le hanno chiuso la strada. Loredana cresceva sola. Lassenza di un padre crea un vuoto che spinge la figlia verso la promessa di un vero uomo.
Sergio riempie quel vuoto. Loredana immagina un figlio, una famiglia completa. Due anni dopo il matrimonio scopre di essere incinta. La notizia la inonda come luce di primavera.
Sua madre è preoccupata. «Loredana, che ne è del tuo corso? Lo abbandoni? Hai faticato così tanto!»
La paura è legittima la medicina richiede sacrifici: esami, tirocini, pressione senza tregua. Ma nulla conta di fronte a quel che cresce dentro di lei. Un bambino è il senso di tutto.
«Tornerò dopo il congedo di maternità», dice dolcemente. «Voglio più di uno due, forse tre. Mi servirà tempo.»
Quelle parole accendono tutti gli allarmi nel cuore di Marisa. Ha vissuto da sola lonere di crescere un figlio; gli anni duri le hanno insegnato prudenza. «Hai solo tanti figli quanti puoi crescere se tuo marito se ne va», diceva, e ora il suo peggior timore si posa sulla porta.
Quando Sergio scaraventa Loredana come se fosse una seccatura, qualcosa in Marisa si spezza. Racoglie figlia e nipote, la voce tremante di rabbia.
«È impazzito? Dove è la sua coscienza? So che non tradiresti mai.»
Ma gli avvertimenti di anni silenziosi si scontrano con la testarda fede di Loredana nellamore. Lunica cosa che Marisa può più dire è amara e semplice: «Ti ho detto chi era. Non volevi vedere.»
Loredana non ha forza per rimproverare. La tempesta dentro di lei lascia solo dolore. Aveva immaginato un ritorno diverso: Sergio che prende il neonato, la ringrazia, la abbraccia tre uniti in una vera famiglia. Invece: freddezza, rabbia, accusa.
«Fuori, traditrice!», grida, la sua decenza si sgretola. «Chi è stato? Non credi che lo sappia? Ti ho dato tutto! Senza di me saresti in un dormitorio, a malapena a passare la facoltà, a lavorare in una clinica dimenticata. Non puoi fare altro. E porti il figlio di un altro nella mia casa? Devo ingoiare tutto questo?»
Scuotendosi, Loredana cerca di raggiungerlo, implora, gli dice che è sbagliato, lo supplica di riflettere.
«Sergio, ricordi tua figlia quando lhai portata a casa? Non assomigliava a te subito. I neonati cambiano; i tratti emergono col tempo occhi, naso, gesti. Sei un adulto. Come non capisci?»
«Non è vero!», sbotta. «Mia figlia assomigliava a me fin dal principio. Questo bambino non è mio. Imbala le tue cose. E non contare su un centesimo!»
«Per favore», sussurra tra le lacrime. «È tuo figlio. Facciamo un test del DNA lo dimostrerà. Non ti ho mai mentito. Credimi, anche solo un po.»
«Andare in laboratori e umiliarmi?», ruggisce. «Non sono così facile. Basta, è finita.»
Lui si seppellisce ancora più in profondità nella sua certezza. Nessuna supplica, nessuna logica, nessun ricordo damore riesce a trapassarlo.
Loredana imballa in silenzio. Solleva il bambino, guarda unultima volta la casa che voleva trasformare in un focolare, e si avvia verso lignoto.
Lunica destinazione è casa. Appena varca la soglia di sua madre, le lacrime scoppiano.
«Mamma sono stata così sciocca. Così ingenua. Perdona.»
Marisa non piange. «Basta. Hai partorito lo cresceremo. La tua vita ricomincia, capisci? Non sei sola. Rimettili le staffe. Non abbandoni gli studi. Ti aiuto. Ce la faremo. È questo il ruolo di una madre.»
Le parole di Loredana si dissolvono; la gratitudine le inonda la voce. Senza le mani stabili di Marisa, si sarebbe frantumata. Sua madre allatta e culla il bambino, copre i turni notturni e protegge il percorso di Loredana verso luniversità e una nuova vita. Non si lamenta, non rimprovera, non smette di lottare.
Sergio sparisce. Nessun assegno, nessuna chiamata, nessun interesse. Sfugge come se gli anni insieme fossero stati un sogno febbrile.
Ma Loredana rimane non più sola. Ha il figlio. Ha la madre. In quel piccolo mondo reale trova un amore più profondo di quello che aveva inseguito.
Il divorzio le sembra una costruzione che crolla dentro. Come può un futuro così pianificato trasformarsi in cenere da un giorno allaltro? Sergio ha sempre avuto un temperamento difficile geloso, possessivo, un uomo che scambia il sospetto per vigilanza. Ha spiegato il suo primo divorzio come una questione finanziaria. Loredana ci ha creduto. Non ha compreso quanto fosse facile per lui esplodere, quanto rapidamente perdesse il controllo sulle cose più innocenti.
Allinizio era tenerezza pura attento, generoso, premuroso. Fiori senza motivo, domande sulla sua giornata, piccole sorprese. Credeva di aver trovato leterno.
Poi Luca è nato, e si è immersa nella maternità. Con la crescita del figlio, riconosce una responsabilità verso sé stessa. Torna alluniversità, decisa a non essere solo una laureata ma una vera professionista. Marisa la sostiene in ogni modo cura dei bambini, soldi quando manca, incoraggiamento quando è scarso.
Il suo primo contratto di lavoro è come una bandiera piantata su nuovo terreno. Da lì sostiene la famiglia da sola modesta, sì, ma con orgoglio.
Il capo della clinica nota subito qualcosa concentrazione, resistenza, fame di imparare. Una dottoressa esperta, con occhi chiari, Tatiana Stepanovna la prende sotto la sua ala.
«Diventare madre presto non è una tragedia», le dice con dolcezza. «È forza. La tua carriera è davanti. Sei giovane. Ciò che conta è la tua spina dorsale.»
Quelle parole sono una miccia. Loredana prosegue. Quando Luca compie sei anni, uninfermiera senior dellospedale della nonna ricorda, senza malignità, che la scuola si avvicina in fretta e il bambino non è ancora pronto. Loredana non entra in panico; agisce. Tutor, routine, una scrivania accanto alla finestra costruisce le fondamenta del suo primo passo nello studio.
«Hai meritato una promozione», dice Tatiana più tardi, «ma sai comè nessuno avanza qui senza i numeri dietro. Tuttavia hai dono, istinto medico reale.»
«Lo so», risponde Loredana, calma e riconoscente. «E non discuto. Grazie per tutto. Non solo per me. Per Luca.»
«Basta», sbatte Tatiana, arrossendo. «Giustifica la fiducia.»
Loredana lo fa. La sua reputazione cresce in fretta colleghi la rispettano, i pazienti si sentono sicuri. I complimenti si accumulano; persino Tatiana si chiede se non siano troppi.
E poi, un pomeriggio, il passato bussa allufficio di Loredana.
«Buon pomeriggio», dice con tono pari. «Entri. Mi dica cosa la porta qui.»
Sergio Alessandrini ha seguito il consiglio di rivolgersi al miglior chirurgo della città, credendo che le stesse iniziali fossero casuali. Lattimo in cui la vede, il dubbio svanisce.
«Ciao, Loredana», dice, piano, con un tremolio sotto le parole.
Sua figlia, Giulia, è malata da un anno con qualcosa che nessuno riesce a definire. Test inconcludenti, specialisti sconcertati. Il bambino sta svanendo.
Loredana ascolta senza interrompere. Quando finisce, parla con chiarezza clinica.
«Mi dispiace per quello che sta vivendo. È insopportabile quando un bambino soffre. Ma non possiamo permetterci ritardi. Serve un quadro completo subito. Il tempo non è dalla nostra parte.»
Lui annuisce. Per una volta non discute.
«Perché sei solo? Dovè Giulia?»
«È molto debole», sussurra. «Troppo stanca per alzarsi.»
Cerca di mantenere la calma, ma Loredana sente la tempesta sotto il suo contenimento. Come sempre, agisce come se il denaro potesse piegare il destino.
«Aiutala», dice alla fine. «Ti prego. Qualunque cosa costi.»
Il nome Luca non emerge più. Una volta, quello lo avrebbe lacerata. Ora lo archivia una vecchia ferita ormai cicatrizzata.
Il dovere professionale la sostiene. I pazienti non si dividono in nostri e loro. Vuole però che capisca: non è una guaritrice di miracoli.
Una settimana dopo, dopo esami estenuanti, la chiama. «Opererò», dice. La sua certezza lo rassicura anche mentre il timore lo scuote.
«E se se non ce la fa?»
«Se aspettiamo, firmiamo una sentenza», risponde Loredana. «Proviamo.»
Il giorno dellintervento, lui è allospedale, incapace di andare via, come se la presenza fosse preghiera. Quando Loredana esce finalmente, lui corre verso di lei.
«Posso vederla? Solo un minuto solo una parola »
«Parli come un bambino», gli dice più dolcemente. «Sta uscendo dallanestesia. Ha bisogno di ore di riposo. Lintervento è andato bene nessuna complicazione. Domani.»
Lui non esplode. Non insiste che sia il padre e che le regole non valgano. Semplicemente annuisce e si allontana nella notte.
Ritorna a casa un uomo spezzato, non dorme affatto, e torna prima dellalba. La città è avvolta nella nebbia, le strade vuote; non nota nulla. Giulia è sveglia, fragile ma migliorata. Quando lo vede a quellora, sorride debolmente.
«Papà? Non dovresti essere qui.»
«Non riuscivo a dormire», ammette. « Dovevo vedere che respiri ancora.»
Per la prima volta Sergio sente cosa è davvero la paternità. Quanto di famiglia reale gli sfugge, quanto ne ha distrutto due volte per volontà e debolezza.
Quando il giorno assottiglia le finestre, entra nel corridoio, stanco ma stranamente più leggero, e quasi si scontra con Loredana.
«Che fai qui?», domanda, irritata. «Ho stabilito le regole nessuna visita fuori orario. Chi ti ha lasciato entrare?»
«Mi dispiace», risponde, lo sguardo basso. «Nessuno. Ho chiesto alla guardia. Dovevo solo essere sicuro che stesse bene.»
«La solita storia», sospira Loredana. «Pensavi che il denaro aprisse la porta. Bene. Hai visto Giulia. Considera la missione compiuta.»
Lo lascia passare e si infila nella stanza di Giulia. Lui resta nel corridoio, incapace di allontanarsi.
Più tardi, entra nel suo ufficio con un bouquet di fiori di primavera e una busta ordinata sotto la giacca gratitudine, non solo parole.
«Devo parlare con te», dice, più calmo ora.
«Breve», risponde. «Il tempo è poco.»
Tiene la porta aperta. Lui esita, cercando un inizio e il destino spezza il nodo.
La porta scoppia e un ragazzo di undici anni irrompe, tutta indifferenza ed energia.
«Mamma! Sono stato lì fuori per ore», sbotta, accigliato. «Ti ho chiamato perché non hai risposto?»
Quella era la sua giornata niente emergenze, nessuna operazione. Il lavoro tende a divorare le promesse; la colpa lampeggia sul volto di Loredana.
Sergio si blocca. Il ragazzo è davanti a lui come uneco vivente.
«Mio figlio», riesce a dire. «Il mio piccolo.»
«Mamma, chi è questo?», chiede Luca, accigliato. «È impazzito? Parla da solo.»
Loredana si irrigidisce. Quello era luomo che laveva chiamata bugiarda, laveva abbandonata, laveva cancellata come una riga di testo.
Ma non dice nulla. Il dolore si rialza; dietro di esso, qualcosa di piccolo ma vivo comincia a bruciare.
Sergio è annegatoLoredana, guardando il figlio negli occhi, capì che il suo futuro apparteneva al coraggio di ricominciare, non al passato che laveva tradita.





