Durante la mia esperienza come insegnante mi è capitato un caso particolare: nella mia classe c’era un bambino, Nicola, nato con numerose patologie, tra cui ritardo dello sviluppo, problemi cardiaci e, per di più, una labioschisi accompagnata da palatoschisi.

Sai, mi è successa una cosa che non dimenticherò mai, durante la mia esperienza come maestra in Italia. Avevo in classe un bimbo di nome Nicola Vitale. Era un tesorino fin dalla nascita, anche se la vita non gli aveva reso le cose facili: aveva vari problemi di salute, un ritardo nello sviluppo, il cuore fragile e, come se non bastasse, era nato con il labbro leporino e la palatoschisi.

Fino ai quattro anni non si capiva praticamente nulla quando parlava, e soltanto verso i sei, dopo innumerevoli sedute con logopedisti e specialisti, il suo parlare iniziava finalmente a essere più comprensibile. Certo, parlava sempre un po dal naso e con certi suoni gutturali, ma ormai noi riuscivamo a capire tutto ciò che voleva dire.

Poi è arrivato lotto marzo, proprio nellultimo anno di asilo, quello della recita finale. E sai che abbiamo deciso? Di dare anche a Nicola un pezzetto di poesia da recitare durante la festa. Era sempre molto insicuro riguardo alla sua voce e alla sua bocca segnata dalla cicatrice. Io sapevo che era rischioso, che lo avremmo messo un po sotto pressione. Però, a pensarci, i bambini sotto una campana di vetro non crescono forti. Lui aveva davvero bisogno di quelloccasione, ne parlava tanto. E infatti, quando gli altri provavano, lui stava lì a ripetere piano piano, muovendo appena le labbra.

Proprio a Nicola è capitato un estratto di poesia per la festa della mamma. Sua mamma, la signora Francesca, era commossanon si aspettava che lo scegliessimo! Nemmeno Nicola ci credeva allinizio, pensava che non gli avremmo dato mai un pezzo, perché lui era diverso dagli altri.

Ma ti dico, non cè stato giorno che non abbiano provato: davanti allo specchio, tra di loro, con la voce bassa, poi più forte, davanti ai parenti, quasi come una gara.

E finalmente arriva il grande giorno. Tocca a Nicola andare in scena. Era pallido, il poverino tremava, però non ha voluto tirarsi indietro. Leggo solo per la mamma, solo per lei, ha sussurrato. Si mette il suo abito elegante, papillon compreso, e sale sul piccolo palcoscenico. Inizia bene, davvero, scandisce le prime parole che era un piacere ascoltarlo. Poi forse si è sfinito o spaventato dalla platea: ha iniziato a inciampare nelle parole. E a un certo punto, doveva dire che la mamma di un bimbo era una poliziotta, ma invece, nel cercare quella parola lunga, si è impappinato e ha tirato fuori: La mia mamma è… con-di-zio-na-to-re!

Qualcuno in sala ha trattenuto a stento una risatina. Nicola è diventato paonazzo, ha abbassato la testa, ha ficcato le mani in tasca e ha continuato, pur con la voce delusa:

E la mamma di Tommaso e di Vera…

Dal fondo della sala si è sentito urlare, tra le risate: Anche loro condizionatrici! E stavolta nessuno è riuscito a trattenersi.

Nicola è scappato via con gli occhi lucidi. Lho rincorso e lho trovato nascosto vicino alle scale, a strofinarsi via le lacrime con la manica del golf. Mi sono chinata a parlargli allorecchio, gli ho spiegato che chi aveva gridato aveva fatto solo una battuta sciocca. Gli ho domandato se voleva riprovare a recitare solo per la mamma, e, se avesse sbagliato, lavrei aiutato io. Allinizio Nicola scuoteva forte la testa, poi ci ha pensato e ha detto che voleva riprovarci, sempre solo per la sua mamma, ma che aveva paura.

Gli ho promesso che gli sarei stata accanto, che gli avrei tenuto la mano e che, se avesse avuto bisogno, avrei suggerito la parola. Ha accettato. Ho chiamato la bidella per sistemargli la faccina ancora rigata di pianto e sono tornata in sala. Ammetto che ero più agitata io che lui. Ho preso la parola davanti ai genitori, mi ricordo ancora il cuore che batteva come un tamburo.

Ho detto: Nicola ha sei anni e ha passato metà della sua piccola vita tra ospedali e centri di riabilitazione. Ha affrontato più interventi chirurgici che compleanni. Solo da poco riesce a parlare in modo comprensibile. Ha avuto il coraggio di salire qui, davanti agli altri, per recitare una poesia. Ma vuole farlo solo per la sua mamma, per lei soltanto. Per favore, aiutatelo ascoltandolo in silenzio. Per lui è una montagna.

La sala si è ammutolita. Ho portato Nicola di nuovo davanti al pubblico, lui che si attaccava a me e teneva lo sguardo basso. Sembrava proprio un cucciolo, così piccolo, tutto panciuto e con il labbro inferiore sporgente. Piangeva ancora, ma aveva una grinta che non vi dico.

Dai, Nicola! ha gridato la sua mamma. Forza, Nicola! ha aggiunto la stessa voce scherzosa di prima, ma stavolta con calore.

Mi sono accovacciata vicino a lui, gli ho preso la mano. Per la mamma, gli ho sussurrato. Lui ha fatto un bel respiro e ha ricominciato da capo. Quando è arrivato al punto critico ha detto sicuro: La mia mamma è po-li-ziot-ta! E la mamma di Tommaso e di Vera sono tutte due in-ge-gne-resse!

E sai una cosa? Si è girato verso il pubblico sfidando tutti con lo sguardo.

Ti giuro, non ho mai sentito tanto applauso tutto insieme nella saletta dellasilo. Tutti, davvero tutti, hanno cominciato a battere le manigenitori, bambini, bidelle, insegnanti. Qualcuno si è alzato pure in piedi. Nicola non è riuscito più a continuare: il boato era troppo forte. Ma non serviva. Aveva già vinto.

Dopo la festa, la maestra di musica mi ha preso da parte e, scherzando, mi ha detto: Guarda che guaio, hai quasi rovinato la festa. Ma in fondo nessuno giudica i vincitori! E tu e Nicola oggi avete vinto, perciò adesso vai pure a asciugarti il naso e torna dai tuoi bambini.

Mi sono commossa, ero proprio scarica, ti giuro che ho pianto lì davanti a lei. Ma sai perché te lo racconto ora, dopo tutti questi anni? Perché pochi giorni fa ho incontrato per strada la mamma di Nicola: mi ha riconosciuta, mi ha detto che Nicola questanno è entrato alluniversità, passando i test al primo colpo, tutto pagato dallo Stato. Indovina la facoltà? Filologia! Eh già.

Mi ha pure riferito cosa le ha detto Nicola: Se non fosse stato per quel momento, forse sarei rimasto sempre e solo un ragazzino disabile.

Sai qual è il punto? La forza di volontà, il coraggio. Ma soprattutto il fatto che con un po di sostegno dalle persone attorno si può diventare davvero completi. Ecco, sarebbe bello se fossimo tutti un po più tolleranti e gentili, no?

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Durante la mia esperienza come insegnante mi è capitato un caso particolare: nella mia classe c’era un bambino, Nicola, nato con numerose patologie, tra cui ritardo dello sviluppo, problemi cardiaci e, per di più, una labioschisi accompagnata da palatoschisi.