Ieri ho dato le dimissioni.
Senza moduli, senza preavviso di due settimane.
Ho semplicemente appoggiato la torta sul tavolo, ho preso la borsa e sono uscita di casa di mia figlia.
La mia datrice di lavoro era proprio mia figlia, Chiara.
E lo stipendio, pensavo io in questi anni, era lamore.
Ma ieri ho capito che, nelleconomia familiare, il mio affetto vale meno di un nuovo tablet fiammante.
Mi chiamo Anna. Ho 64 anni.
Sui documenti sono pensionata, ex infermiera, vivo con una modesta pensione in periferia.
Ma nella realtà sono autista, cuoca, donna delle pulizie, maestra privata, psicologa e pronto soccorso per i miei due nipoti: Marco (9 anni) e Daniele (7 anni).
Sono quella che qui si chiama nonna di paese.
Ricordate il detto Per crescere un bambino serve un intero villaggio?
Nel mondo moderno, quel villaggio spesso è una sola nonna esausta che vive di caffè, camomilla e antidolorifici.
Chiara lavora nel marketing.
Suo marito, Lorenzo, è in finanza.
Sono brave persone. Almeno questo mi ripeto da sempre.
Sono sempre stanchi, sempre di corsa. Lasilo costa troppo. La scuola è complicata. Le attività extrascolastiche sono ancora più impegnative. Quando nacque Marco, mi guardavano come chi sta annegando e cerca aiuto.
Mamma, non ce la facciamo a pagare una tata, mi disse Chiara con le lacrime agli occhi. Ai estranei non ci fidiamo. Solo tu puoi aiutarci.
E io ho accettato.
Non volevo essere un peso.
Così sono diventata un pilastro.
La mia giornata inizia alle 5:45.
Guido fino a casa loro. Preparo il porridge ma quello vero, perché Daniele non vuole quello istantaneo. Sistemo i bambini. Li porto a scuola. Ritorno e pulisco il pavimento che non ho sporcato, il bagno che non ho usato. Poi scuola, attività, inglese, calcio, compiti.
Sono la nonna delle regole.
La nonna del no.
La nonna del dovere.
Poi cè Giuliana.
Giuliana è la mamma di Lorenzo.
Vive in un attico vista mare. Ritocchi, auto nuova, viaggi.
I nipoti li vede due volte lanno.
Giuliana non sa che Marco è allergico.
Non sa come calmare Daniele quando entra in crisi con la matematica.
Non ha mai pulito un seggiolino sporco di vomito.
Giuliana è la nonna del sì.
Ieri Marco ha compiuto nove anni.
Mi sono preparata per settimane. Di soldi ne ho pochi, ma volevo regalargli qualcosa di vero. Ho lavorato tre mesi a un pesante plaid fatto a maglia, perché dorme male. Ho scelto i suoi colori preferiti. Ho messo dentro tutto quel che avevo.
E ho cucinato una torta vera senza mix pronti.
Alle 16:15 hanno bussato.
Giuliana è arrivata come una tempesta profumo, capelli perfetti, sacchetti delle boutique.
Dove sono i miei ragazzi?!
I nipoti mi hanno quasi spinta via per correre da lei.
Nonna!
Si è seduta e ha aperto un sacchetto con il logo del negozio.
Non sapevo cosa vi piacesse, così ho preso il più nuovo, ha annunciato.
Due tablet per giocare. I più cari sul mercato.
Niente limiti, ha strizzato locchio. Oggi comando io!
I bambini sono impazziti. Hanno dimenticato la torta. Gli ospiti spariti.
Chiara e Lorenzo erano al settimo cielo.
Mamma, ma così disse Lorenzo mentre le versava un bicchiere di vino. Li vizi troppo.
Io ero lì, col plaid tra le mani.
Marco anche io ti ho fatto un regalo e cè la torta
Lui non si è girato.
Non adesso, nonna. Sono al prossimo livello.
Ho lavorato tutto linverno
Ha sospirato:
Nonna, le coperte non servono a nessuno. Giuliana ci ha portato i tablet. Sei sempre così noiosa. Porti soltanto da mangiare e vestiti.
Ho guardato mia figlia.
Mi aspettavo che intervenisse.
Chiara ha sorriso, un po a disagio:
Mamma, non prendertela. È solo un bambino. Ovviamente il tablet lo entusiasma di più. Giuliana è la nonna divertente. Tu sei quella di ogni giorno.
La nonna quotidiana.
Come le stoviglie, come il traffico. Necessaria, ma invisibile.
Vorrei che Giuliana vivesse qui, ha aggiunto Daniele. Lei non ci obbliga a fare i compiti.
Qualcosa si è rotto dentro di me.
Ho piegato il plaid. Lho appoggiato sul tavolo. Ho tolto il grembiule.
Chiara. Basta.
Come, basta? Taglio la torta?
No. Basta davvero.
Ho preso la borsa.
Non sono un elettrodomestico da spegnere e riaccendere. Sono tua madre.
Mamma, dove vai?! ha gridato. Domani ho la presentazione! Chi prende i bambini?
Non lo so, ho risposto. Magari vendete un tablet. O lasciate qui la nonna divertente.
Mamma, ci servi!
Mi sono fermata.
Ecco il problema. Vi servo. Ma non mi vedete.
Sono uscita.
Stamattina mi sono svegliata alle nove.
Ho preparato il caffè. Mi sono seduta sul portico.
E per la prima volta dopo anni, non mi faceva male la schiena.
Amo i miei nipoti.
Ma non vivrò più come una domestica gratuita, coperta dalla parola famiglia.
Lamore non è sacrificio totale.
E la nonna non è un bene di consumo.
Se vogliono una nonna di regole, che rispettino le regole.
E intanto
Penso che mi iscriverò a un corso di ballo. Pare che sia quello che fanno le nonne divertenti.
Ieri mi sono licenziata. Senza lettera, senza preavviso di due settimane. Ho semplicemente posat…



