Lia porta il fidanzato in campagna dai suoi genitori, ma lui le pone una condizione sorprendente…

Portò la dolce Lucia il fidanzato in paese, e lui subito le pose una condizione…

Mattia vide il pullman avanzare lentamente sulla polverosa strada bianca tra i vigneti, lasciò cadere il pallone e si lanciò di corsa verso la fermata, le scarpe sbattevano tra i sassi e la camicia a quadretti gli si apriva sul petto, i capelli chiari scompigliati dal vento caldo.

È la mamma, la mamma che torna! continuava a ripetersi Mattia tra sé, correndo a perdifiato. Ma Lucia non era sola quando scese dal pullman al suo fianco avanzava un uomo robusto, vestito in un elegante abito grigio chiaro, il passo importante e la valigetta che oscillava tra le dita. Sembrava proprio un dirigente uscito ora da uno degli uffici di Milano.

Mattia si precipitò tra le braccia della madre, aggrappandosi forte alla sua mano, sperando di cogliere nel suo sguardo il sorriso di sempre.

Ciao, tesoro mio, sussurrò Lucia, trentanni e il volto segnato di dolcezza, piegandosi a baciargli la fronte.
Ehi, campione! tuonò con voce profonda luomo, posando la grossa mano sulla testa del ragazzino, tanto da farlo quasi vacillare per lirruenza di quellaccoglienza.

Allora, tutti a tavola! invitava calorosamente nonna Palmira, la mamma di Lucia, osservando con orgoglio la lunga tavola imbandita.
Vi ringrazio, signora Palmira! rispose con tono importante Saverio Benassi, guardandosi intorno con ammirazione davanti a quella distesa di prelibatezze.

Così è la campagna! In città bisogna far le file, mancano sempre le cose buone… Ma qui ognuno si arrangia con la roba sua: salumi, pane, verdura… Niente come da noi! proclamò Saverio, indicando il tavolo.

E pure latte fresco, la ricotta fatta oggi, le nostre uova! canticchiava nonna Palmira.

Finché ce la facciamo, qualcosa ci teniamo sempre di nostro, si inserì nonno Carlo, uomo burbero e asciutto che aveva passato la vita tra i filari della cooperativa.

Saverio, alzando il mento con un sorriso compiaciuto, si vantò: Anche noi in città non siamo proprio alle strette! Ho mia sorella che lavora al mercato, qualche leccornia la recupero ancora sottobanco… Così ho reso felice la cara Lucia, accarezzandosi la chierica con orgoglio.

Mattia guardava con diffidenza questo nuovo adulto che parlava troppo forte, domandandosi come succede a tutti i ragazzini cui manca una figura paterna se forse quello sarebbe diventato davvero il suo nuovo papà. In città spesso fantasticava su come sarebbe stata la sua vita con un padre: andare insieme allo zoo nei fine settimana oppure giocare in porta come i suoi amici.

Stringendo forte tra le mani il piccolo aeroplano di legno che nonno Carlo aveva intagliato con cura, Mattia si avvicinò timido a Saverio:
Guardi, che bellezza questo aereo! Lha fatto il nonno…

Saverio prese la giocattolo e lo fece ruotare energicamente: la minuscola elica sobbalzò e cadde per terra. Eh, troppo fragile per davvero! commentò, restituendolo senza molta premura a Mattia.

Il ragazzino raccolse in silenzio lelica rotta, voltandosi verso il nonno.

Non fa niente, glielo rimettiamo a posto noi, rassicurò nonno Carlo.

E Saverio, che fa il direttore dellofficina della nostra fabbrica! intervenne Lucia per alleggerire la tensione.

Saverio gonfiò il petto: Così è.

Lucia, sarta di mestiere e non più una ragazzina, era emozionata: pensava di aver finalmente trovato un uomo che sapesse darle sicurezza, esperienza e rispetto. Continuava a riempire il piatto di Saverio, offrendogli pesce fritto, crespelle e tiramisù fatto in casa.

Più tardi, uscendo fuori nel cortile, Saverio spalancò le braccia e proclamò: Ma avete mai visto un posto più bello di questo? E che aria, ragazzi!

Ti piace qui, Saverio? chiese Lucia, speranzosa.

Altroché!

Allora domani torneremo in città… Prenderemo anche Mattia, deve comprare la divisa per la scuola.

Ma no, Lucia, che senso ha riportare il ragazzino con noi? Che si fa male qui, a scuola in paese? Tanto manca solo un anno alle medie, lascialo qui: intanto sistemiamo casa, cambiamo i mobili. Dai, meglio così, si mette un po di carne addosso, aria pulita, latte, frutta, e cè chi lo tiene docchio e noi possiamo sistemarci con calma. Saverio la guardava con aria di chi pensa di risolvere tutto con un colpo di mano.

Nonna Palmira lanciò uno sguardo preoccupato a nonno Carlo, che tamburellava i baffi, visibilmente contrariato.

Ma Saverio caro, bisognerà sistemare un sacco di cose, parlare con la scuola, preparare la valigia…

Oh, che vuoi che sia! Qui Mattia sta benissimo. In città chi ha tempo? Tutti a lavorare. Così noi ci sposiamo e lui ce lo riprendiamo tra un anno, no? Così facciamo le cose fatte bene, Lucia, che ne dici?

Ma quale proposta, questa è una condizione bella e buona! brontolò nonno Carlo, storcendo il naso.

Lindomani, mentre Lucia si sforzava di spiegare a Mattia perché non lavrebbe portato con sé, il bambino annuiva in silenzio, trattenendo tutto dentro. E quando Saverio e Lucia salirono sul pullman, Mattia era sparito né nella legnaia, né nellofficina del nonno; lo aveva nascosto persino la bicicletta.

Ma dove sarà finito ora… Era qui un momento fa! si disperava Palmira.

Non sarà lontano, starà giocando agli amici, scrollava le spalle Saverio.

Lucia fece un ultimo giro nel cortile, lanciando unocchiata ansiosa intorno a sé; ma Mattia, nascosto nellangolo buio della carboneria, guardava tutto dalla fessura, stringendo laeroplanino tra le dita. Avrebbe tanto voluto correre fuori, abbracciare la mamma, ma si trattenne. Quel signore pelato lo costringeva a sentirsi di troppo.

E lì, nella polvere e nel buio, le lacrime gli scivolarono sul viso, silenziose e amare. Non era uno che piangesse, nemmeno quando il nonno lo sgridava severo perché aveva sganciato la barca e aveva tentato di remare nel fiume. Ma stavolta nessuno lo aveva sgridato, nessuno lo aveva toccato… Eppure piangeva lo stesso, asciugandosi con rabbia gli occhi con le nocche.

Eccolo qua! esclamò la nonna, quando Lucia e Saverio erano ormai andati.

Su, non piangere, che la mamma tornerà tra un mese, me lha promesso. Intanto ti compriamo la divisa nuova e un bel grembiule, e starai bene qui con me e il nonno, no?

Mattia abbassò il capo, la frangia chiara sugli occhi: pensava agli amici della città, ai compagni di giochi e provava una nostalgia struggente. Certo, anche qui aveva i suoi amici, ma aveva capito da tempo che lestate era il tempo dei nonni e del paese, lautunno quello degli amici, della scuola e delle strade rumorose di Firenze.

La settimana volò. Mattia si perse tra giochi e corse nei campi, finché il pensiero della madre lontana divenne sempre meno pesante.

Nonna Palmira quasi lasciò cadere il secchio quando vide Lucia varcare il cancello: Figlia, ma non ti aspettavamo, pensavo tornassi fra un mese!

Lucia si sedette stanca sulla panca. Lavevo detto, ma sono qui dopo solo due settimane. Sono venuta a prendere Mattia.

Comè possibile? Avevamo deciso di lasciarlo qui. Saverio ha cambiato idea?

No, mamma, sono io che ho cambiato idea. Non sono qui a svendere il mio ragazzo. Saverio, poi, è già andato dalla contabile Simona porta le cose buone a lei, sa non ha figli. Io invece, come dice lui, mi presentavo con il bagaglio di Mattia, e mi ha imposto di lasciarlo qua. Ma non ci sto.

Palmira guardò la figlia con gli occhi tristi. Avrebbe voluto una felicità diversa, più vera, per lei.

Forse è meglio così, Lucia.

Sì, meglio così, mamma. Prendo Mattia, compro la divisa nuova, lo porto in seconda e tutto tornerà come prima. Io e lui abbiamo sempre fatto senza regali e pacchi da mercato, lo faremo ancora. Non cercavo i suoi favori dai magazzini Io volevo una famiglia, volevo un compagno e un padre per Mattia.

Mattia, che era spuntato nel cortile, appena scorse la madre corse tra le sue braccia gridando: Mamma!

Amore mio! Come mi sei mancato! Lucia lo abbracciò forte, stringendo i pugni sulle sue spalle abbronzate. Sono tornata per te, tra poco riapre la scuola.

Mattia guardava la mamma incredulo, con occhi lucenti.

Come facevamo prima, così continueremo… Tu a scuola, io a casa a correggere quaderni, ti iscriverò a teatro e anche a calcio, come volevi tu!

Mattia si ostinava a infilare quaderni e vestiti nel piccolo zainetto, per alleggerire la borsa della mamma.

Basta, Mattia, è troppo pesante!

Non pesa! Sono forte!

Nonno Carlo e nonna Palmira li accompagnarono fino alla fermata. Il pullman, affondando le ruote nella polvere chiara della strada, si fermò con un sibilo e spalancò la porta. Mattia prese posto al finestrino e salutava il nonno e la nonna con la mano finché non sparirono alla vista.

Nel palmo stringeva ancora laeroplanino riparato dal nonno, e ogni tanto guardava la madre con un sorriso timido: stava tornando a casa, e lo sentiva in ogni battito del suo cuore. Accanto a lui viaggiava la persona a lui più cara al mondo: la sua mamma.

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