«Non intendo finire i miei giorni con una vecchia acciaccata!» – sbottò il marito — Basta! Ora bast…

Io non voglio invecchiare con una vecchia acciaccata, sbottò mio marito.

Basta! Ora davvero basta! gridò Andrea, chiudendo con forza il cassetto, facendo tremare le bottigliette di profumo. Sono stufo di sentir parlare di dolori alle ossa e medicine! Voglio vivere, non trascinare i giorni in questa casa che sembra una clinica!

Giovanna era sulla soglia della camera, osservava Andrea che buttava in una sacca i suoi pochi effetti. Trentadue anni insieme, racchiusi in uno zaino e una busta con le sneakers. Questo pensiero le punse più di qualsiasi offesa ricevuta.

Andrea, iniziò piano, sai che la mamma dopo lictus non può restare sola, vero?

Tua madre è affare tuo! Non intendo passare la vecchiaia con una decrepita, ringhiò lui senza guardarla. Ho cinquantotto anni, non ottanta! Non voglio che casa mia diventi una corsia dospedale!

Giovanna sentì un brivido. Negli ultimi sei mesi le parole giovinezza e vecchiaia erano diventate il loro campo di battaglia. Andrea, allimprovviso, aveva iniziato a tingersi i capelli bianchi, comprato una bicicletta e persino una giacca di pelle. E poi era arrivata Fabiana la vicina divorziata, trentacinque anni, al quinto piano.

Ti trasferisci da lei? Giovanna lo sapeva già, ma chiese lo stesso.

Andrea si voltò bruscamente. Gli passò per gli occhi un lampo di vergogna, ma subito si trasformò in ostinazione.

Sì, da lei. Vuoi sapere il perché? Perché con lei dimentico letà. Lei non conta i miei capelli bianchi e non mi ricorda i miei acciacchi. Lei è libera. Capisci?

Libera. Quella parola le andò dritta al cuore. Per riflesso, Giovanna si guardò allo specchio: il viso segnato dalla stanchezza, nuove rughe intorno alla bocca. Un tempo Andrea la chiamava la mia bella. Ora

Fra poco fai sessanta, Andrea sussurrò. Davvero pensi che

Che cosa? scattò lui. Che non merito di essere felice? Che non posso avere una nuova vita? Ti dirò, molti alla mia età

Scappano con ragazzine? sorrise amaramente Giovanna. Già, triste statistica.

Andrea fece un gesto stizzito:

Ci risiamo! Tu devi sempre buttare tutto nel fango! Io voglio solo respirare davvero, hai capito?

Chiuse lo zaino di colpo. Il suono della zip fu come una condanna.

Fai gli auguri a tua madre, borbottò uscendo. Spero vi troverete bene. Voi due si bloccò, ma concluse: Voi due vecchie amiche.

La porta sbatté. Giovanna restò a lungo seduta sul letto, fissando il vuoto. Due vecchie amiche Eppure, aveva solo cinquantatré anni. Questo è vecchiaia?

Dalla stanza accanto arrivò la voce debole della mamma:

Giò? È successo qualcosa?

Nulla mamma, Giovanna si obbligò ad alzarsi. Andrea è uscito, affari di lavoro.

Dire una bugia le pesava, ma non poteva ancora confessare la verità. Non voleva che la madre, a ottantanni, si colpevolizzasse per la fine del suo matrimonio.

I giorni scivolarono monotoni, grigi come il Naviglio dinverno. Giovanna ripeteva i soliti gesti: cucinare, pulire, prendersi cura della mamma. E intanto, nella testa, un solo pensiero: quando? Quando aveva smesso di accorgersi che tra lei e Andrea cera un muro?

Ripensava a Fabiana. La nuova vicina, solare e decisa, sempre con abiti vivaci e una risata contagiosa. Giovanna allinizio aveva avuto compassione con un bimbo piccolo non era facile. Poi aveva notato gli sguardi di Andrea. Come si soffermava alla finestra quando Fabiana portava fuori il cane. Come casualmente era giù allingresso quando lei rientrava dal lavoro. Come restava fino a tardi nel garage.

Gio, la mamma la richiamò, è da mezzora che lavi quella tazza Dai, vieni qui.

Giovanna si riscosse. Era davvero rimasta così, sognante davanti al lavandino.

Arrivo, mamma.

Giò, la mamma si sedette, stringendosi alla sedia, so tutto, sai. Non serve fingere.

Mamma

Ti ha lasciato, vero? È andato da quella del quinto piano?

Giovanna annuì, sentendo salire le lacrime.

Un cretino, sospirò la madre, quasi filosofica. Sai cosa succede agli uomini quando si avvicinano ai sessanta? Come se li possedesse il diavolo cercano la giovinezza dove non cè mai stata.

Mamma, basta

Perché basta? la donna rise improvvisamente. Tuo padre fece uguale a cinquantadue anni. Preso dalla crisi di mezza età.

Giovanna rimase di sasso:

Papà? Ma tu non hai mai

E perché dirtelo? scrollò le spalle la madre. Tornò strisciando dopo due mesi, con la coda tra le gambe. Ma io non lo aspettavo più.

Davvero?

Proprio così, strizzò locchio. In quei due mesi capii che la mia vita non era finita. Mi iscrissi a corsi di ricamo. E sai che ti dico? Senza di lui si respirava meglio.

Rimase in silenzio, osservando le sue mani, rugose ma ancora sorprendentemente agili.

Vedi, Gio, gli anni non contano niente. Conta cosa cè nel cuore. Ho ottantacinque primavere ma dentro sono ancora una ragazzina.

Giovanna sorrise, forse per la prima volta da giorni. Era vero: sua mamma, nonostante la salute fragile, aveva una forza speciale. Forse è per questo che la gente le si avvicina?

Il tuo Andrea, riprese la mamma, non scappa da te. Fugge da sé stesso, dalla paura del tempo che passa. Pensa dilludersi con una giovane, ma il tempo non lo si inganna.

Lo difendi? Giovanna sentì salire la rabbia.

Ma no! la mamma scosse la testa. Mi fa pena, perché so che non troverà quello che crede. Dal tempo non si scappa, figlia mia. Arriva comunque.

In quel momento, una risata provenne dal cortile. Giovanna guardò fuori distinto. Andrea e Fabiana passeggiavano, lui le portava le borse. Lei gesticolava allegra, e lui la guardava con occhi pieni di un entusiasmo che fece stringere il cuore di Giovanna.

Non torturarti, la mamma la tirò via dalla finestra. Meglio bere un tè, che ho dei cantucci appena fatti.

Mamma, ma che cantucci? la voce di Giovanna tremava.

Tuo marito è stato uno sciocco, ripeté la madre con calma. Ma la sua strada è quella. Tu trovane una tua. Sai che si dice? Domani andiamo ai Giardini Pubblici. Hanno finito la ristrutturazione, è bellissimo.

Giovanna avrebbe voluto dirle che non ne aveva voglia, ma nel tono della madre cera qualcosa di diverso. E se avesse ragione? Forse era ora di ricominciare a vivere?

Il parco era davvero splendido. Dopo i lavori aveva cambiato volto vialetti nuovi, fontane e panchine confortevoli. Al centro, il piccolo centro culturale spargeva musica nellaria.

Guarda qui, la mamma indicò una bacheca, corsi di letteratura, danza, yoga per over sessanta!

Mamma, sospirò Giovanna, non dirai mica che

E perché no? la mamma sollevò le sopracciglia. Io alla mia età posso ancora fare di tutto, eh!

E per dimostrarlo agitò la mano in aria. Il bastone le sfuggì e cadde rumorosamente.

Oh scusa.

Permette? intervenne una voce maschile.

Un uomo elegante, sulla sessantina, raccolse il bastone e, con un piccolo inchino, lo porse alla mamma.

Ecco a lei.

Grazie mille, la mamma arrossì allimprovviso. Gentilissimo.

Mi chiamo Pietro Mantovani, si presentò. Qui organizzo incontri di letteratura. Vedo che siete incuriosite dalle nostre attività?

Certo! intervenne la mamma decisa, Mia figlia scrive poesie bellissime. Alluniversità pubblicava sulla rivista.

Mamma! protestò Giovanna. Ma era una vita fa

La poesia non muore mai, sorrise Pietro. Se volete, oggi cè la nostra riunione. Stiamo parlando di opere nuove.

Così Giovanna entrò nel circolo letterario quasi per caso. Allinizio voleva solo accompagnare la mamma, invece si è ritrovata coinvolta. Lodore dei libri, le voci pacate, i visi interessati: sembrava un altro mondo. Qui nessuno badava allaspetto o alletà, ma solo ai pensieri e alle emozioni.

Poi arrivò la serata di poesia. Intima, tra amici. Giovanna era agitata, come prima di un esame.

Lesse i suoi versi sullamore, sulla perdita, sulla vita che continua anche col dolore. E, riga dopo riga, sentì che qualcosa dentro di lei si liberava e tornava a respirare.

Tornando a casa, incontrò Andrea. Era solo, senza Fabiana. Si fermò a distanza, imbarazzato come un ragazzo colpevole.

Gio, stai benissimo.

Lei lo guardò senza dire nulla. Era strano, ma in quegli occhi castani non cera più dolore. Solo una pacata stanchezza.

Grazie, disse lei. Altro?

No, ascolta fece un passo. Voglio spiegarti cioè, ho capito.

Che ti sei stancato? O Fabiana non era poi così speciale?

Andrea fece una smorfia:

Non è così. È diversa. Giovane, sì, affascinante, anche ma con lei non so cosa dire.

Pensavi che a trentacinque anni si parli di storia italiana? rise Giovanna. Andrea, sei sempre stato ingenuo.

Non intendevo questo borbottò. Solo che, Gio, ho fatto delle stupidaggini. Forse

No, lo interruppe decisa. Non cè nessun forse. Anzi, ti ringrazio.

Davvero? Per cosa?

Per essere andato via. Per avermi fatto capire che la vita non è solo cucina e pulizie.

Gio, ho capito. Voglio tornare a casa, tentò di prenderle la mano. Possiamo rimediare.

Lei si scostò, gentile ma ferma.

No, Andrea. Tu non vuoi davvero tornare a casa. Perché quella casa non esiste più. La Giovanna che lavava i tuoi calzini e taceva a cena non cè più. Non conosci la nuova. E forse ti farebbe paura.

Perché?

Perché ora vive per sé.

In quel momento arrivarono la mamma, senza bastone: le teneva il braccio il signor Pietro.

Oh, Andrea, lo fissò fredda. Ancora qui?

Buonasera, signora Lucia, balbettò Andrea. Sto andando.

Bene, approvò lei fredda. E ricorda: la prossima volta che vorrai scappare via dalletà… magari cerca il problema altrove.

Andrea sembrò colpito nel profondo. Girò sui tacchi e se ne andò.

Mamma! Giovanna sussurrò, maliziosa. Non era il caso

Dire la verità non è mai sbagliato, rispose la madre. Tra laltro, Pietro mi ha proposto di condurre il laboratorio Favole della nostra infanzia per i nipotini. Sarebbe divertente!

La signora Lucia è una narratrice nata, sorrise Pietro. I bambini saranno entusiasti.

Giovanna guardò la mamma viso aperto, occhi brillanti e pensò: forse la saggezza è proprio questa. Non combattere il tempo che passa, ma accoglierlo come occasione. Come un dono per scoprire chi sei davvero.

Dopo due mesi, Andrea e Fabiana si lasciarono. Pare che lei abbia incontrato uno più giovane. E un mese dopo, Andrea scrisse a Giovanna un messaggio imbarazzato, pieno di scuse e richieste di perdono. Lei non rispose.

Perché? Ormai aveva la sua vita. Due volte a settimana incontri letterari. E sai una cosa? A cinquantatré anni, per la prima volta dopo tanto tempo, si sente veramente giovane. Perché la giovinezza non è la pelle liscia; è il coraggio di essere sé stessi. In qualsiasi stagione della vita.

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