Insostituibile

La prima volta che Ginevra vide Andrea fu al lavoro. Lui era arrivato per il colloquio al reparto acquisti, mentre lei, proprio in quel momento, si precipitava nell’ufficio del personale di Milano per firmare un ordine.

Entrò di corsa per apporre la firma, ma il suo sguardo si fermò sul nuovo arrivato, bello e sicuro di sé. Che tipo, però non lo trovi più così, pensò in un lampo, ascoltando la conversazione che gravava sullaria. Sì, al reparto acquisti presto avremo modo di conoscerci meglio.

Il giorno dopo l’ignoto entrò nella contabilità, salutò tutti con un sorriso cordiale e scrutò la stanza con curiosità. Il suo sguardo si posò su Ginevra e, per un attimo, la ragazza avvertì un brivido lungo la spina dorsale. Ecco, lo guarda che tipo di uomo è questo? mormorò a se stessa, arrossendo.

Andrea non era come gli altri pretendenti che aveva avuto. Lui la guardava dritto negli occhi, con tenerezza e attenzione, senza mai affrettarsi. Risolveva i problemi con facilità, senza attendere richieste, ma senza imporsi. Sapeva sparire all’improvviso e comparire proprio quando era più necessario. Tutto ciò lasciò su Ginevra unimpressione indelebile: si era innamorata, in modo definitivo, di quelluomo che sembrava uscito da un sogno.

In pochi mesi condividevano lo stesso appartamento; sei mesi dopo si scambiarono la promessa di matrimonio. Quando nacque il piccolo Matteo, un perfetto riflesso di Andrea, Ginevra comprese davvero cosa significasse la felicità.

Nelle notti, stringendosi a lui, sussurrava:

Non ti allontanerai, vero? Ti ho legato al cuore.

Non avevo intenzione di andare via, rispose Andrea, baciandole la fronte.

Ginevra sapeva fin dal principio che Andrea aveva una figlia da un precedente matrimonio. Gli chiedeva spesso informazioni, ma lui esitava a rivelare dettagli. Una sera, quasi per caso, le confidò:

Non ho più contatti con la ex, Lina. Quando Daria aveva tre anni, Lina non voleva che ci vedessimo. Ora Daria è unadolescente meglio non riaprire quel capitolo.

Ginevra alzò le spalle.

Come vuoi, ma se mai vorrai cercarla, dimmelo. Ti sosterrò.

Andrea annuì. Non ci furono più domande; ognuno ha il suo passato.

Una notte, Andrea tornò a casa stranamente distante. Si tolse la giacca con lentezza, andò in cucina senza guardarla, si versò dellacqua e rimase lì, con il bicchiere in mano.

Andrea, che succede? chiese Ginevra, preoccupata.

Lui la guardò, colpevole, e con voce incerta rivelò:

Ho trovato Lina sui social, le ho scritto. Volevo sapere come stava, come andava Daria. È tornata a scrivermi, anche al telefono

Ginevra rimase immobile. Aveva più volte ricordato ad Andrea la figlia, ma ora, sentendo quella notizia, sentì una parte di sé spezzarsi.

Che bellissima notizia! esclamò, cercando di mascherare limbarazzo, sono felice per voi!

Andrea sorrise, come se avesse bisogno di sentire quelle parole. Ginevra, però, avvertì una nuova pesantezza avvolgere il suo cuore.

Allinizio furono brevi telefonate. Andrea si chiudeva in camera e chiudeva la porta dicendo: «Daria è timida». Ginevra rimaneva sola in cucina, udendo ancora quella voce dolce e vellutata che un tempo le era stata riservata.

Poi i messaggi di Lina divennero più frequenti. Le dita di Ginevra scattavano al telefono di Andrea, leggendo foto di una ragazza sconosciuta, intercettando frasi come: «Siamo qui, ti aspettiamo». Ogni volta che Andrea andava in unaltra stanza con il cellulare, Ginevra si convinceva che stesse solo parlando con sua figlia, ma una sera, passando accanto, sentì il nome: Lina.

Da quel momento, linferno di Ginevra prese forma. Odiava sé stessa per ciò che faceva, ma non riusciva a fermarsi. Osservava il sorriso di Andrea davanti allo schermo, il respiro trattenuto mentre sceglieva le parole. Il tradimento le appariva in ogni gesto, in ogni sguardo, convinta che lui conducesse due vite.

La gelosia la consumava giorno dopo giorno. Una sera, esplose:

Non mi consideri più nulla?! gridò, mentre Andrea scorreva distrattamente il feed del telefono.

Ginevra, che succede? chiese, con gli occhi pieni di perplessità.

Non fare finta di nulla! sibilò, ti vedo! Parli ancora con lei!

Con chi? rispose lui, davvero confuso.

Ogni squillo del telefono divenne per lei una scossa elettrica, ogni ritardo sul lavoro una prova di tradimento. Divenne una spia nella propria casa, perché la amava fino al punto di autodistruzione. Andrea, silenzioso, non spiegava, non giustificava, come se non percepisse il suo tormento. Era così lontano dal suo carattere.

Le liti divennero quotidiane, spesso per motivi futili, ma quelle piccole cose si trasformarono in un problema globale. Ginevra urlava che Andrea non la ascoltava più, che i suoi sguardi erano strani, che la sua presenza sembrava un peso. Nella sua mente nasceva un pensiero che la soffocava:

Se decidesse di andare altrove, ci sarebbe una vita che lo aspetta, lo vogliono, lo attendono.

Un tempo era certa del loro matrimonio. Ora la casa, un tempo rifugio sicuro, si era trasformata in una trappola. Di notte, con gli occhi aperti, pensava:

E se un giorno decidesse che quel posto è più importante di noi?

Al mattino cercava di scacciare quei pensieri, si biasimava, si ripeteva: «Siamo una famiglia, non è così». Più la convinceva, più la paura cresceva, la paura della sua scelta.

Una sera, Andrea lasciò il cellulare in cucina e andò a fare la doccia al piccolo Matteo. Lo schermo si accese con una notifica: Lina

Ginevra non toccò il telefono. Le dita tremarono, il cuore si strinse. Non aprì il messaggio, temendo ciò che avrebbe potuto leggere. La paura era ormai parte della sua vita.

Che ti prende? le chiese Andrea più tardi, mentre metteva a letto Matteo.

Tutto bene, rispose frettolosamente.

Lui la scrutò per un lungo istante, come se avesse capito qualcosa, ma non disse nulla. Quella notte, mentre lui dormiva, Ginevra ascoltava il suo respiro, tranquillo, familiare, e pensò che presto quel suono poteva appartenere a unaltra.

Quella consapevolezza la bruciò così tanto che si alzò e andò in cucina, si sedette sullo sgabello, stringendo le mani. Per la prima volta si sentì sostituibile.

Andrea entrò, lei lo guardò con gli occhi pieni di lacrime:

Ho paura che un giorno te ne andrai

Lui si inginocchiò, prese le sue mani.

Dove andrei?

Verso loro.

Rimase in silenzio. In quel vuoto udì il rumore più spaventoso: uninterruzione, non una protesta, non una risata, ma una pausa più pesante di qualsiasi risposta.

Poi arrivò la notte in cui tutto cambiò. Andrea non tornò a casa. Non chiamò, non mandò messaggi; il cellulare era fuori rete. Ginevra rimase nella cucina buia, immaginando la loro vita insieme, rievocando mille scenari felici. Al sorgere del sole, il cuore divenne un blocco di ghiaccio.

Accese il computer, le dita scrissero da sole a Lina. Scrisse, piangeva senza accorgersi delle lacrime, disperata, come chi affoga e cerca lultima canna. Scrisse damore, di gelosia, di umiliazione, chiedendo una sola cosa: «Dimmi la verità!»

Premette Invia e provò un sollievo strano, seguito da un vuoto. Il suo turno era lanciato, ora doveva attendere una risposta.

Il giorno intero non trovò pace. Immaginava lincontro con Andrea, la dichiarazione, la reazione. Girava per lappartamento, toccava gli oggetti, nutriva meccanicamente Matteo, ma dentro cera solo lattesa del giudizio finale.

Andrea tornò tardi, quasi di notte, pallido e smemorato, e si sedette di fronte a lei senza dire una parola.

Perché lhai fatto? la sua voce era bassa, stanca.

Ginevra tremò.

Cosa ho fatto?

Ho letto la tua lettera. Hai frainteso tutto.

Davvero?! balbettò, perdendo il controllo, allora spiegami! Vuoi tornare a loro? Lamore vecchio non arrugginisce, dicono! Perché taci? Non mentire! Non nasconderti con il cellulare! Come hai potuto leggere la mia lettera?! Che voleva? Voleva mostrarmi la mia debolezza? È stato un lazzo non rispondere?!

Lina non ti risponderà, Ginevra mormorò Andrea, risponderò io tutto andrà bene se non lo rovini tu stessa

Che comodo, rise amaramente, e molto pratico Va bene, non dire altro. Non mi interessa più. Perché lho scritto, è stato inutile

Lina è morta, espirò Andrea, questa notte. Ero con lei fino alla fine.

Ginevra rimase senza fiato, il mondo si fermò. Un brivido gelido le attraversò il corpo. Tutta la sua rabbia, la gelosia, il veleno interiore si dissolsero in un batter docchio.

È morta? sussurrò, quasi temendo la risposta.

Andrea annuì.

Era gravemente malata da tempo, spiegò, si è rallegrata quando sono tornato. Non lha subito confessato; voleva vedere come avremmo interagito, con me e con Daria. Non cercava di riprendermi, Ginevra. Voleva solo che Daria non restasse sola.

Sospirò profondamente.

Ora capisci perché tutto dipende da te? chiese, guardandola negli occhi, se dici no, troverò dove sistemare Daria.

Parli di un orfanotrofio? il terrore si levò nella voce di Ginevra.

No, ho parenti sia miei che di Lina. Spero qualcuno accolga Daria. In ogni caso non posso decidere senza di te

Ginevra balzò in piedi, urlando con una forza che la spaventò:

Non pensarci! gridò, la sua figlia vivrà con noi! Capito? Con noi!

Andrea rimase immobile, chiuse gli occhi per un attimo. Quando li riaprì, le lagrime gli rigavano il volto.

Lo sapevo credevo che avresti detto così, parlò piano.

Ginevra si gettò tra le braccia di lui, nascose il viso sul suo petto. Tutte le sue paure e i suoi sospetti svanirono. Davanti a loro cera una vita nuova, difficile ma sua, e per la prima volta Ginevra non temeva più nulla. Aveva fatto la sua scelta.

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