Ginevra, fin dal suo primo respiro, non era voluta a sua madre, Giovanna Bianchi. La trattava come un oggetto qualsiasi nella casa: cosa cè, cosa non cè, è tutta mia.
I litigi con il padre, Romolo Rossi, erano continui e, quando lui la lasciò per sposare la sua legittima, la madre perse completamente le staffe.
Se lhai lasciata, allora non avresti mai dovuto abbandonare la tua spazzatura! Mi hai tradita al telefono e ora mi scarichi con il tuo figlio? Lo butto fuori dalla finestra o lo lascio al binario con i senzatetto? urlava Giovanna al telefono.
Ginevra coprì le orecchie e pianse silenziosa. Lassenza damore della madre le scivolava dentro come una spugna.
Che farò della tua bambina? Dubito che sia davvero mia. Addio! rispose Romolo dallaltro capo della linea.
Giovanna, come una bestia ferita, gettò i vestiti di Ginevra nella borsa, vi infilò i documenti e, prendendo la piccola di cinque anni, la fece salire su un taxi.
Gli farò vedere! Gli farò vedere a tutti! ribolliva nella sua testa. Con un tono altezzoso, indicò al tassista lindirizzo dove doveva andare.
Intendeva lasciare la bambina alla madre di Romolo, la signora Anna Rossi, che viveva fuori città, a Como. Il tassista non gradì la giovane donna altezzosa che rispondeva bruscamente alle domande della ragazzina spaventata.
Mamma, devo andare in bagno sussurrò Ginevra, appoggiando la testa sulle spalle della madre, senza aspettarsi nulla di buono.
E così fu. Sentendo la necessità della figlia, Giovanna le sbottì contro le orecchie con una voce così forte da far rabbrividire il tassista, che quasi gli venne voglia di dargli una sberla.
Sopporta! Non essere così intollerante! tentò di razionalizzare il tassista, che anche lui aveva una nipote della stessa età.
Giovanna si voltò verso la figlia, fissando il finestrino con il naso gonfio dira.
Calmati, mamma, altrimenti ti scarico qui. Ti porto agli assistenti sociali. minacciò.
Che cosa? Taci! Sei la custode di quella bambina, ma io ti denuncerò per aver guardato la mia figlia in modo sospetto e per avermi fatto proposte indecenti. A chi crederà di più, al tassista o alla madre disperata? ribatté Ginevra, stringendo i pugni.
Luomo serrò i denti; era meglio non litigare con una donna così instabile, anche se provava a pena compassione per la piccola.
Dopo unora e mezza arrivarono a destinazione.
Aspetta, torno subito! esclamò Giovanna, per poi sentire il motore del taxi accelerare bruscamente.
Andrai a piedi, serpente! si udì dal sedile.
Giovanna sputò con disprezzo, afferrò Ginevra per la mano e, sbattendo la porta del cortile, entrò in una piccola casa di campagna, dove la madre di Romolo la stava aspettando.
Prendi quello che vuoi fare con lei. È il tuo figlio, ma a me non serve! sbraitò Giovanna, uscendo a passo svelto.
Anna Rossi rimase a guardare la madre allontanarsi, mentre la bambina piangeva amaramente.
Mamma! Non andare via! implorava Ginevra, sporche le mani di lacrime.
Giovanna, cercando di sganciare le dita di Ginevra dalla sua gonna a quadri, gridò:
Vattene! Vai a vivere dalla tua nonna!
I vicini curiosi spuntarono fuori, mentre Anna, con il cuore in gola, corse a rincorrere la piccola.
Andiamo, tesoro. Vieni, cara mia. le disse, asciugandole le lacrime. Romolo non volle parlare del figlio illegittimo.
Non ti farò del male, non temere. Vuoi che ti prepari una frittellina? Ho anche la panna fresca. la rassicurò Anna, portando Ginevra in casa.
Già alla porta, Anna vide Giovanna scappare su unauto di passaggio, lasciandosi una scia di polvere. Non si sentirono più notizie di lei. Anna accolse Ginevra come un dono divino, convinta che fosse sua.
Ti crescerò, Ginevra. Ti darò tutto quello che posso. promise, e così fu.
Cresciuta con amore e cura, Ginevra finì il primo anno di scuola. Il tempo volò e, a undici anni, si avvicinava la fine della scuola media. Divenne una ragazza bella, gentile, intelligente e letta, sognando di entrare in medicina, anche se per il momento le era possibile solo il liceo.
Peccato che papà non voglia riconoscermi, sospirava, abbracciando Anna. La sera, sedevano insieme sulla terrazza a guardare il tramonto.
Anna accarezzava i capelli setosi di Ginevra con mano tremante. Romolo, ora adulto, rifiutava di partecipare alleducazione della figlia. Aveva riconciliato i rapporti con la prima moglie e avevano un figlio, cui dedicava tutta la sua attenzione. Ginevra, invece, era per lui solo una cattiva.
Sei una scrofa! scagliò Anna, stancata delle continue richieste di denaro da parte di Romolo, che non lavorava più e viveva di benefici.
Romolo, furioso, rispose:
Ti ucciderò, non verrò neanche al funerale! e, con laiuto di un altro fratello, cacciò la nonna dal suo stesso nome.
Anna, con voce ferma, rispose:
Che Dio lo giudichi. e si alzò, dicendo che domani Ginevra avrebbe ricevuto il diploma.
Lestate volò tra le cure del giardino e arrivò il momento di mandare Ginevra in città per gli studi.
Non riuscirò a farcela da sola. Chiederò al vicino Vito di portarci al dormitorio, disse Anna, preoccupata per la sua salute.
Vicino al dormitorio, Ginevra rimase a lungo abbracciata dalla nonna.
Sei la mia gioia, studia, è la cosa più importante. In futuro dovrai contare solo su te stessa. Io sono vecchia, non so quanto ancora mi resta. le sussurrò Anna.
Ginevra trattenne le lacrime.
Smetti, nonna! Non sei vecchia, sei forte! ribatté.
Anna sorrise. Dopo aver firmato latto notarile, la nonna tornò al suo paesino. Ginevra andava a trovarla ogni fine settimana, pregandola di non ammalarsi, studiando con fervore per diventare dottoressa e prolungare la vita di Anna.
Più tardi, Ginevra si innamorò del compagno di corso, Alessandro. Lui era serio, ambizioso e anchegli sognava la medicina. Anna era felice per la nipote. Dopo il diploma con lode, i due si sposarono a ventanni.
Al matrimonio, in una modesta trattoria, era presente solo la nonna.
Per me sei più di una nonna, sei madre e padre in una sola persona. Hai donato il calore del tuo cuore e lamore della tua anima. Mi hai dato una casa vera, accogliente. Ti amo, nonna! disse Ginevra, con la voce rotta dalle lacrime.
Si inginocchiò tra le braccia di Anna, grata per tutto, senza immaginare che un giorno noncera più. Gli invitati si commossero.
Alzati, Ginevra. sussurrò Anna, arrossendo di orgoglio.
Che imbarazzo! esclamò Alessandro, facendo posto a Anna accanto a sé: Sei ora il membro più importante della nostra famiglia!
La serata fu piena di brindisi per gli sposi e per la salute di Anna, che aveva cresciuto una ragazza meravigliosa.
Poco dopo, Anna si spense, come se avesse esausto la sua missione. Ginevra e Alessandro si occuparono di lei, alternando il tempo tra la città e il paesino.
Un giorno, la nonna, stringendo la mano di Ginevra, le disse:
Quando non ci sarò più, i miei figli e i miei nipoti avranno bisogno di difendersi. Ho già scritto il testamento, è tutto in ordine.
Ginevra rimase senza parole, il nodo in gola le impediva di parlare.
Grazie alle cure amorevoli, Anna visse ancora un anno e mezzo, poi morì serenamente nel sonno. Come aveva avvertito, dopo quaranta giorni, il padre tornò con la sua nuova famiglia.
Svuotate la casa! ordinò Romolo, come se avesse diritto a tutto.
Ginevra, spaventata, guardò il volto sprezzante di Romolo, la moglie sconosciuta e il fratello che masticava una gomma. Luomo già immaginava di vendere la casa e di prendere la macchina.
Al negozio, Alessandro guardò i nuovi arrivati.
Chi siete? Che cosa volete? chiese Romolo, infuriato.
Alessandro posò pacatamente la borsa della spesa sul tavolo.
Sono il marito di Ginevra. E voi chi siete? rispose.
Romolo, rosso di rabbia, urlò:
Via da qui! Vattene!
Alessandro, con calma, replicò:
Su quale base usi questo tono? Ginevra è la legittima proprietaria. Vuoi vedere il testamento?
Romolo balbettò:
Il il testamento?
Romano, la tua madre è avvelenata dal tuo inganno. Dobbiamo andare in tribunale subito! intervenne la nuova moglie, incitando il marito.
Romolo, furioso, sbraitò:
Proverò che non sei la mia figlia! Non sarai più nella mia casa!
Prepara le valigie, scema. Non ti resterà nulla. minacciò il fratellastro.
Alla fine, Romolo se ne andò, lasciando la casa vuota. Ginevra cadde a terra, coprendosi il volto e piangendo: Perché mi hanno fatto questo? Non ho mai ricevuto nemmeno una caramella da lui.
Alessandro la sollevò e la rassicurò:
Domani metterò un annuncio per vendere la casa. Non ti faranno più del male.
Vendettero la proprietà rapidamente a una famiglia benestante, che desiderava una casa di campagna. Limmensa dimora, circondata da alberi di pino e un pergolato di vite, fu accolta con gioia.
Ginevra e Alessandro comprarono un piccolo appartamento in centro, pronti ad accogliere il loro futuro bambino.
Prima di addormentarsi, Ginevra pensò ad alta voce: Grazie, nonna, per avermi dato la vita.
Così, la storia di una bambina rinnegata, di una nonna che lamò incondizionatamente e di un padre che sparì nella sua avidità, insegna che lamore vero non nasce dal sangue, ma dal cuore che sceglie di prendersi cura altrui. La lezione più grande è che, quando la famiglia di sangue tradisce, la famiglia che costruiamo con affetto resta per sempre.
La Nipote.



