Non si è sbagliata

Non si era sbagliata

Martina stava finendo di rassettare casa quando suonò il campanello. Si lavò velocemente le mani e corse ad aprire. Sulla soglia cera la suocera, Assunta Malvasia. Aveva quella sua solita espressione da volpe, o almeno così sembrava a Martina, e senza tanti complimenti si infilò dentro casa.

Ciao, ma che sorpresa, come mai da queste parti? si riscosse Martina.

Sono solo venuta a trovarti, le rispose secca Assunta, senza nemmeno salutare per bene.

Eh, ma io adesso stavo finendo la pulizia! Perché non mi hai avvisata? Non si fa arrivare allimprovviso così, come pioggia dagosto!

Assunta aggrottò le sopracciglia, quasi divertita:

E dovrei forse chiedere il permesso per entrare in casa mia? Eh?

Martina si sentì pizzicare, ricordandosi che effettivamente vivevano in quellappartamento per gentile concessione della suocera. Assunta aveva due appartamenti: in uno viveva lei, laltro normalmente lo affittava, ma si era impietosita del figlio Lorenzo e di Martina, che dopo un guaio economico del marito non avevano più potuto permettersi laffitto e ora lavoravano sodo per ripagare i debiti. In quella casa pagavano solo le spese di condominio e le bollette, tutto qui.

Assunta si accomodò decisa in cucina, senza chiedere il permesso, e tirò fuori una tazzina.

Come va, tutto bene? domandò, indagando con lo sguardo.

Tutto a posto, borbottò Martina, che aveva appena finito di spolverare e ora cercava di farsi piccola di fronte alla donna.

Assunta la fissava con occhi scuri, infastidita dal colorito pallido della nuora. Non aveva mai avuto un gran feeling con Martina, ma rispettava la scelta del figlio e, anzi, spesso la prendeva in giro, anche davanti a lui.

Sicura di stare bene? Non mi convinci per niente oggi!

Sì, sto bene, rispose Martina, sempre difensiva.

Sempre sto sto bene, sto bene! Non sai dire altro?

Martina alzò le spalle; in realtà non si sentiva affatto al top, ma ammollarlo a sua suocera era lultima cosa che voleva.

Cosa farai oggi? continuò Assunta, curiosa.

Boh, forse faccio un salto al supermercato a prendere due cose, poi devo mettermi a lavorare

Assunta annuì; sapeva che Martina lavorava come contabile da remoto. Di nuovo il silenzio si fece pesante, finché la donna sbottò:

Ma te lo sai che ti accompagno io al supermercato? Ho la macchina, dai Tanto non ho niente da fare.

Martina avrebbe voluto rifiutare sapeva già che tra le corsie sarebbe stata presa in giro ma poi pensò ai borsoni da trascinare e, rassegnata, disse di sì.

Beh, sarebbe comodo

Allora muoviti! Non facciamo notte.

Martina si vestì in fretta, ma Assunta non perse occasione per canzonarla:

Meno male che aspetto solo te, così almeno posso recuperare un po di sonno, eh!

Martina non replicò, sapeva che era ironia gratuita. Da stamattina aveva la nausea e di litigare con la suocera proprio non le andava.

Allora, dove andiamo?

Martina citò due supermercati e Assunta partì decisa. In verità, più che fare la spesa, Assunta voleva evitare il silenzio di casa sua: il marito era morto da anni e anche se non lo diceva, sapere Lorenzo e Martina in quella casa la faceva sentire meno sola. Ma a nessuno lavrebbe mai ammesso.

Ma senti un po, Martina, perché prendi questa roba? chiese, squadrando i prodotti economici che la ragazza aveva messo nel carrello.

Per ora possiamo permetterci solo questo cercò di rispondere con dignità Martina. Pensavo lo sapessi che siamo pieni di debiti.

Assunta allargò le spalle: a dire il vero non ci pensava troppo.

Dai, vuoi che facciamo una merenda al bar? Offro io.

Si voltò ma non fece in tempo a finire la frase: Martina perse improvvisamente le forze e stava per crollare al suolo. Per fortuna si trovavano già vicino allauto e Assunta la fece sedere appena in tempo.

Oh Madonna santa Martina, apri gli occhi!

Assunta prese della bottiglietta dacqua e ne gettò un po sulla faccia della giovane. Martina piano piano riprese colore.

Va tutto bene? Ti senti meglio?

Sì, solo un po di stanchezza e stress, forse rispose debolmente Martina, evitando gli occhi della suocera.

Assunta la osservava seria, aveva già un sospetto ma lo tenne per sé.

Dai, torniamo a casa ora.

Ma mi manca ancora un supermercato, devo andare anche lì

Assunta fece finta di nulla, la caricò ugualmente in macchina e guidò dritta verso casa. Al ritorno si occupò lei di portare le buste, mentre Martina tentava inutilmente di aiutarla.

Lascia stare, almeno così non rallenti la zittì seccata.

Una volta in casa, Martina si sentì già molto meglio e si diede da fare tra la cucina e il computer.

Ma ti succede spesso così in giro?

Cosa? Ah, i mancamenti? Ma dai, capita ogni tanto, nulla di ché.

Assunta fece un verso eloquente e si sedette al tavolo.

Guarda che io ero uguale così quando aspettavo Lorenzo. Sempre nausee e svenimenti.

Ma cosa dite! Io incinta proprio no! Io e Lorenzo ora non possiamo avere figli, abbiamo da lavorare e pagare i debiti. Un figlio, poi, sono altri costi!

Assunta si fece seria:

Un bambino non è solo una spesa, è un dono.

Preferisco tenermi i doni per Natale borbottò Martina, guardando altrove. Ora proprio non sarebbe il momento.

Sì, ma se è già in viaggio, non è che puoi restituirlo al mittente.

Martina prese un respiro nervoso e rispose stizzita:

Assunta, vi giuro che non sono incinta! Basta inventarsi storie!

Non urlare con me! Se sei in pensiero, fatti un test, invece di gridarmi contro.

Ma perché siete venuta? Solo per farmi i nervi così?

Martina, ti ho appena portata a fare la spesa e ti ho aiutata quando ti sei sentita male. Parlane con Lorenzo piuttosto, così decidete insieme cosa fare.

E cosa dovremmo decidere? Lavorare

Assunta sospirò. Quelle risposte, di solito così pacate, non la convincevano.

In quel momento, mentre il viso di Martina si tendeva, Assunta capì la ragazza doveva proprio essere incinta. Ma preferì non insistere, già la mente le correva allidea di un nipotino da coccolare tutto il giorno.

Ma perché ora fate quella faccia?

Hai già pensato a come chiamare il maschietto? E la femminuccia?

Martina rimase di sasso, poi si arrabbiò davvero.

Non sono incinta! E comunque ora non si può, chiariamolo! Basta parlare di test e nomi! Se proprio non avete nulla da fare, tornate a casa vostra, per favore.

Va bene, va bene, vado concesse Assunta con un sorrisetto, ma ricordati che, quando arriveranno i nipoti, io ci sono per aiutarti.

Martina non replicò, si limitò a sbuffare mentre la suocera usciva.

Appena la porta si chiuse, Martina corse allarmadietto del bagno. Aveva comprato un test di gravidanza mesi prima, per ogni evenienza. Fino a quel giorno non ne aveva mai avuto bisogno. Ora sentiva le mani tremare.

Attese il tempo necessario, il cuore in gola. Quando finalmente guardò il risultato, vide chiaramente due linee. Il lavoro poteva aspettare: la sua testa era solo per quella novità che stava spuntando dentro di lei.

Quando Lorenzo arrivò quella sera, Martina lo accolse con una piccola striscia sottile nella mano.

E questo che cosè? chiese lui confuso.

Questo significa che sono incinta, sussurrò Martina.

Non erano pronti: nessuno dei due. Ma Lorenzo sorrise piano:

Davvero? Avremo un bambino?

Sì! fece Martina, con la voce che le tremava, e adesso cosa facciamo?

Lui ci pensò un momento, poi le accarezzò la pancia:

Ci inventiamo un nome per lui o lei!

E il lavoro? I debiti?

Dai, ce la faremo! E poi la mamma mi sembra già molto presa allidea di dare una mano Ha sempre amato i bambini.

Lorenzo le fece sedere accanto a sé, la tirò nel suo abbraccio. Martina mise finalmente fuori tutta la paura:

Lore io ho paura. Dicono che partorire fa un male cane! E se non riesco a prenderlo in braccio come si deve? Se mi scivola? Se sbaglio tutto?

Shhh, ci sarò io con te, sempre. Ce la facciamo insieme.

Martina iniziò finalmente a rilassarsi. Poco dopo, prese coraggio e chiamò proprio Assunta per darle la notizia. E lo sapeva, sì che avrebbe fatto salti di gioia. E infatti non si era sbagliataDallaltra parte della cornetta, Assunta restò muta solo un istante, il tempo di capire che quella nuora testarda per una volta le aveva dato ragione. Poi, si lasciò scappare un grido che sembrò riempire tutta la casa di Lorenzo e Martina, e forse anche quella del piano sotto, così che tutto il condominio sapesse che sarebbe diventata nonna.

Ve lavevo detto io! esclamò, ma cera dolcezza nella voce, un fiato di felicità che a Martina non era mai capitato di sentire provenire da lei.

La sera calò lenta sullappartamento, tra i sacchetti mezzi vuoti della spesa e le luci calde della cucina. Martina appoggiò la testa sulla spalla di Lorenzo e, per la prima volta dopo tanto tempo, sentì una specie di respiro profondo scioglierle il nodo in gola. Sul tavolo, la vecchia tazzina di Assunta aspettava ancora che qualcuno la riempisse. La casa pareva diversa: più grande, come se si fosse allargata tutta per accogliere qualcosa di nuovo.

Domani passiamo da mamma, sussurrò Lorenzo, magari, dopo, inventiamo il primo regalo per il bambino. O per la bambina.

Martina sorrise, stavolta senza paura. Sentiva che nulla sarebbe stato semplice, ma tutto, in qualche modo, avrebbe trovato il proprio posto. Non si era sbagliata, pensò: a volte la vita sorprende talmente tanto, che anche il cuore più spaventato trova il coraggio di battere più forte.

Fu così che la casa di Martina si riempì di nuovi progetti, sogni e tazzine da caffè spaiate, ma finalmente felici. E nel silenzio che seguì, anche Assunta, dallaltra parte del pianerottolo, appoggiò la mano al petto e, per una volta, si concesse una lacrima di gioia.

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