A PERDERSI
Tommaso e Bianca si conobbero durante una serata di beneficenza a Firenze.
Entrambi avevano tutto: Tommaso moglie, due figlie, una reputazione solida da architetto; Bianca marito finanziere e una dozzina danni di matrimonio impeccabile, preciso come un orologio svizzero.
Non fu un colpo di fulmine.
Sembrò piuttosto un riconoscersi, come se fossero fatti della stessa polvere esplosiva, lasciata a raffreddare per anni.
Quando le nostre mani si sfiorarono passando un bicchiere, capii che tutto quello che avevo costruito case, progetti, la mia vita era solo un castello di carte, avrebbe detto Tommaso, tempo dopo.
La passione non chiede permesso.
Partì con messaggi notturni e diventò febbre.
Si vedevano in alberghi economici alla periferia di Siena, in auto, negli uffici vuoti.
Il tradimento diventò il loro respiro.
La menzogna lunico linguaggio con i familiari.
Tommaso, a cena, guardava sua moglie mentre lei parlava dei voti delle figlie a scuola, ma lui vedeva solo la curva delle labbra di Bianca.
Bianca, invece, non dormiva più: tremava ad ogni squillo del marito, lo odiava perché era perfetto, intoccabile.
Il loro amore era un anestetico senza intervento: piacere nel momento, ma dopo, la realtà bruciava come sale su una ferita.
Il segreto, inevitabilmente, esplose.
Famiglia di Tommaso:
Una foto casuale sul cellulare.
Il grido della moglie, che lui avrebbe ricordato per tutta la vita.
Le figlie, che non volevano più incrociare il suo sguardo.
Se ne andò con una valigia, lasciandosi alle spalle le rovine di ciò che doveva essere una fortezza.
Famiglia di Bianca:
Confessò lei stessa.
Non riusciva più a fingere.
Il marito non urlò.
Mise le sue cose fuori dalla porta, cambiò la serratura la sera stessa.
Un finale freddo e calcolato.
Ottennero ciò che volevano: lun laltro, senza nascondersi, senza bugie.
Ma si accorsero che la passione era alimentata solo dal divieto.
Quando le mura da abbattere scomparvero, anche la tensione svanì.
Rimasero nella loro piccola casa in affitto, due persone che avevano perso tutto: status, fiducia delle figlie, rispetto degli amici.
Il loro amore era a perdersi: il proiettile attraversò le loro vecchie vite, lasciando dietro solo un freddo spiffero.
Seduti in una stanza semivuota, scatole ancora chiuse, una sola tazza sul davanzale, un posacenere pieno di mozziconi.
Fuori, pioveva, lavando via la lucentezza della città che era stata solo scenografia della loro grande tragedia.
Tommaso guardava Bianca.
Senza trucco, senza luci di ristoranti costosi, era trasparente, sfinita.
Ti penti?
chiese, senza voltarsi.
La voce era secca, come carta vecchia.
Tommaso rimase a lungo in silenzio, ascoltando il ronzio del frigorifero.
Non so dare un nome a questo sentimento, Bianca.
Non è rimpianto.
È come se mi avessero amputato le gambe e dicessero che ora posso correre dove voglio.
Tua moglie ti ha chiamato?
si girò, stringendosi le spalle.
No, lavvocato.
Ha detto che Alice non vuole che vada al compleanno della più piccola.
Ambiente traumatizzante, lo chiamano.
Immagina, la mia vita come ambiente traumatizzante.
Bianca sorrise amaramente, gli si avvicinò poggiando la testa sulla sua spalla.
Mio marito ieri mi ha trasferito il resto dei soldi su un conto separato.
Ha detto che sono la liquidazione per dodici anni di fedeltà.
Non è neanche arrabbiato, Tommaso.
Mi ha cancellata come una correzione.
Era questo che volevamo?
Tommaso le prese il mento, costringendola a guardarlo negli occhi.
Questa libertà?
Volevamo solo stare insieme sussurrò lei.
Ma non abbiamo capito che noi esistevamo solo negli spazi vuoti delle nostre vere vite.
Ora abbiamo solo questo noi, così fragile che non regge un muro.
Un tempo la tua voce mi toglieva il respiro sfiorò la sua guancia.
Adesso sento il pianto delle tue figlie dentro.
E io, quando ti guardo, vedo il silenzio nella tua casa vuota.
Tacquero.
La passione che aveva incendiato tutto, ora scaldava appena come la cenere spenta.
Avevano trapassato le loro vite, e il vento della realtà li attraversava senza pietà.
Non ce la faremo, vero?
chiese lei piano.
Dobbiamo provarci rispose Tommaso, fissando il corridoio vuoto.
Abbiamo pagato troppo per ammettere che sulle macerie non cresce nessun giardino.
Un anno dopo, la loro vita era qualcosa di meno di un trionfo damore: una lenta riabilitazione dopo una grave frattura.
La passione, unico carburante, era ormai cenere grigia di quotidianità.
Abitavano ancora nello stesso appartamento.
Adesso cerano tende, un tappeto, lodore di una semplice cena dettagli per coprire il vuoto.
Tommaso, davanti allo specchio, si annodava la cravatta.
Aveva i capelli molto più grigi.
Lavorava in uno studio piccolo (i vecchi soci gli avevano gentilmente consigliato di andarsene dopo lo scandalo), guadagnava qualche euro, ma il lavoro era privo di entusiasmo.
Bianca entrò in cucina con la vestaglia.
Non era più la donna affascinante delle serate di gala.
Era diventata silenziosa.
Unombra di ciò che era.
Tornerai tardi oggi?
chiese, versando il caffè.
Sì, cè un cantiere fuori città.
E Tommaso si bloccò, ho promesso di portare personalmente il mantenimento.
Alice mi ha permesso di passare mezzora al bar con la piccola.
Bianca si immobilizzò col bollitore in mano.
Era qualcosa che non nominavano mai, ma sempre presente tra loro.
Va bene rispose, semplicemente.
Saluta no, non salutare.
Quando Tommaso tornò, la casa era al buio, la tv accesa senza volume.
Bianca era sul divano, guardando le luci di Firenze dalla finestra.
È andata bene?
domandò, senza voltarsi.
È cresciuta la voce di Tommaso tremava.
Ha nuove mollette.
Mi ha chiamato papà, ma mi guardava come fossi un vicino.
Educata, distante.
Si sedette, di fronte.
Sai qual è la cosa più spaventosa?
Vorrei tornare indietro.
Non da Alice, ma al tempo in cui ero intero.
Quando non ero quelluomo che ha distrutto due famiglie per
Non finì la frase.
Te rimase nellaria, tagliente.
Bianca si alzò piano, si avvicinò mettendo le mani sulle sue spalle.
Non era un abbraccio passionale.
Era un abbraccio tra superstiti.
Siamo diventati monumenti a noi stessi, Tommaso disse piano.
Non possiamo separarci, perché allora tutto questo il tradimento, il dolore, la perdita sarebbe solo inutile.
Siamo obbligati a essere felici.
È la nostra condanna.
Tommaso coprì la sua mano con la propria.
A perdersi sussurrò.
Il proiettile è passato, ma la ferita non si rimargina.
Abbiamo solo imparato a camminarci sopra.
Restarono stretti nel buio.
Non per amore, ma per paura che, mollando la presa, si sarebbero disciolti in polvere, senza trovare mai la strada per tornare.
Cinque anni dopo.
Un incontro casuale avviene nellatrio del nuovo centro teatrale progetto che Tommaso aveva iniziato nella vita precedente, ma che era stato portato a termine da altri.
Tommaso e Bianca stanno davanti alla vetrata, con in mano bicchieri di vino economico.
Sembrano una coppia rispettabile e un po stanca.
Le porte dellascensore si aprono.
Entrano LORO
Alice, ex-moglie di Tommaso.
Non appare affranta.
Anzi, ha una sicurezza nuova.
Al suo fianco, un uomo robusto, tranquillo, che la tiene per il gomito come fosse il bene più prezioso.
Giuseppe, ex-marito di Bianca.
Avanza, discute animatamente con la figlia minore di Tommaso, ormai unadolescente slanciata e bella.
Il mondo si ferma.
Quattro destini nello stesso punto.
Tommaso distoglie per primo lo sguardo.
Vede sua figlia.
Ride per una battuta di Giuseppe.
Lex avversario, ora evidentemente diventato di famiglia.
Un colpo perfetto, silenzioso, devastante.
Bianca sbianca.
Osserva Giuseppe: sembra più giovane di cinque anni fa.
Nei suoi occhi, nessuna traccia della sofferenza che lei gli aveva inflitto.
Solo indifferenza.
Non solo ce lhanno fatta senza di noi pensa Bianca sono migliorati.
Alice li nota per prima.
Non distoglie lo sguardo.
Accenna un cenno di quelli riservati ai conoscenti di cui si fatica a ricordare il nome.
Non cera perdono, solo indifferenza.
Papà?
si blocca la ragazza, vedendo Tommaso.
La gioia nel volto si trasforma in una maschera di cortesia.
Ciao.
Ciao, tesoro la voce di Tommaso si incrina.
Sei qui?
Sì, Giuseppe ci ha invitato.
Mamma voleva tanto vedere la prima fa un passo indietro, verso la madre e Giuseppe.
Verso la sua vera famiglia.
Giuseppe guarda Bianca.
Un secondo.
Due.
Nei suoi occhi, nemmeno lombra della passione che lei aveva distrutto.
Buonasera dice asciutto, e toccando la spalla di Alice aggiunge: Andiamo, sta per cominciare.
Si allontanano.
Lodore dei profumi di Alice ricco, tranquillo rimane ancora un attimo nellaria, poi viene coperto dal sentore di polvere e trucco teatrale.
Tommaso e Bianca rimangono davanti alla finestra.
Sono felici mormora Bianca.
Senza di noi.
Sulle nostre rovine, hanno costruito qualcosa di vero.
No, Bianca posando il bicchiere, la mano di Tommaso trema.
Siamo noi rimasti tra le macerie.
Loro sono andati a costruire altrove.
Si guarda le mani.
Quelle mani che avevano disegnato città, e avevano distrutto la vita di Bianca.
Finalmente lo comprendono: il loro amore a perdersi non era un nuovo inizio, solo un intervento che li ha estratti dalle vite di chi avevano amato.
I pazienti sono guariti e hanno proseguito.
I chirurghi sono rimasti nella sala operatoria, sporchi di sangue, incapaci di usare ancora gli stessi strumenti.
Solo in quel momento, la lezione diventa limpida: dagli errori si impara, ma delle rovine non si può fare un palazzo se non si accetta il dolore, e si trova il coraggio di ricostruire da dentro sé stessi.



