La suocera ha deciso di ristrutturare la mia cucina secondo il suo gusto mentre io ero al lavoro.

Lorenzo, per favore, tieni docchio la cucina. Non lasciare che la suocera si metta a rinnovare qui mentre sono al lavoro. Sai quanti euro mi è costato quel rifacimento, tutte le ore passate a scegliere i frontali Giulia si appoggiò alla porta dingresso, stringendo nervosamente la tracolla della borsa.

Lorenzo, sorseggiando lespresso mattutino, alzò la mano con un sorriso bonario.

Giulia, smettila di agitarti. La mamma è qui solo per una settimana, finché non le sistemano le tubature. Che vuole, una guerra? Ti farà una minestra di verdure, così non dovrai stare tutta la sera ai fornelli.

La minestra è unottimo pensiero, ma ti prego, impediscile di migliorare lo spazio. Ricordi quando nella nostra vecchia casa ha deciso che la carta da parati bianca era noiosa e ha incollato una striscia con i delfini nel corridoio? Ho passato una settimana a sfregare via la colla.

Lascia stare i ricordi, è solo un gesto di affetto. Corri, altrimenti fai tardi. Oggi lavoro da casa, tutto sotto controllo.

Giulia emise un sospiro profondo, diede un bacio sul guanciale di Lorenzo e uscì. Il suo cuore batteva allimpazzata. La cucina era il suo santuario, il suo orgoglio, il luogo dove ogni dettaglio rifletteva le tre mesi di ricerca con il designer: frontali in grafite opaca, piano in pietra naturale, linee severe, ferramenta nascosta. Nessun barattolo inutile, nessun magnete sul frigorifero, né asciugamani sgargianti. Lo stile minimalista laveva costata una fortuna, e ogni graffio sul piano era una ferita personale.

Maria Bianchi, la suocera di Giulia, donna rumorosa e intraprendente con un gusto immodificabile, era arrivata la sera precedente. Dopo aver scandagliato lappartamento con lo sguardo critico, aveva commentato: Da giovani è tutto pulito, ma non cè nulla che colpisca locchio. Giulia aveva rimasugliato, incolpando la stanchezza del viaggio.

La giornata lavorativa di Lorenzo sembrava uneternità. Giulia voleva chiamare, ma si tratteneva: Lorenzo era un uomo adulto, aveva promesso di stare attento. Inoltre, aveva un rapporto importante da preparare, e non poteva permettersi distrazioni.

A pranzo, però, non riuscì più a trattenersi.

Come va? Come sta la mamma?

Tutto ok, la voce di Lorenzo suonava un po troppo allegra, ma con una nota di tensione. Mamma ehm sta facendo un po di lavori domestici. Ha preparato una torta di carote, lodore si sente per tutto il palazzo!

Una torta? Giulia si irrigidì. Ha acceso il forno? Ha toccato il pannello tattile? Cè la serratura di sicurezza.

Sì, sì, è una furba. Giulia, è quasi ora della riunione su Zoom, ci sentiamo più tardi, ok? Un bacio!

Lui riaggancia così in fretta. Giulia fissò il cellulare, incerta. Lavori domestici di Maria Bianchi potevano significare di tutto, dal lavare i piatti al spostare i mobili.

Il resto della giornata fu unattimo di terrore. Immaginava macchie oleose sui frontali opachi, graffi sulla pietra, tavole di plastica sciolte. Ma la realtà che lattendeva a casa superò ogni incubo.

Appena uscì dallascensore, un odore di cipolla fritta, lievito e, stranamente, di candeggina le avvolse le narici. Giulia aprì la porta con la chiave.

Sono a casa! gridò, scaricandosi le scarpe.

Il silenzio rispose. Solo dalla cucina proveniva il canticcio allegro di Maria Bianchi e il tintinnio delle stoviglie. Giulia attraversò il corridoio; la porta della cucina era spalancata. Entrò, lasciando cadere la borsa.

Il suo regno di grafite era scomparso.

Il primo colpo visivo fu il colore. Unesplosione di tonalità vivaci, stridenti, spietate.

Il piano di pietra, perfettamente pulito, era ricoperto da una tovaglia di plastica a righe. Non una semplice tovaglia, ma una in plastica arancione con enormi girasoli. I bordi ondeggiavano in modo irregolare, nascondendo i cassetti inferiori.

Oh, Giulia, sei tornata! esclamò Maria Bianchi, avvolta in un grembiule multicolore che Giulia non aveva mai visto, girandosi dal fornello con il viso rosato. Guardate le leccornie! Ho preparato una torta, ho messo il fuoco in cucina. Finalmente un po di vita!

Giulia rimase senza parole, i suoi occhi correvano sulla stanza, registrando lentità del disastro.

Sui frontali grigi, ora intatti, erano attaccati adesivi in vinile: farfalle rosa, azzurre, verde salvia, grandi quanto una mano, sparpagliate su ogni anta.

Maria balbettò Giulia, sentendo la mascella cedere. Che cosè

Le farfalle? Le ho prese al mercato mentre correvo per il latte. Non è meglio così? Tutto è più allegro, più estivo. Antò ti piace, vero?

Luca, il marito, entrò di sbieco, con lo sguardo colpevole e laspetto di chi ha appena scoperto il proprio errore. Evitava lo sguardo di Giulia, concentrandosi sui calzini.

Mamma, ti ho detto che Giulia non apprezzerebbe mormorò.

Che ci sia da valutare! sbottò la suocera. Ho portato il calore! Non è una cucina costosa, ma è vuota, fredda. È ora che ci sia un po di anima!

Giulia fece un passo verso la finestra. Le tende romane di colore asfalto bagnato erano sparite, sostituite da un velo bianco con riccioli e ricami di cigni doro.

E le tende la voce di Giulia si affievolì. Dove sono le mie tende?

Le ho messe in lavatrice, sembravano troppo grigie. Le ho prese dal mio bagaglio, nel caso servissero. Guardate che luce! Come in un palazzo!

Giulia sollevò il bordo della tovaglia di girasoli e scoprì una macchia appiccicosa.

Perché questa tovaglia? È una pietra, non si può coprire

La pietra è fredda, le tue braccia gelano! Ho rotto limpasto, ho spolverato la tovaglia, è più pratico. Lho presa al Discount a pochi centesimi, ma fa la differenza.

Il suo sangue ribolliva. Girò lo sguardo verso il frigorifero. Il gigante dacciaio di due metri, che lei non permetteva nemmeno ai ospiti di toccare, ora era una bacheca di magneti: porcellini, gatti, città del Golfo dei Poeti.

Da dove indicò il dito tremante.

Da casa mia! Li avevo portati, pensavo che non servissero a niente. Il frigo è grande, cè spazio. Vedi, quello di Ancona, quando eravamo piccoli

Giulia chiuse gli occhi, inspirò a fondo. Doveva calmarsi, non parlare più. Era la madre del marito, voleva solo il meglio.

Lorenzo, disse con tono gelido. Posso parlarti un attimo in camera da letto?

Lorenzo si avvolse nelle spalle, seguendo la moglie. Maria Bianchi, sbuffando, chiamò:

Non sussurrate, fa freddo! Sedetevi a mangiare, cè ancora la zuppa calda!

Nella camera da letto, Giulia chiuse la porta e si appoggiò al telaio.

Hai promesso. Di stare attento.

Giulia, ero al lavoro! iniziò Lorenzo, agitandosi. Una chiamata con un cliente, sono uscito per un bicchiere dacqua e le farfalle erano lì. Le ho detto: Mamma, Giulia si arrabbierà. Lei: Lascia, le piacerà, è una sorpresa. Non potevo rimuoverle, altrimenti si offendesse!

Offesa?! ringhiò Giulia. Hai trasformato la mia cucina in un mercato di campagna! Ritagli! Girasoli! Farfalle! Capisci che quelle decorazioni possono rovinare il rivestimento? Il collante può corrodere il softtouch.

Lo puliremo, Giulia, non è il caso di

Pulirlo? Hai visto cosa ha fatto con i corrimano?

No, ma

Non lho ancora visto, ma ho paura di guardare. Dì a tua madre di rimettere tutto comera. Subito.

Non posso, è tua madre. Vuole bene. Ha messo limpasto a cinque di mattina. Se le dico che è orribile, la pressione sale. Sai comè, è ipocondriaca. Aspettiamo una settimana? Se se ne va, sistemiamo tutto in silenzio.

Una settimana? gli occhi di Giulia si spalancarono. Non potrò bere caffè circondata da cigni doro e farfalle di plastica! Mi batte locchio!

Ti prego, per me. Ti compro due buoni spa. Non fare scenate. La mamma è nervosa per i lavori in casa sua. Ha bisogno di sentirsi utile.

Giulia osservò Lorenzo, nei suoi occhi una supplica, una paura del conflitto. La sua rabbia si placò, lasciando spazio a unirritazione sorda.

Va bene, disse. Non farò scenate ora. Rimuoverò la tovaglia. Restituirò le tende questa sera. Dirò di avere unallergia al sintetico.

Tornarono in cucina. Maria Bianchi aveva già apparecchiato: sopra la tovaglia di girasoli cerano piatti di lasagne fumanti e al centro una montagna di arancini.

Sedetevi, lavoratori! ordinò la suocera. Vuoi la panna?

Giulia si sedette, senza appetito, ma lodore era irresistibile. Afferrò il cucchiaio, evitando il adesivo con la bruco sorridente proprio davanti al naso.

Maria, grazie per la cena, iniziò diplomaticamente. Ma per quanto riguarda la decorazione sai, ho gusti molto specifici. Preferisco la sobrietà.

È depressione, cara, replicò la suocera, mordicchiando un arancino. Una giovane donna deve vivere nella bellezza. Fiori, riccioli, è energia femminile. Il tuo ambiente è come una sala operatoria. Un uomo non si sente a casa così. Giusto, Antò?

Lorenzo si strozzò con la minestra.

Mamma, perché mi piaceva. Era elegante.

Elegante, parodiò Maria. Elegante è quando lanima canta. Ora canta. A proposito, ho sistemato anche il bagno.

Il cucchiaio di Giulia scivolò dal mestolo, colpì il piatto. Il sugo schizzò sui girasoli.

Nel bagno? chiese con voce morta.

Sì. I tuoi flaconi erano tutti uguali, non si capiva nulla. Ho segnato con un pennarello, messo tappetini rosa, così le tue zampe non hanno freddo. E ho messo una tenda con i delfini al posto della tua trasparente noiosa.

Giulia si alzò lentamente.

Grazie, era delizioso, disse, fissando il muro. Vado a sedermi. Ho mal di testa.

Uscì dalla cucina, mentre Maria Bianchi sussurrava a Lorenzo:

Vedi? Le ho detto, è una ragazza stressata. Niente la fa felice, neanche la bellezza. Ha bisogno di vitamine.

Il bagno era peggio della cucina. La stanza bianca con marmo era diventata un asilo. Sul pavimento un tappeto rosa shocking, i dispenser di sapone e shampoo, costosi giapponesi, segnati con un pennarello permanente: PER LA TESTA, PER IL CORPO, SAPONE. La parete di vetro era coperta da una tende di plastica blu con delfini, fissata con una stecca che si infilava nella piastrella pregiata.

Giulia si sedette sul bordo della vasca, coprendosi il viso con le mani. Voleva piangere, non per il dolore, ma per limpotenza. Era uninvasione, unintrusione spudorata sotto la maschera della cura.

Rimase lì per dieci minuti, finché non udì passi. Lorenzo aprì la porta.

Giulia, come stai?

Voglio che se ne vada, disse sottovoce. Non fra una settimana, domani.

Dove andrà? Ha i lavori, non cè acqua

In albergo. Pagherò io, una buona camera con colazione. Non posso più vivere in questo circo, Lorenzo. Hai visto i dispenser? Il pennarello! Non si può cancellare!

Lo puliamo con alcool, Giulia. Non ti agitare.

Non è lalcool! È il rispetto. Ha trasformato la mia casa in un campo di gioco, come un gatto che segna il suo territorio!

Allimprovviso, dalla cucina un fragore assordante, il suono di vetri infranti e il grido di Maria Bianchi riempirono laria.

Giulia e Lorenzo si scambiarono sguardi e corsero verso la cucina.

La scena era epica. Maria Bianchi era in piedi al centro, con la mano sul petto. Sul pavimento, in una pozza dacqua e frammenti, giaceva una pesante mensola di rovere, quella che sorreggeva i rubinetti. Con essa crollarono vasi di fiori che la suocera aveva sistemato sopra.

Io volevo solo innaffiare i fiori balbettò. Pensavo fossero ben fissati è stata per bellezza

Giulia osservò il muro. Le staffe erano strappate, lasciando buchi neri nel gesso, il cemento era esposto.

La mensola è decorativa, disse lentamente. Sopporta due cornici, non tre vasi con terra.

Ma chi lavrebbe saputo! singhiozzò Maria. Le cose di oggi sono fragili! Prima i mobili duravano una vita!

Giulia calpestò i frammenti, avvicinandosi al muro, sfiorando la crepa.

È intonaco decorativo, affermò con voce fredda e minacciosa. Un metro quadrato costa quanto il tuo intero stipendio per sei mesi. Non si può riparare a nascondere. Bisogna rifare tutta la parete.

Maria, spaventata, fissò la nuora.

Ma è tutta tutta?

Sì, tutta, rispose Giulia, ferma. Lorenzo, prendi le cose di mamma.

Lorenzo e Maria si guardarono, sconcertati.

Che cosa? chiese Lorenzo.

Adesso prendo un taxi. Tu prenoti lalbergo CentrostMentre Lorenzo chiudeva la porta dellalbergo e la suocera si allontanava, la cucina tornò al suo silenzioso splendore di grafite, pronta a ricominciare da capo.

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