A Capodanno è venuta la vicina: «Posso stare da voi per mezz’ora? Non mi hanno pagato lo stipendio. In casa non c’è nulla, nemmeno qualcosa da dare ai bambini con il tè. Sono sola con i miei figli, anche loro vorrebbero festeggiare…»

Per Capodanno è arrivata la vicina: Posso stare da voi per mezzora?
Non hanno ancora pagato lo stipendio.
A casa non cè nulla, nemmeno una merendina per i bambini con il tè.
Sono sola coi miei ragazzi, è festa e loro vorrebbero sentire latmosfera
Giulia era davanti ai fornelli, soddisfatta, mentre ammirava lanatra allarancia appena sfornata.
Il profumo era così intenso che avrebbe voluto chiudere gli occhi e respirare profondamente.
Dal mattino era alle prese con la carne: bagnava con il succo, controllava il forno, non si allontanava neanche per un attimo.
Il risultato era perfetto.
Marco, vieni a vedere!
chiamò il marito.
Marco entrò in cucina, fischiò piano e annuì con entusiasmo:
Giuli’, questo sembra un piatto da ristorante!
Ovviamente, sorrise compiaciuta.
Ora la metto sul vassoio, decoro un po sarà uno spettacolo.
Con cura sistemò lanatra su un grande piatto di ceramica, spargendo attorno spicchi darancia e rametti di rosmarino.
Sembrava uscita dalla copertina di una rivista gastronomica.
La tavola era già imbandita: tre insalate insalata russa, quella con le barbabietole e uninsalata greca, tartine con il caviale rosso, taglieri di formaggi e salumi pregiati, frutta nella coppa uva e kiwi.
Da una parte cera il vassoio con le polpette fatte in casa e le patate.
Apriamo un salone per banchetti?
scherzò Marco.
No, rispose Giulia tranquilla.
Voglio solo festeggiare questo Capodanno in maniera vera.
Abbiamo lavorato tutto lanno, ce lo meritiamo.
Il marito la abbracciò:
Hai ragione.
Era tanto che non festeggiavamo così bene.
Negli ultimi anni avevano sempre risparmiato per il rifacimento della casa.
Ora la ristrutturazione era finita, i redditi erano stabili e finalmente potevano concedersi una vera festa.
Giulia sistemava con cura le posate, tirava fuori i bicchieri di cristallo che di solito restavano nel mobile.
Tutto doveva essere elegante e davvero speciale.
Alle dieci la tavola era pronta.
I due si cambiarono, si sedettero uno di fronte allaltro.
Marco versò le bevande.
Allora, brindiamo a noi?
A noi.
Brindarono.
Giulia assaggiò linsalata era squisita.
Marco mise nel piatto lanatra e chiuse gli occhi per il piacere:
Ma che bontà!
Giulia, sei una maga.
Era felice.
Quella tavola, la serata tranquilla, il senso di pace e la possibilità di prendersi il tempo tutto sembrava pura felicità.
Alle undici precise suona il campanello.
I coniugi si guardano.
Chi può arrivare così tardi?
Marco va ad aprire.
Sulla soglia cè la vicina, Anna, con i due figli.
Lei è spaesata, gli occhi arrossati.
Marco, scusa se arrivo così dice a fatica.
Posso stare un po da voi?
Sto davvero male.
Che succede?
chiede lui, preoccupato.
Tutto insieme Anna quasi piange.
Non ci hanno pagato lo stipendio.
Lavoravo in nero e mi hanno lasciata senza nulla proprio a ridosso delle feste.
A casa non cè niente, nemmeno una fetta di pane per i bambini.
Le amiche hanno promesso di passare sono sparite.
E ai miei ragazzi vorrei far vivere un po di festa
Dietro di lei i figli: magri, in maglioni consunti, silenziosi.
Marco è indeciso.
Cacciare la vicina con i figli nella notte di Capodanno impossibile.
Venite, dice infine.
Aspetta che chiamo Giulia.
Quando Giulia esce dalla cucina e vede gli ospiti, capisce subito: la loro serata tranquilla è finita.
Ciao Anna, ragazzi
Giulia, scusa davvero, la vicina si asciuga gli occhi nervosamente.
Non abbiamo altro posto dove andare.
Giusto venti minuti?
Giulia guarda i bambini.
Non parlano ma gli occhi sono puntati verso la cucina, attratti dai profumi.
Venite a tavola, sospira piano.
Gli ospiti entrano e tutto cambia.
Mamma, guarda quanta roba!
esclama il maggiore.
Posso prendere il caviale?
subito chiede il più piccolo.
Sedetevi pure, dice Giulia, un po fredda.
I ragazzi si siedono.
Il maggiore afferra direttamente la coscia danatra:
Signora Giulia, posso?
Senza aspettare, ne morde un pezzo.
Il piccolo già divora le tartine col caviale.
Buonissimo!
grida felice.
Mamma, posso prenderne ancora?
Anna non li ferma, anzi, serve altro:
Mangiate, ragazzi, mangiate.
A casa erano solo pasta, ora potete assaggiare come si deve.
I ragazzi mangiano velocemente, affamati.
Il maggiore finisce metà insalata russa, il piccolo tutta la tartina col caviale.
Poi tocca ai salumi, ai formaggi, al prosciutto.
In pochi minuti, il tagliere svanisce.
Giulia assiste incredula.
Marco cerca di rendere meno tesa la situazione:
Ma che appetito avete, ragazzi!
Ma nessuno lo ascolta.
Già sono passati allanatra: grossi pezzi spariscono uno dopo laltro.
Cè del pane?
chiede il maggiore.
Giulia porta il pane in silenzio.
I ragazzi subito fanno nuovi panini.
Anna pure: si serve insalate, assaggia lanatra, prende le polpette.
Scusate se siamo così, dice mentre mangia.
Ma capite, i bambini erano affamati.
Dopo venti minuti, del tavolo festivo restano solo le briciole.
Le insalate sparite, lanatra mangiata, caviale, formaggi, salumi e frutta tutto divorato dagli ospiti.
Giulia rimane immobile, col volto congelato.
Due giorni in cucina, tanti euro spesi, tutte le energie e il cuore dedicati per un Capodanno in tranquillità col marito.
E ora tutto era andato diversamente.
Quando le undici e quarantacinque arrivano, Anna si alza:
Bene, sarà ora.
Vi ringrazio mille volte!
Ci avete salvato!
I ragazzi pure si alzano.
Il piccolo afferra un pasticcino e domanda:
Posso portarlo via?
Prendi pure, risponde Giulia, stanca, senza guardarlo.
Gli ospiti escono, lasciando gli auguri.
La porta si chiude.
Giulia e Marco rimangono in cucina, fissando ciò che mezzora prima era una tavola festiva.
Solo briciole sui piatti, insalatiere vuote, tutta la frutta sparita.
Rimangono giusto qualche mandarino nella coppa.
Hai visto?
sussurra Giulia.
Ho visto, risponde Marco, altrettanto piano.
In trenta minuti hanno mangiato tutto.
TUTTO quello che ho preparato in due giorni.
Giulia
Nemmeno un vero grazie.
Nessuno.
Solo mangiavano, prendevano e chiedevano ancora.
Marco la abbraccia.
Giulia non piange, fissa i piatti vuoti, come se cercasse di dare senso a ciò che è successo.
Allo scoccare della mezzanotte, brindano comunque.
Ma la festa è irrimediabilmente rovinata, così come il morale.
Il giorno dopo Giulia sistema la cucina: lava piatti, ritira i pochi resti.
O meglio, quello che si può chiamare resti.
Sai Marco, dice capisco che ci sono difficoltà.
Capisco lo stipendio non pagato.
Ma perché lei non ha fermato i ragazzi?
Perché non ha detto: «Basta, ragazzi, non è roba nostra»?
Non so, sospira lui.
Forse erano davvero affamati.
Affamati è una cosa, risponde Giulia pacata.
Ma la voracità è altro.
Non mangiavano, arraffavano, come se non dovessero più vedere cibo.
Marco tace.
Lei prosegue:
E Anna sospira, fa linfelice, e intanto passa piatti ai figli: «Mangiate, mangiate».
E noi?
Non ci ha pensato a cosa restava per noi?
La sera del primo gennaio Giulia incontra Anna sulle scale.
Lei sorride:
Giulia, ciao!
Buon anno ancora!
Grazie di cuore per lospitalità di ieri!
Giulia guarda il volto soddisfatto della vicina e sente qualcosa spezzarsi dentro.
Ciao, risponde secca e prosegue oltre.
Anna la segue con lo sguardo, stupita.
Giulia butta la spazzatura e torna a casa.
Hai visto Anna?
chiede Marco.
Sì.
E allora?
Non ho più voglia di parlare con lei.
Che trovi altri benefattori.
Passa una settimana.
Giulia incrocia ancora la vicina in ascensore, nellandrone.
Ogni volta si gira, finge di non vedere.
Anna prova a parlare ma riceve solo silenzio.
Giulia, dai, non esagerare dice Marco una sera.
Non esagero, risponde calma.
Ho capito: la pietà è un pessimo consiglio.
Abbiamo avuto compassione, li abbiamo accolti.
E abbiamo avuto il tavolo svuotato e la festa rovinata.
Ma davvero avevano bisogno
Marco, Giulia lo guarda seria le difficoltà non danno diritto di perdere la dignità.
Si poteva chiedere una tazza di tè, un po di cibo.
Ma hanno spazzato tutto.
E nemmeno si sono scusati davvero.
Marco sospira discutere è inutile.
Passa un mese.
I rapporti non si ristabiliscono.
Giulia saluta solo di sfuggita, spesso non saluta affatto.
Anna si lamenta con altri che Giulia «fa la snob», ma alla donna non importa.
Quel Capodanno le resterà sempre impresso.
Il tavolo svuotato, i visi felici degli ospiti indesiderati, il senso di amarezza.
E con convinzione decide: mai più fare entrare in casa chi scambia la gentilezza con la possibilità di approfittarsene.

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A Capodanno è venuta la vicina: «Posso stare da voi per mezz’ora? Non mi hanno pagato lo stipendio. In casa non c’è nulla, nemmeno qualcosa da dare ai bambini con il tè. Sono sola con i miei figli, anche loro vorrebbero festeggiare…»