Maria era sempre dalla parte di Giorgio, il mio patrigno. Un giorno il peso divenne insopportabile e decisi di porre fine a tutto.
Per anni abitai con mia madre e la mia sorellina, Giulia, nella piccola casa di periferia. La nonna Rosa, che viveva a pochi passi, ci faceva visita spesso, portando sempre qualcosa di caldo dal forno. Non ricordo nulla di mio padre, ma il ricordo del padre di Giulia è ancora vivo nella mia mente.
Allinizio Giorgio mi trattava con una certa gentilezza; poi, una volta che mi ero sistemato, lui e Maria sembrarono dimenticarsi della mia esistenza. Il patrigno alzò la mano contro di me più volte. Piangevo in silenzio, ma non osavo parlare a mia madre. Finché, un giorno, la sua occhiata si posò sul mio volto segnato da una contusione, e capì che non poteva più chiudere gli occhi.
Scoppiò una violenta discussione tra Maria e Giorgio; lui, furioso, scomparve dalla nostra vita per sempre. Da quel momento, noi tre ricominciammo a vivere insieme, finalmente felici. La nonna Rosa si occupava spesso di Giulia, accudendola come se fosse la sua. Dopo la maturità, decisi di iscrivermi alluniversità di Roma, nonostante avessi sognato di studiare allestero; la mia famiglia era la mia radice, non potevo abbandonarla.
Un pomeriggio Maria propose di vendere le due case la nostra e quella di nonna Rosa per comprare un appartamento con tre camere a Trastevere. Così avremmo potuto stare tutti sotto lo stesso tetto, con spazio per ognuno. Accettammo e, pochi mesi dopo, ci trasferimmo nel nuovo nido. Io avevo la mia stanza, Giulia dormiva ancora con la nonna, e Maria occupava la terza camera. Finalmente un sorriso vero tornò sui volti di tutti.
Nel nuovo palazzo Maria fece la conoscenza del vicino di casa, il signor Francesco, un uomo della sua età, già divorziato e dal cuore segnato dal tempo. Da quel momento Francesco cominciò a dedicare a Maria la sua attenzione, e lei cominciò a risplendere di nuovo.
Qualche tempo dopo Maria invitò a casa nostra mio zio Roberto. Luomo decise di affittare il suo appartamento e sembrava tutto a posto, almeno così credevo. Ben presto Roberto iniziò a insultarci, soprattutto me, mostrando una spietata avversione. Le discussioni erano frequenti, ma Maria continuava a schierarsi sempre dalla sua parte.
Quel clima di tensione mi logorava. Decisi allora di trasferirmi a Bologna per proseguire gli studi. Maria non fece alcuna protesta; al contrario, sembrava sollevata, come se non dovesse più scegliere tra me e lo zio Roberto. Però il sollievo non mi riempì il cuore. Come si può tradire il proprio figlio per un altro uomo?
Il rumore dei passi nella casa vuota, il eco dei ricordi e il peso di una decisione finale mi accompagnarono mentre chiudevo la porta, pronto a decidere il mio destino.




