E tu, con tutto questo lamento, che risultato credi di aver ottenuto? chiese il marito. Ma il seguito lo lasciò senza parole.
A quale ora migliore uno dovrebbe svegliarsi se non alle cinque di mattina, specialmente quando sente il petto stringersi come una fisarmonica mal accordata? Martina sedeva sul bordo del letto e fissava fuori dalla finestra, dove la città di Milano si stava ancora stiracchiando sotto la bruma.
Il cuore sembrava seguire una tarantella sgangherata: due battiti, pausa, tre battiti, silenzio. Il dottore, giusto il giorno prima, aveva dichiarato: attacchi di panico. E le aveva prescritto una miriade di esami.
In diciotto anni, Martina era passata dallessere una rampante neolaureata in economia all… Allessere cosa, esattamente? Unappendice al business del marito? Una ragioniera improvvisata che gli sistemava le carte e firmava documenti? Una donna delle pulizie con tanto di straccio che la sera passava a rendere luccicante il pavimento, visto che Alberto la polvere la notava solo quando faceva gli starnuti?
Sei sveglia? Alberto emerse in cucina, la faccia spiegazzata come il lenzuolo dopo una notte agitata, già infastidito. Non hai dormito di nuovo, vero?
Martina annuì senza proferir parola, versò il caffè. Prese dallo sportello il solito yogurt greco, quello che da cinque anni costituiva la sua colazione immutabile come il Duomo.
Ah, Alberto sorseggiò, oggi vado a Torino. Ci sto tre giorni. Incontro importante con il fornitore.
Alberto…
Lei sapeva che sarebbe stato meglio tacere. Conosceva quello sguardo: come se lei, ancora una volta, volesse tirargli fuori compassione da un portafoglio sempre vuoto di emozioni. Eppure lo disse:
Per favore, non partire ora. Sto davvero male. Il medico insiste perché faccia accertamenti.
Lui si irrigidì. Posò la tazzina. Sbuffò dal naso, come fanno quelli che ne hanno sentite fin troppe.
E cosa pensi di ottenere, con le tue lagne? Voce quasi tranquilla, non seccata. Indifferente, semmai. Io ho da lavorare, Martina. Lavorare. Non posso starmene a sentire ogni giorno delle tue crisi, di quanto sei stanca, esausta. E chi non lo è?!
Già faceva la valigia. Meccanico certa che lei avrebbe ingoiato tutto, in silenzio, dando la colpa a sé stessa: di nuovo, parole sbagliate, momento sbagliato.
Solo che, stranamente, Martina stavolta non tacque.
Alberto, si alzò, con calma olimpica. Ma lo ricordi a nome di chi è intestato il mutuo?
Si voltò. Sorrise, scettico.
Ma che importa? Sicuramente a entrambi, no?
No, Alberto. Solo a me.
In cucina parve cadere un gelo improvviso. Martina colse il cambio despressione.
Di cosa parli?
Otto anni fa, quando abbiamo preso casa qui, tu avevi debiti, ti ricordi? Bei debiti. La banca a te il mutuo non lo avrebbe dato neanche sotto tortura, te lo rammenti?
Silenzio.
Perciò: il mutuo è solo mio. Pure la casa. E poi sono coobbligata sui tuoi finanziamenti aziendali. Fideiussore. Niente firma mia, niente rinnovi, niente espansioni, niente di niente.
Alberto si risiedette, le gambe sembravano molli come mozzarella.
Perché mi dici questo?
Un semplice promemoria. Ah, e… Martina aprì il cassetto, tirò fuori una cartellina, la posò davanti a lui. So tutto di Lucia.
Alberto fissava quella cartella. Pareva pietrificato. La faccia di chi ha appena preso una fiorentina in testa ancora non fa male, ma già senti che si vede nero intorno.
Di Lucia, ribadì Martina. Voce piatta, quasi strana a se stessa. La contabile del tuo amico Valerio. Ragazza carina, davvero. Dodici anni meno di me.
Sfogliò la cartellina, ordinando fogli come se stesse distribuendo carte a poker.
Estratti conto. Quelli ben nascosti. Vedi queste cifre? Quarantamila. Cinquantamila. Settantamila euro. Ogni. Santo. Mese.
Mutismo.
E questa, è la chat aggiunse Martina, stendendo una stampa Credevi davvero che non conoscessi la password del tuo PC del lavoro? Lho inventata io, tre anni fa, perché tu la dimenticavi ogni settimana.
Alberto arraffò i fogli, li scorse rapido. Sbiancò.
Dove li hai presi?!
Ma che cambia? Martina si servì dellacqua. La mano tremava appena. La cosa importante è: passavi soldi tramite lei. Bonificavi sul suo conto. Secondo te, l’Agenzia delle Entrate potrebbe essere interessata?
Lui scattò, urlando quasi.
Ma tu chi pensi di essere? Per tutta la vita sulle mie spalle! Mai portato un euro! Sempre a casa come una mantenuta!
Mantenuta? Martina sogghignò, amara. Bel titolo. Mantenuta che firmava i tuoi contratti con le banche, che faceva la tua contabilità mentre tu eri Al lavoro. E la casa, la mia firma su tutti i tuoi finanziamenti mantenuta, certo.
Mi stai minacciando?!
No. Martina si girò verso la finestra. Ti sto solo ricordando lovvio. Che sembri aver dimenticato.
Si voltò.
Negli ultimi sei mesi mi sono rifatta la laurea, ho frequentato corsi di aggiornamento di notte, tra un attacco di panico e laltro. Ho ricevuto unofferta di lavoro. Niente lusso, ma abbastanza per affittare e mantenere me e Chiara.
Chiara?! scattò, Vuoi portarti via nostra figlia?!
Lhai vista tu, nellultimo mese? Martina gli fu vicina No, sul serio. Quando ci hai parlato lultima volta?
Silenzio. Perché davvero non se lo ricordava.
Martina prese un altro documento.
Referto neurologico. Esaurimento nervoso cronico. Attacchi di panico. Consigliato: cambiare aria, psicoterapia, eliminare fattori di stress. Vedi questa riga? Stato di stress continuativo. Sai che significa questo?
Martina…
Significa che se chiedo la separazione, il giudice sarà dalla mia parte.
Appoggiò lultimo foglio.
E soprattutto, tra sette giorni, senza la mia firma, il finanziamento aziendale non lo rinnovano. Ieri mi ha chiamato Valerio: la banca vuole i documenti. Serve la mia firma.
Alberto si accasciò. Sembrava rimpicciolito.
Cosa vuoi? Soldi?
Martina fece una risatina secca, quasi silenziosa.
Soldi? Alberto, voglio solo rispetto. Una cosa basilare. Voglio che ammetti una buona volta che senza di me non avresti avuto nulla. Né impresa, né casa, né questa dannata trasferta a cui tieni tanto.
Prese la borsa.
Hai tempo fino a stasera. Io porto Chiara da Alessia. Rifletti. E quando hai voglia di parlare chiama. Solo, non aspettarti più la Martina che ingoiava tutto senza fiatare.
Alberto chiamò sei ore dopo.
Martina era seduta da Alessia, cucina profumata di menta e camomilla, e si sentiva stranamente leggera. Come se fosse appena emersa da una palude che la risucchiava da anni. Ancora non ci credeva che respirare potesse essere così semplice.
Pronto, rispose. Voce ferma, nessun tremolio.
Dobbiamo parlare.
Dimmi.
Non al telefono. Una pausa. Vieni a casa.
Martina sorrise amaramente.
No, Alberto. Se vuoi parlare, vieni qui tu. Ti ricordi lindirizzo?
Unora dopo comparve. Tirato, rabbioso, come uno messo allangolo che cerca in tutti i modi di scappare.
Alessia, leggendo laria, prese Chiara e sparì in camera. Martina rimase in cucina.
Tu stai esagerando! Alberto batté il pugno sul tavolo. Mi stai ricattando?!
No. Ti elenco i fatti.
Che fatti?! Hai preso i miei documenti! Spiato! Ficcanasato nel mio computer!
Alberto, sospirò Martina, davvero credi che ora la mossa migliore sia attaccare me? Dopo tutto quello che ti ho mostrato?
Silenzio. Per forza.
Ascoltami bene, Martina si piegò verso di lui. Non ho alcuna intenzione di distruggerti. Né di andare dalla Finanza o gridare ai quattro venti. Solo, sappi che senza di me nulla di tutto questo esiste.
Vuoi divorziare? voce impastata.
E tu?
Alberto abbassò lo sguardo. Tuttaltro che deciso, mormorò:
Con Lucia non significava niente.
Non interrompere. Martina alzò la mano. So di Lucia da sei mesi. Sapevo dei soldi che facevi girare tramite lei. Sapevo delle tue trasferte a metà inventate. E tacevo, sperando magari che ti rendessi conto. Che ti passasse la stupidità.
Rise, amaramente.
Forse avevo solo paura di ammettere che il nostro matrimonio era già morto da cinque anni. Solo che facevamo finta, ognuno per conto proprio.
Martina…
Non voglio più vivere con uno che mi considera un soprammobile. Che svaluta ogni mia parola, ogni mio gesto. Che nemmeno si è accorto che sto morendo accanto a lui tra attacchi di panico e notti bianche!
Alberto era pallido, i pugni chiusi stretti.
Hai una scelta, continuò Martina. Possiamo provarci da capo, senza menzogne né tradimenti.
O te ne vai e porti via tutto.
No, scosse la testa Prendo solo quello che è mio. La casa. La mia quota dellazienda. I debiti che portano il mio nome, li paghi tu. E ricomincio da sola.
Si alzò, dialogo chiuso.
Hai tre giorni. Quando sei pronto, chiama. Ma la Martina-che-ingoiava-tutto è morta ieri alle cinque del mattino, te lo dico.
Settimana dopo, Alberto riapparve.
Questa volta senza maschera di sicurezza, solo un uomo seduto al tavolo della solita cucina, spento.
Valerio dice che senza la tua firma la banca il credito non lo rinnova, sussurrò. Lazienda si ferma.
Martina annuì.
Lo so.
Cosa pretendi?
Lo fissò.
Voglio il divorzio.
Alberto impallidì.
Sei seria?
Mai stata più seria. Si servì il tè, senza tremolio. Metterò la firma in banca, rinnoverò il credito. Ma a una condizione: ci separiamo con civiltà. Senza scenate. Tu prendi tutta lattività, mi ricompri la percentuale. La casa resta a me. Chiara con me.
Martina…
La decisione lho presa, Alberto. Sorrise, leggera. Vuoi sapere la cosa sorprendente? Per la prima volta dopo anni ho dormito una notte intera, senza pastiglie. Proprio dormito. Niente crisi.
Silenzio.
E ho capito una cosa: non sono malata. Non devo curarmi. Dovevo solo andare via da te. Da una vita dove valevo zero.
Martina si alzò.
Hai due opzioni. O accetti e concludiamo tutto pacificamente. O vado in tribunale, porto ogni documento, e perdi anche lattività. Decidi.
Alberto chinò la testa. Capiva. Partita chiusa. Quella che credeva debole, era la più forte.
Daccordo, sospirò. Accetto.
Tre mesi dopo erano ufficialmente divorziati.
Martina si tenne la casa e una bella sommetta in euro per la sua quota. Iniziò il nuovo lavoro.
Ad Alberto restarono azienda e appartamento nuovo. E una strana, fastidiosa sensazione di vuoto specie la sera, rincasando e trovando solo il suo stesso riflesso.
Lucia, manco a farlo apposta, lo lasciò dopo un mese. Pare che più che amore cercasse agio. E quando vide che Alberto doveva pagare da solo mutui e non aveva più il tenore di prima sparì.
Martina lo seppe da Valerio. Sorrise. Ma nulla: nessuna soddisfazione, nessun rimpianto.
Solo nulla.
A volte non è così male partecipare allazienda del marito, no? Proprietarie (e magari con una laurea solida) si vive meglio, che dite?




