Tenere a bada il marito. Un racconto
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Dopo il ricovero in ospedale, Laura si sentiva meglio e aveva intenzione di dedicarsi alle classiche faccende già dal mattino.
Ma appena si svegliò, si accorse di provare come una resistenza inaspettata dentro di sé.
Suo marito, già da un bel po, stava facendo ginnastica.
Da buon sportivo, anche in pensione non aveva abbandonato le sue abitudini. Ogni mattina, seguiva una serie di esercizi per le articolazioni doloranti.
Laura, invece, di solito correva subito da Minù, la loro gatta, per pulire la lettiera.
Poi dava la pappa sia a Minù, la loro adorata gatta dal pelo soffice, sia al fedele cagnolino Pippo, poi ripuliva lingresso e la cucina da ogni traccia delle scorribande notturne dei quattro zampe. E si affrettava a portare a passeggio Pippo.
Durante il giorno e la sera passeggiavano insieme, lei e Paolo, godendosi la pace del parco sotto casa. Ma al mattino, mentre lui pensava al proprio benessere, a Laura toccava fare mille cose di corsa.
Rientrava velocemente dalla passeggiata proprio per preparare la loro colazione tradizionale, semplice ma amata: ricotta con miele e frutta secca o, a volte, frittelle di ricotta che si alternavano a omelette, uova al tegamino e uova alla coque.
Laura era solita considerare questa frenesia mattutina come una sorta di allenamento, ma i medici in ospedale, una volta sentito il suo racconto, insistevano che aveva bisogno di veri esercizi fisici, perché nessuna faccenda di casa poteva sostituire lattività fisica.
Paolo, appena finiva i suoi esercizi, rifaceva il letto, spesso brontolando che non sono cose da uomo e che tutte le faccende domestiche ricadevano su di lui. Due volte a settimana si occupava della lavatrice, passava laspirapolvere e ogni tanto puntualizzava che Laura come sempre, non era riuscita a fare tutto come si deve.
Infine lavava i piatti dopo colazione, convinto di aver fatto il massimo per aiutare la moglie.
Dopo colazione, Laura preparava il pranzo e poi si metteva al computer.
In pensione, si arrangiava con qualche piccolo lavoretto online, per non dover stare sempre a contare gli euro.
Paolo, invece, trovava le sue entrate una sciocchezza e i suoi acquisti di nuovi vestiti uno spreco: Abbiamo già gli armadi pieni!
Di solito Laura cedeva, senza ribattere.
Non era mai stata unamante degli abiti alla moda, anche perché Paolo non mancava mai di ripeterle quanto fosse bella rispetto alle sue coetanee. E non obiettava se il marito comprava lennesimo trapano o qualche altro attrezzo con quelli che per lui erano i suoi lavoretti ridicoli.
Ma quella malattia improvvisa cambiò tutto così velocemente che Laura stessa ne rimase spaventata.
Era finita in ospedale durgenza dopo essere svenuta mentre andava a fare la spesa.
I medici stentavano a credere che fosse anche solo riuscita ad arrivare lì da sola, vista la gravità degli esami fatti al pronto soccorso.
Persino Paolo rimase scioccato quando la vide pallida sotto la flebo, appena gli consentirono di andare a trovarla. E si rese conto di quanto fosse faticoso per lui, da solo, barcamenarsi con tutte le faccende di casa.
Così, quando la sua amata tornò a casa, Paolo laspettava con una tenerezza che non vedevo da anni. Amava Laura sinceramente, anche se lo manifestava tra una lamentela e laltra
I primi giorni lei li trascorse come ordinatole dal medico, a riposo. Paolo si prendeva cura di lei, le chiedeva più volte:
Allora, Laura, va meglio oggi? No? Eppure a vederti adesso sembri più in forma: non sei più pallida come a quei giorni.
E scherzava:
Non restare troppo a letto, che poi non ti ricordi più come si cammina! È ora di tornare alla solita routine
Laura condivideva le sue parole, ma non completamente. E quella mattina, al risveglio, non sentiva per niente la voglia di gettarsi nel turbine delle solite faccende.
Guardò Paolo, che con aria seria si dedicava di nuovo agli esercizi per le articolazioni, in attesa che anche lei prendesse in mano i suoi compiti.
E per la prima volta dopo molto tempo non riconobbe il marito amorevole; vide soltanto una persona che, forse senza accorgersene, stava tornando a caricarla di un peso eccessivo.
Dentro di sé sentì ribollire una protesta prepotente!
Le tornarono in mente le parole del medico, pronunciate con quella sua voce preoccupata che ora risuonava dentro la sua testa come una campana:
Lei non pensa mai a sé stessa, e ha insegnato anche a suo marito a non farlo. A lui sembra che per lei sia tutto facile, che non si stanchi mai. Fa tutto col sorriso e senza lamentarsi, vero? Eppure labbiamo soccorsa per anemia grave; i valori sono tre volte sotto la norma. Lei vuole davvero vivere?
In ospedale le fecero subito la flebo, poi ben cinque trasfusioni, finché gli esami non tornarono normali.
Fu la prima volta per Laura e guardando quella flebo pensava:
Hanno messo in me il sangue di cinque persone diverse, sconosciute. Mi hanno salvata. Ora ho dentro qualcosa di estraneo, e se questa cosa mi cambiasse?
E probabilmente questi pensieri non erano arrivati lì per caso.
Tornando a casa, Laura sentiva chiaramente che non avrebbe mai più sacrificato la sua felicità solo per accontentare Paolo.
Sì, lo amava. E anche lui la amava. Certo, Paolo brontolava, ma faceva comunque molte cose che altri uomini della sua generazione non facevano mai. Solo che spesso esagerava limportanza delle proprie incombenze e sminuiva, invece, quelle della moglie.
Prima Laura ci passava sopra, era di carattere buono. Ma adesso sentiva che qualcosa dentro di lei era cambiato.
Le era venuta, allimprovviso, una gran voglia di occuparsi di sé, di tornare ai vecchi hobby. Per esempio suonare il pianoforte che giaceva inutilizzato, o ancora qualcosa che forse doveva ancora scoprire.
Si alzò e, tra sé e sé, iniziò a fare qualche esercizio al fianco di Paolo. Non ci volle molto perché il marito, stupito, le dicesse:
Tu ti sei fatta curare troppo! Cosa ti è preso? A questa età ti metti a fare ginnastica? Ma se già stai benissimo! Dai, pensa piuttosto a dar da mangiare a Minù e Pippo, e a preparare la colazione!
Lo ha ordinato il medico, rispose Laura, ma con un tono che Paolo non conosceva Mi ha detto che o cambio, o non mi rimane molto. Vuoi davvero vedermi morire tu?
Paolo rimase basito davanti a tanta schiettezza, quasi sconvolto. Forse pensava che fosse un capriccio passeggero, il post-ospedale, e che sarebbe passata. Non protestò neppure quando, finiti gli esercizi, Laura di colpo annunciò:
Allora, adesso do da mangiare a Minù e Pippo tu, intanto, vai subito a portare fuori il cane. Io preparo la colazione: così sbrighiamo tutto più in fretta
Dentro di sé, Laura era la prima a stupirsi di come Paolo avesse subito accettato il nuovo ordine. In fondo, però, sentiva una strana inquietudine.
Era come se fosse nata dentro di lei una forza sconosciuta, o meglio, cinque forze diverse che adesso la guidavano, suggerendole che aveva tutto il diritto, ad esempio, di buttare via i vecchi vestiti e comprarsene di nuovi, tanto se li era guadagnati con il suo lavoro.
Le dicevano anche che doveva continuare a fare ginnastica, diventare sportiva, e tornare a suonare musica.
In tutto, riconobbe almeno cinque cambiamenti in sé, e con un brivido si rese conto:
Caspita, mi hanno davvero fatto cinque trasfusioni, da cinque persone diverse. Questa forza, questo coraggio nuovi sarà mica merito loro?
Infondo si dice che nei trapianti qualcosa della personalità del donatore può passare: gusti, memorie, persino talenti.
Dopotutto, quante volte si sentono storie di persone tornate dallospedale con capacità mai avute prima?
Ora, quando guardava Paolo, Laura non era la stessa di prima, quella sottomessa. Cera una sicurezza nuova nei suoi occhi, che veniva sia dai consigli del medico sia dallenergia che sentiva scorrere in sé come un fuoco.
Vedeva Paolo cercare di capire cosa stesse succedendo, percepiva come il suo piccolo mondo, dove Laura era sempre silenziosa e accomodante, si stesse sgretolando.
Sai, Paolo, gli disse senza più alcun timore credo di avere capito perché hai sempre pensato che io non facessi niente. Semplicemente, non vedevi. Non vedevi quanto mi impegnassi, quanto fossi stanca, quanto facessi tutto per farti stare bene.
Ma ora vedrai tutto. E quindi non stupirti se butto via i vecchi abiti, i cappotti, e finalmente me ne compro degli altri. E poi ricomincerò a suonare il pianoforte. Ti ricordi quanto mi prendevi in giro? Hai fatto il conservatorio, ma sai solo suonare il Valzer del Cane o qualche mazurka? Allora ascolta
Sollevò il coperchio, posò le dita sui tasti e, quasi senza accorgersene, cominciò a suonare un motivetto dolce, malinconico e tuttavia familiare.
Paolo fissava la moglie a bocca aperta e alla fine sussurrò:
Laura come fai? Una volta non ci riuscivi. Sei proprio cambiata.
Sul suo viso si leggeva un misto di stupore e, forse, perfino un po di timore.
Era abituato a una Laura, ora davanti a sé ne aveva unaltra. Più forte, più decisa. E questa trasformazione per lui era un mistero, quasi uno spavento.
Laura sorrise.
Non era il sorriso insicuro di sempre, ma uno sincero, pieno di nuova vitalità. Sentiva dentro di sé una fiamma, alimentata da cinque scintille diverse che promettevano non soltanto di sopravvivere, ma di vivere sul serio.
Di vivere in modo pieno, ritagliandosi spazi per sé, per i propri desideri, per una nuova intesa col marito fondata non più sullabnegazione, ma sul rispetto reciproco.
Non sapeva chi fossero quelle cinque persone, quei donatori, ma dovevano essere sicuramente persone forti, e forse anche talentuose.
Non lavevano solo salvata: le avevano regalato una vita nuova, più bella e intensa.
Ora vedo Paolo guardarmi con ammirazione.
Dicono che non bisogna mai chiedersi perché ci accadono le malattie o le difficoltà. Bisogna piuttosto provare a capirne il senso, perché forse è proprio attraverso queste prove che riscopriamo quanto sia meravigliosa la vita.
Quanto siano preziose la primavera e linverno, la pioggia e il freddo Ogni giorno è speciale: il cielo, il primo e lultimo raggio di sole.
E importanti sono le risate dei nostri cari, il loro appoggio, le loro debolezze dopotutto, siamo tutti semplicemente esseri umani.
E se un marito affettuoso invecchia e comincia a brontolare, va tenuto a bada un po, così magari ricorda di essere ancora un uomo.
Finché possiamo, viviamo al massimo e apprezziamo ogni dono che la vita ci fa. Solo così vale davvero la pena.




