Basta, è finita, me ne vado! Non ne posso più!

Basta, non ce la faccio più, me ne vado! Quanto ancora posso sopportare? Bambino, la sua stanchezza eterna, sempre: “Aiutami, aiutami…” Ma io vorrei uscire, divertirmi come una volta! Vorrei passione! Lavoro tutto il giorno! Voglio tornare a casa, trovare mia moglie, la mia donna… Vivo un po’ da un amico e poi, magari, trovo una ragazza giovane… ahhh… guidando sulla tangenziale di Milano, pensava Mario, mentre fumava nervosamente, sentendo che il loro amore era giunto al capolinea.

La storia d’amore tra Mario e sua moglie era antica, quasi archetipica: si erano incontrati per caso al mercato di Porta Genova, si erano innamorati all’istante, bruciati dalla passione, la testa persa e nessuna precauzione… dopo qualche mese, lei gli mostrò il test con due linee rosse.

Certo, devi tenerlo. Ce la facciamo, disse Mario con sicurezza, e tutte le zie, gli zii, i nonni annuirono, “Ti aiutiamo, basta che lo porti a termine…” Poi il matrimonio, il parto, lacrime di felicità un figlio! E poi… la vita spensierata si è dissolta, la moglie era sempre in vestaglia, spettinata, le urla del bambino giorno e notte, “Aiutami, aiutami” sembrava infinita… Che fine aveva fatto la sua ragazza? I parenti spariti in un attimo… erano rimasti soli nella loro genitorialità.

Non sono pronto! aveva detto Mario stamattina, sbattendo la porta davanti a Aurora, che piangeva con il bambino in braccio.

Un urlo di freni… davanti alla macchina apparve improvvisamente una figura curva e oscura.

Vuoi forse morire?! Mario saltò fuori dallauto e corse verso la figura.

Un uomo, incappucciato, si raddrizzò e lo guardò con occhi stanchi e profondi, sussurrando:

Sì.

Mario rimase senza parole: non si aspettava una simile risposta.

Nonno, posso aiutarti? Hai bisogno di qualcosa?

Non voglio vivere più.

Ma dai, vediamo, ti porto a casa, magari parliamo, magari la soluzione cè? Mario prese per mano il vecchio e lo portò piano verso lauto.

Raccontami, nonno, Mario accese unaltra sigaretta.

È una lunga storia.

Ho tutto il tempo.

Il vecchio osservò Mario con attenzione e poi lanciò lo sguardo a una fotografia appesa al cruscotto.

Cinquantanni fa ho incontrato una ragazza. Mi sono innamorato subito. Tutto è successo in fretta, famiglia, bambino, figlio, erede… pensavo fosse la felicità. Ma io volevo che fosse tutto come prima: amore, passione, leggerezza. Lei era stanca, il bambino piccolo, la casa, il lavoro… ho messo tutto sulle sue spalle, non lho aiutata. Allufficio ho incontrato unaltra donna, è iniziato qualcosa… mia moglie lo ha scoperto, ci siamo separati. Con laltra donna non è andata, ma non mi sono nemmeno dispiaciuto, ho continuato a vivere come volevo. Lei si è risposata, è diventata splendida, mio figlio chiamava papà il patrigno, a me non importava.

E poi? Mario fumava nervosamente la seconda sigaretta.

E poi mi sono divertito troppo, niente famiglia, niente moglie, niente figli. Oggi mio figlio compie cinquantanni, sono andato a dirgli tanti auguri, ma non mi ha fatto entrare in casa. Il vecchio scoppiò a piangere. Colpa mia. Mi ha detto: “Non sei mio padre, torna pure a divertirti”.

Allora nonno, dove ti porto? Mario batteva nervosamente sul volante.

Vivo qui vicino, vai, non preoccuparti per me Il vecchio uscì dalla macchina e si avviò verso un palazzo di nove piani accanto alla strada. Mario controllò che entrasse nel portone, aspettò un po, e poi ripartì. Passò in un supermercato, comprò un mazzo di fiori.

Scusami, perdonami, Mario si inginocchiò davanti ad Aurora, che piangeva, Riposati, amore mio.

Prese il figlio dalle mani di Aurora e andò in unaltra stanza, cullandolo piano e cantando con voce rauca: Dormi, dormi bel bambino

Sorprendentemente, il figlio si addormentò subito, posando dolcemente la manina sul cuore del papà che batteva forte. Mario guardò il bambino commosso: Voglio vederlo crescere, voglio sentire papà.

Hai di nuovo salvato qualche naufrago? lo accolse con un sorriso la vecchia moglie, mentre il vecchio appendeva il cappotto allattaccapanni.

Sì, ho salvato. Bisogna pur insegnare qualcosa ai giovani.

E come li riconosci, quelli che hanno bisogno?

Io stesso ne ho avuto bisogno alla loro età…

Vieni a cenare, salvatore. E domani ricorda: festa di nostro figlio, niente naufraghi per una sera, la moglie lo guardò con affetto.

Non dimentico, dopotutto sono cinquantanni del nostro erede, della nostra storia. Come potrei scordarlo? Il vecchio sorridendo lavvolse in un abbraccio, andando verso la cucina, felice.

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