Mi sono presa cura della suocera, ma lei ha lasciato l’appartamento a un’altra persona

Maria, portami dell’acqua! Ho la gola secca e te lo sto gridando da unora! Tu invece stai facendo casino con le pentole apposta, così non mi senti!

La voce stridula dalla stanza in fondo mi fece sobbalzare e quasi perdere il mestolo. Mi fermai, respirai profondamente, contando fino a dieci: ormai era un riflesso, frutto di tre lunghi anni vissuti in questo inferno. In cucina cera odore di pollo bollito e di medicine una miscela che impregna persino i muri e le tende. Spensi il fuoco sotto il brodo, versai nel bicchiere dellacqua a temperatura ambiente non fredda, non calda e mi avviai nella camera della suocera.

Vittoria Romano giaceva semisdraiata su enormi cuscini, come una vecchia, scontenta aquila. I suoi occhi acquosi seguivano ogni mio movimento. Sul comodino, tra boccette e blister di pillole, cera una busta marrone, ben chiusa, che non avevo visto prima.

Ecco qui, signora Vittoria, beva pure dissi, cercando di mantenere la voce calma. Non sentivo, cera la cappa accesa. Il brodo è pronto; ora le passo le verdure come ha detto il medico.

Fece qualche sorso, si contorse e mise da parte il bicchiere, come se le avessi passato dellaceto.

Tu hai sempre una scusa borbottò, asciugandosi la bocca col bordo del lenzuolo. La cappa, il telefono, la polvere E io, madre del marito, lasciata qui a morire di sete.

Non dica così, sono sempre presente risposi, ignorando i suoi rimproveri. Mentre accomodavo la coperta notai di nuovo quella busta dal lato con il timbro.

Cosè? Nuove prescrizioni? chiesi, indicando la busta. Magari serve una corsa in farmacia.

La mano di Vittoria fu fulminea a coprire la busta. Mostrava unenergia che non si pensava possedesse, dato che poco prima si lamentava di non riuscire a sollevare il cucchiaio.

Non toccare! gridò. Sono affari miei. Roba personale.

Rimasi spiazzato. Di solito pretendeva che io studiassi ogni ricevuta, bolletta e lettera della pensione. Quellimprovvisa segretezza era nuova.

Chiedevo soltanto stavo per dire, ma la porta dingresso sbatté e dalla zona giorno arrivarono passi pesanti.

È arrivato Paolo! il volto della suocera si illuminò. Figlio mio, vieni dalla mamma, salva mi da questa carceriera!

Entrò Paolo, mio marito. Viso stanco, giacca stropicciata, cravatta di traverso. Era il direttore commerciale e negli ultimi mesi stava sempre in ufficio, preferendo restare lontano dal clima pesante e dai continui lamenti di casa.

Ciao mamma. Ciao Maria borbottò, baciando la guancia alla madre senza neanche guardare me. Cosè successo stavolta? Quale carceriera? Maria ti segue come una bambina.

Sì, segue Vittoria arricciò le labbra. Segue e aspetta che io lascio il posto. Credete che non veda? Ha occhi freddi, vuoti. Nessuna affetto, solo dovere.

Sentii salire lamarezza. Tre anni fa, dopo il suo ictus, la questione era: badante o casa di riposo? Non cerano soldi per una badante brava, e Paolo oppose subito il ricovero cosa diranno i parenti, abbandonare la madre?. Così, lasciai il lavoro in biblioteca, portai Vittoria dal suo bilocale al nostro trilocale, che affittammo per pagare le medicine e la riabilitazione.

Vado a mettere la tavola mormorai, uscendo dalla stanza.

A cena Paolo smanettava col cellulare mentre spezzettava la cotoletta.

È buona? chiesi, sperando almeno in una parola gentile.

Sì, normale sempre sul telefono. Maria, mamma vuole che chiamiamo Claudia per una visita. Dice che le manca.

Claudia era la nipote di Vittoria, figlia della sorella scomparsa. Quarantenne chiassosa, truccata e del tutto inutile in casa. Arrivava una volta lanno, portava un dolce economico, stava unora chiacchierando di amori infelici, poi spariva lasciando scie di profumo e montagne di piatti sporchi.

Ma perché? mi stupii. Vittoria ha la pressione alta, serve tranquillità, Claudia è un tornado. La farà agitare di nuovo.

Mamma insiste. Dice che ha qualcosa da parlarle. Domani, abbi pazienza.

Il giorno dopo Claudia arrivò puntuale a mezzogiorno. Entrò senza togliersi le scarpe, passò sul tappeto pulito e subito: Maria, ciao! Sei ingrassata? Quel grembiule ti sta male. Dovè zia Vittoria? Ho dei regali!

In mano un sacchetto di marshmallow, proibito a Vittoria. Indicai la porta della stanza; Claudia sparì dentro. Dalla stanza venivano subito bisbigli e lacrime. Mi rifugiai in cucina, disperso tra i chicchi di farro, ma non riuscivo a scacciare lansia. Quella busta non mi lasciava pace.

Dopo circa unora Claudia uscì, radiosa, con la busta in mano. La infilò velocemente nella sua borsetta.

Be, Maria, io scappo! Ho mille impegni! Zia si è addormentata, non svegliarla. Complimenti per la casa pulita, ma le tende sono vecchie, le cambierei!

E sparì come era arrivata.

La sera, mentre cambiavo le lenzuola a Vittoria una fatica immensa, visto il suo peso e la scarsa collaborazione mi decisi a chiedere:

Signora Vittoria, che documenti ha passato a Claudia? Servono copie? O devono essere portati allINPS?

Vittoria socchiuse gli occhi, sghignazzando quasi soddisfatta.

Sono la mia gratitudine, Maria. Claudia è lunica che mi ama senza secondi fini. Non per lappartamento, non per leredità, ma perché è sangue del mio sangue.

Mi gelai.

Appartamento? Il suo bilocale è affittato, i soldi servono alle medicine. Pensavamo che, un giorno, sarebbe passato ai nostri figli.

Vittoria scoppiò a ridere, secco e rauco.

Perché dovreste decidere voi? Oggi è venuto il notaio, mentre tu eri a fare la spesa. Ho fatto la donazione. A Claudia.

Mi bloccai con il lenzuolo in mano. Il mondo girò.

Come donazione? A Claudia? Quella Claudia che non le ha mai dato neanche un bicchiere dacqua? Non sa nemmeno quali pillole prende?

Lei almeno non mi rimprovera urlò la suocera. Tu ogni giorno ti lamenti, sembri fare un favore! Aspetti che io muoia per prendere la casa. E invece no! Claudia ora è la proprietaria. Articolo 769 Codice Civile, cara. Donazione. Non cè modo di tornare indietro.

Mi sedetti sul bordo della sedia. Non reggevo. Tre anni. Tre anni cancellati. Iniezioni, pannoloni, capricci, notti senza sonno. Lavoro abbandonato. E tutto per sentirsi insultato come un estraneo che pensa solo ai propri interessi?

E Paolo? chiesi. Lui lo sa?

Saprà a tempo debito. I miei beni li regalo a chi voglio. Ora scalda la minestra e sistema il pannolone.

Mi alzai, sentendo il sangue sbattere nelle orecchie. Uscii senza parola, presi il cappotto e camminai fuori di casa. Avevo bisogno di aria.

Per due ore vagai per le strade, fino a congelarmi. E solo un pensiero: tradimento. Non solo della suocera da lei non ho mai cercato affetto. Ma anche di mio marito. Il notaio non viene senza permesso. Qualcuno ha dovuto aprirgli, dargli le carte.

Quando rientrai, Paolo era già a casa, mangiava la minestra dalla pentola.

Dove sei stato? borbottò irritato. Mamma urla, il pannolone è bagnato. Devo farlo io? Io sono uomo, mi fa schifo!

Lo guardai. Per la prima volta dopo ventanni di matrimonio vidi senza illusioni. Davanti a me sedeva un uomo infantile, egoista, comodo.

Paolo dissi piano tua madre ha regalato il bilocale a Claudia. Lo sapevi?

Paolo si strozzò con il brodo, tossendo.

Che regalo? Sei fuori?

No. Vittoria mi ha detto tutto. Claudia ha preso i documenti oggi. Il notaio è venuto quando io non ero in casa. Chi gli ha aperto? Tu hai il doppione delle chiavi, sei passato a pranzo?

Paolo guardò altrove, sminuzzando nervosamente il pane.

Sì sono passato. Mamma mi ha chiesto. Diceva che serviva una procura per la pensione o qualcosa del genere. Ho lasciato entrare il tizio, era un giurista, sembrava a posto. Non ho controllato, Maria! Dovevo tornare al lavoro!

Non hai controllato? le parole mi tremavano. Tua madre ha tolto ai nostri figli leredità, ha dato tutto a una estranea. E tu non hai controllato? E ora chi paga le medicine? Laffitto andrà a Claudia, magari vende tutto. Su che cosa campiamo, Paolo? Il tuo stipendio? O speri che io torni a lavorare e continui ad aiutare una donna che mi ha umiliato?

Non fare scenate! alzò il pugno sul tavolo. Mamma è malata, forse non ragiona! Lo recuperiamo, la dichiareremo incapace!

Incapace? sorrisi amaramente. Tu stesso dicevi che è lucida, quando ti lodava! Pensi che il notaio sia stupido? Avrà chiesto il certificato di sanità mentale. Claudia si è organizzata bene.

Dalla stanza arrivò la voce della suocera:

Ehi, cè qualcuno? Sono tutta bagnata! Maria! Vieni a lavarmi!

Paolo fece una smorfia.

Maria, dai, vai. Poi ne parliamo. Non si può lasciarla così.

In quel momento qualcosa si ruppe dentro di me. Quel filo che mi teneva alla pazienza, al dovere, al sacrificio. Guardai le mani rosse, dure dalla fatica e dalla pulizia. Ricordai lultima volta dal parrucchiere. I sogni di mare cancellati perché dove mettiamo la mamma.

No dissi.

Come, no? non capiva Paolo.

Non vado. Non la lavo più. Non cucino più. Non sopporto più offese. Ora la casa è di Claudia, secondo il Codice Civile, donazione a titolo gratuito; ma in coscienza se Claudia ha preso lattivo, ora tocca anche il passivo. Chiamala. Che venga e se ne occupi lei.

Sei impazzita? saltò Paolo. Claudia non risponde, non sa farlo! Maria, è mia madre!

Proprio così. È tua madre. Non mia. E la casa è di sua nipote. Io sono unestranea. Carceriera, come ha detto lei.

Mi voltai e andai nella camera nostra, non da Vittoria. Aprii larmadio, presi la valigia.

Che fai? Paolo era pallido.

Me ne vado. Torno da mia mamma. In un piccolo monolocale, ma almeno laria è pulita.

Maria, fermati! È stata una follia di Vittoria, la sistemiamo! Non ci abbandonare! Come faccio io solo? Lavoro!

Assumerai una badante. Ah, non ci sono più soldi la casa è di Claudia. Allora ti arrangi. Dopo il lavoro, di notte, nei weekend. Benvenuto nel mio mondo, Paolo.

Stretta la valigia, buttai maglioni, biancheria, libri. Le lacrime scendevano, ma volevo solo andarmene.

Maria, non ti lascio! Sei mia moglie! Dovresti esserci nel bene e nel male!

Nel male ci sono stata tre anni. Di bene non ne ho visto. E sì, chiusi la valigia chiederò il divorzio.

Per una casa?! Sei così attaccata ai soldi?!

Non per la casa, sciocco! gli gridai. Perché mi hai permesso di diventare una schiava! Perché hai aperto la porta al notaio e mi hai tradito! Perché pensi solo a chi laverà il pannolone!

Portai la valigia nellingresso. Dal letto di Vittoria arrivavano lamenti:

Paolo! Maria mi abbandona! Vuole uccidermi! Ho sete!

Paolo si agitava tra me e la camera di sua madre.

Maria, almeno resta stanotte!

Lascerò le chiavi sul tavolo dissi fredda. Addio.

Uscii nellandrone, chiamai lascensore. Appoggiando la fronte contro lo specchio, piansi. Ma erano lacrime di sollievo.

La prima settimana da mia madre fu un torpore. Dormivo dodici ore, mangiavo, passeggiavo. Il telefono lo spensi, prendendo una nuova sim solo per i più cari. Ma le notizie arrivavano.

Un’amica mi raccontò che Paolo aveva chiamato Claudia. Lei non rispondeva, poi disse che un regalo è un regalo, nessun obbligo di assistenza nellatto. Ha annunciato che venderà il bilocale, le servono soldi per il business, concedendo due mesi agli inquilini per traslocare. Consigliando addirittura di mettere Vittoria alla casa di riposo se il figlio non ce la fa.

Paolo prese ferie senza stipendio. Poi la malattia. Poi chiamò i figli per chiedere aiuto con la nonna. Loro mi telefonarono.

Mamma, papà dice che sei una traditrice disse il figlio Luca. Ma noi sappiamo quello che hai fatto. Non torniamo. Stiamo preparando gli esami e la nonna ha scelto Claudia.

Mi sentii fiera di loro.

Dopo un mese, mi riassunsero in biblioteca. Paga umile, ma il profumo dei libri cura lanima meglio di ogni antidepressivo. Presentai la domanda di divorzio. Paolo non venne nemmeno alle udienze.

Una sera, tornando dal lavoro, lo trovai sotto casa. Aveva dieci anni di più, barba incolta, camicia sporca, puzzava di vino e di vecchiaia un odore che conoscevo bene.

Maria fece un passo verso di me. Aiutami. Non ce la faccio. Vittoria urla tutto il giorno. Claudia ha già venduto la casa, pensa! A unagenzia, per pochi euro; i soldi dellaffitto sono finiti. La badante non me la posso più permettere. Ho perso pure il lavoro

Lo guardai, senza nessuna pietà.

Che centro io, Paolo?

Tu sei capace Solo tu sai gestirla. Torna, ti perdono tutto. Vendiamo la nostra casa, ne compriamo una più piccola, assumiamo qualcuno.

Ti perdono tutto? Non hai capito, Paolo. Sono io che dovrei perdonare. Ma non voglio.

Maria, piange. Ricorda di te. Dice che solo tu sapevi farle la minestra.

Doveva ricordare prima. Quando chiamava il notaio.

Ma Claudia ci ha fregato! È unimbrogliona!

Claudia ha fatto quel che le è stato permesso. Vittoria pensava di comprare affetto coi metri quadri. Laffare è concluso. La merce è andata. Eventuali reclami non accettati.

Sei diventata dura sussurrò Paolo.

Sono diventata libera lo corressi. Vai via, Paolo. Non tornare. Tra una settimana cè il giudice. Spero che il divorzio sia rapido.

Entrai nel portone.

Maria! urlò dietro. E se la metto in una casa di riposo pubblica? Ci vuole la lista dattesa e le carte, non sono capace! Aiutami almeno coi documenti!

Mi fermai. Mi voltai.

Cè internet, Paolo. Sei stato un direttore. O almeno lo eri. Te la cavi. Io la mia parte lho fatta.

Chiusi la porta.

Salendo, mi affacciai alla finestra. Paolo era ancora lì, piccolo, sconfitto dalla responsabilità che aveva sempre delegato. Tirai le tende.

In cucina il bollitore sibilava. Mamma era a fare i panzerotti con la verza.

Chi era, Maria? chiese, affacciandosi.

Hanno sbagliato indirizzo, mamma. Proprio sbagliato indirizzo.

Mi sedetti, presi un panzerotto bollente e ne addentai un pezzo. Era finalmente buono. Per la prima volta in tre anni sentivo il sapore. La vita continuava; questa vita era mia. Vittoria aveva avuto ciò che meritava una parente con i soldi e un figlio che finalmente, a cinquantanni, cominciava a diventare adulto. La giustizia, a volte, si serve fredda ma resta pur sempre nutriente.

Ho imparato che il rispetto per se stessi vale più di ogni compromesso o sacrificio. E non si può regalare dignità a chi non la apprezza.

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