LA CASA DELL’ALBEROMentre il tramonto dipingeva il cielo di rosso, una voce misteriosa sussurrò dal cuore dell’albero, promettendo segreti antichi a chi avesse osato ascoltare.

Il solitario noce, piegato dal tempo, continuava a reggere la sua maestà nel cuore del cortile della scuola di campagna di San Bartolomeo, in Toscana. Nessuno ricordava il giorno in cui fu piantato, ma tutti concordavano nel dire che era più vecchio del preside.

Giacomo, il custode, lo curava come se fosse un nonno di legno. Ogni autunno raccoglieva con pazienza le foglie cadute e, in primavera, controllava che i rami non nascondessero chiodi arrugginiti di altalene dimenticate o tavole abbandonate.
Questalbero ha vissuto più ricreazioni di quante ne abbiamo noi ripeteva spesso.

Una mattina, nella prima settimana di scuola, arrivò Ginevra, una bambina di nove anni appena trasferita dal villaggio. Non parlava molto e si rifugiava sempre in un angolo del cortile, disegnando silenziosa sul suo quaderno. Giacomo la notò.
Non giochi con gli altri? le chiese.
Non mi conoscono rispose, senza alzare lo sguardo e non so se voglio che mi conoscano.

Il custode non insistentò, ma quelloggi stesso cominciò a lavorare in segreto. Raccolse tavole vecchie, spago e strumenti presi in prestito. Ogni sera, dopo che i bimbi erano andati via, si arrampicava sul noce e aggiungeva un nuovo elemento: una ringhiera, una finestrina, un piccolo sgabello. Dopo una settimana, comparve un rifugio sullalbero, nascosto tra i rami più bassi.

Allalba successiva, Giacomo chiamò Ginevra:
Voglio mostrarti qualcosa.

Lei lo seguì, titubante. Quando vide la porta di legno incastrata tra i rami, rimase senza parole.
È per te se vuoi disse lui . Qui puoi disegnare, leggere o semplicemente pensare. Nessuno salirà senza il tuo permesso.

Ginevra entrò, appoggiò il quaderno sullo sgabello e scrutò attraverso la piccola finestra rotonda. Dal suo sguardo, il mondo fuori sembrava più piccolo, più sicuro. Pian piano iniziò a invitare altri compagni: prima una bambina che le prestò una matita colorata, poi un ragazzo che le insegnò a piegare gli aeroplanini di carta. La casa sullalbero divenne un piccolo santuario damicizia.

Un giorno, una violenta tempesta colpì il villaggio. I rami del noce si agitavano come se volessero strapparsi. Giacomo, preoccupato, corse al cortile per accertarsi che il rifugio reggesse. Ginevra, fradicia, comparve correndo.
Sta bene? chiese, quasi a voce alta contro il vento.
Credo di sì, ma non salire, per ora rispose lui.

Quando la burrasca cessò, il rifugio sopravvisse, anche se una parte del tetto era rotta. Giacomo sospirò sollevato, ma prima che potesse rimettere a posto, i bambini delloratorio si organizzarono. Ognuno portò qualcosa: cartoni, tessuti, vernice, corde. Insieme ricostruirono il piccolo riparo. Sulla parete dipinsero una frase che Ginevra scrisse con mano decisa:
«Qui cè sempre posto per uno in più».

Col passare degli anni, la casa sullalbero accoglieva generazioni successive. Giacomo invecchiò, Ginevra crebbe, partì per la città e divenne architetta. Dieci anni dopo tornò al villaggio per far visita alla nonna. Passò davanti alla scuola e vide il noce ancora lì, con il rifugio intatto, sebbene un po logoro. Trovò Giacomo seduto su una panchina.
Sapevo che saresti tornata sorrise lui.
Sono venuta per ringraziarti replicò lei . Credo che qui, per la prima volta, mi sia sentita davvero a casa.

Giacomo la guardò, colmo dorgoglio.
Non era la casa, Ginevra. Era te. Avevi solo bisogno di un luogo dove ricordarti.

Quel giorno, Ginevra promise che, ovunque andasse, avrebbe continuato a costruire spazi dove le persone potessero sentirsi al sicuro. Perché la casa sullalbero non era solo legno e chiodi: era la prova che, a volte, un gesto piccolo può cambiare unintera vita.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 3 =

LA CASA DELL’ALBEROMentre il tramonto dipingeva il cielo di rosso, una voce misteriosa sussurrò dal cuore dell’albero, promettendo segreti antichi a chi avesse osato ascoltare.