Come ho fatto fare o figuraccia suocera mia. Credo che ancora se la ricordi benissimo.
Questa storia è successa proprio allinizio della mia vita matrimoniale, quando io e mia moglie ci eravamo appena sposati. Avevo notato qualcosa di strano, ma allepoca non ci avevo dato troppo peso. La stranezza non riguardava mia moglie, che per me resta tuttoggi una donna splendida, ma riguardava il comportamento di sua madre, la mia suocera.
Tutto cominciò al nostro matrimonio: lei era così corrucciata e nervosa che sembrava fosse a un funerale e non a una festa di nozze. Dopo la cerimonia, iniziò a comportarsi in modo ancora più bizzarro, e dato che eravamo giovani e non avevamo una casa tutta nostra, dovemmo abitare a casa sua per un periodo.
Appena varcata la soglia, suocera mia mi accolse con una gentilezza così esagerata che pensai davvero fosse felice della nostra gioia e che il suo muso lungo al matrimonio fosse dovuto magari a qualche problema di salute. Ma sotto il suo sorriso un po tirato, si nascondeva una rabbia sottile, fatta di frecciatine e dispettucci. Faceva di tutto per mettermi in difficoltà, lanciandomi critiche ben camuffate, soprattutto quando pensava che non me ne accorgessi.
Un esempio: si svegliava nel cuore della notte per rilavare i piatti che io avevo già lavato la sera prima. Una volta mi sono alzato e le ho chiesto cosa stesse facendo; con unaria da santa, mi rispose che stava lavando quelli sporchi. Mi sono sentito un imbranato, come se avessi fatto un lavoro di pulizia pessimo, e da quel momento non mi sono più fidato della sua buona fede.
Per molto tempo ho scambiato quei suoi rimproveri velati per consigli materni, finendo spesso per confidarle anche le questioni personali fra me e mia moglie.
Un giorno, accadde che un caro amico mio, Marco, lavorava come autista nel posto dove lavorava lei. Tramite alcune sue colleghe, iniziarono a circolare pettegolezzi sulla nostra vita matrimoniale, nei quali io risultavo sempre quello povero e un po sciocco e mia moglie la furba che mi tradiva solo per ottenere lappartamento di sua madre. Un vero teatrino familiare.
Solo allora capii veramente che suocera mia era il mio vero avversario nascosto.
La natura laveva dotata di un amore spropositato per la pulizia: la sua casa era lucida come una sala operatoria. Pretendeva lo stesso da noi. Facevamo il possibile, ma era impossibile soddisfarla del tutto.
Quando partì per una trasferta lavorativa di due settimane, ci ordinò di mantenere lappartamento impeccabile. Un granello di polvere sul tappeto o un capello nella vasca le provocava un mezzo infarto. Perciò, quando era in casa, sia io che mia moglie facevamo di tutto per tener tutto in ordine.
Per quelle due settimane in cui sarebbe stata via, pensavamo di riposarci dalla solita ossessione, pulendo solo prima del suo ritorno. Ma lei, che ci conosceva bene, ci diede una falsa data per tornare di soppiatto e coglierci di sorpresa. E non tornò da sola: portò anche tutte le sue amiche, per fare bella figura davanti a loro e farmi fare una magra figura.
Per fortuna il mio amico Marco, avendo sentito dei suoi piani, mi avvisò in tempo. Mi arrabbiai moltissimo, ma decisi di mettere a punto un piano. Pulii tutta la casa fin nei minimi dettagli, e aspettai il suo arrivo con calma.
Suocera arrivò in compagnia delle sue amiche, seguita da Marco che guidava e sorrideva sornione. Aprì la porta con fare misterioso e fece entrare il suo piccolo corteo come una processione festosa.
Immaginate la sua sorpresa quando trovò lappartamento non solo pulito, ma più splendente di come lo aveva lasciato! Le sue amiche alzarono le sopracciglia e incominciarono a bisbigliare tra loro, mentre io uscii dalla cucina con disinvoltura, sistemando laspirapolvere e asciugandomi la fronte. Dico, facendo finta di niente:
Ma dove hai trovato un tappeto così pulito?
Suocera mia era esausta. Si guardava intorno con occhi stretti, cercando il minimo difetto, mentre io pensavo tra me e me: Non troverai niente, proprio niente! stringendo i pugni sotto il tavolo.
Così suocera finì in ridicolo davanti a tutti e al lavoro nessuno più diede peso ai suoi pettegolezzi. In tanti iniziarono anzi a parteggiare per noi. Le ho dato una vera batosta al suo orgoglio, e anche se sono passati diciassette anni, sono certo che se lo ricorda ancora!




