Litigio
Carmela, ti perdono! La nostra lite non aveva senso. Basta tenere il broncio! Non siamo più ragazzine! sbottò Teresa Bellini, componendo il numero di sua sorella per la prima volta dopo sette anni. È ora di crescere, Carmela! Ma quanto vuoi andare avanti così
Scusi Ma con chi crede di parlare? Io non sono Carmela
La voce era palesemente sconosciuta. Giovane, leggermente tremante, ma piacevole.
Teresa Bellini rimase in sospeso a metà frase, cosa che le capitava raramente.
Ragazza, ma tu chi sei?! Come hai fatto ad avere il numero di mia sorella?!
È il mio numero. Da più di un anno, ormai. Mi dispiace, non la conosco. E non so chi sia la Carmela che cerca. Arrivederci!
Teresa, ancora incredula, rimase con il telefono in mano, muta di colpo. I toni occupati la riportarono bruscamente alla realtà e un brivido la attraversò.
Convinta daver sbagliato, Teresa prese gli occhiali e ricontrollò con attenzione il numero sulla sua vecchia agenda rossa, consunta dal tempo, regalo di Carmela molti anni prima. Carmela aveva sempre avuto la passione per le cose belle e, sapendo che anche la sorella le apprezzava ma le sembravano uno spreco di soldi, la viziava con piccoli pensieri: una borsetta, una penna raffinata, un foulard. Piccole cose, ma gradite. Teresa, invece, preferiva leffetto sorpresa e faceva doni importanti, robusti, di peso. Così tutti capivano quanto amasse la sorella!
Digitando il numero di nuovo, Teresa capì che era davvero accaduta una cosa inaspettata. La voce che rispose era la stessa gentile, melodica, estranea.
Mi spiace, ma glielho già detto: questo è il mio numero la ragazza che rispose era visibilmente a disagio. La prego, non mi chiami più. Sto lavorando. Sono a lezione.
Aspetti! Teresa temette che la chiamata venisse interrotta. Mi dice quando posso richiamare? È molto importante!
Fra mezzora. Ho una pausa.
Teresa mise il telefono da parte, pensierosa.
Perché Carmela aveva cambiato numero? E perché non laveva avvisata? È stato un litigio, vero, ma non al punto da rendersi irreperibile!
Montava la rabbia in Teresa.
Sei sempre stata la solita, Carmela! borbottava tra sé, lucidando il tavolo per la centesima volta e controllando lorologio.
Non riusciva proprio a stare ferma: da sempre aveva bisogno di fare qualcosa con le mani e la mente. Era dinamica, decisa, energica, e non si tirava indietro di fronte a niente. Questo, in famiglia, aveva causato più di qualche lite. Ma a Teresa poco importava: lei aveva sempre ragione, punto.
Carmela era diversa. Pacata, affettuosa, molto lenta. Mentre finiva la colazione prima di andare a scuola, già bisognava correre per arrivare in tempo! Teresa stirava le divise, le pettinava i capelli, aggiustava i nastri, e Carmela ancora con gli occhi assonnati si perdeva davanti allo specchio, spazzolino alla mano.
Carmela, cosa fai?
Penso
Finitela con queste sciocchezze! Faremo tardi! sbottava Teresa. Pensa se vuoi, ma dopo. Ora pulisciti i denti e a fare colazione!
Era sempre stato così. Carmela restava indietro, e Teresa aveva già scalato la montagna e stava tornando giù per rimproverarla:
Ma dove credi di andare a questo passo?! Pare che non vivi! Respiri appena! Non si può vivere così, Carmela!
Ma Carmela non si offendeva agli attacchi di Teresa. La guardava dritta negli occhi e sorrideva:
Teresina, non tutti possono essere scattanti come te! Sei il nostro orgoglio! Io sono fatta così, lasciami stare Vado con calma.
Sei sempre la stessa! Con calma! Così la vita ti passa sotto il naso! Dai, muoviti!
Carmela non si arrabbiava. Sapeva che la vitalità di Teresa aveva bisogno di uno sbocco. Aspettava che, crescendo, la sorella diventasse più dolce. Pensava che, col tempo, sarebbe venuta laffinità.
Come si doma un vulcano? Solo con il mare. Così anche la passione umana: il fuoco ti brucia dentro, ma arriva lamore e tutto si trasforma, si placa, e su quel vulcano può nascere unisola da sogno. Ma questa non era la storia di Teresa. Anche il suo amore era fuoco, e bruciava tutto ciò che le stava troppo vicino.
Si era sposata quattro volte. Ogni matrimonio finito dopo poco.
Caratteri troppo diversi! diceva sempre.
Solo con il quarto marito durò tre anni. Pure lì finì se ne andò, lasciando una bambina, e solo tristezza e delusione dinanzi.
Ma che uomini ci sono oggi?! sbottava visitando Carmela. Non fanno nulla, non gli interessa la famiglia, i bambini non li vogliono! La moglie, un oggetto! Ma tu con tuo Antonio? Come fai a viverci?
Antonio, il marito di Carmela, pose sul tavolo due tazze di tè e prese per mano la nipotina:
Parlate pure. Metto a letto Caterina.
La piccola Caterina dormicchiava, ma la madre era troppo agitata per dedicarsi a lei.
Hai visto che vita?! Sempre da capo! Teresa sbatté la mano sul tavolo non appena Antonio chiuse la porta. Come fai a stare con lui?! Mi annoierei a morte!
Ma io ci sto bene, Teresa! Carmela sorrise e spinse la scatola di biscotti più vicino. Bevi il tè. È tardi e sarai affamata.
Non ho mangiato nulla oggi! ammise Teresa, attaccandosi ai biscotti. Pensa, sono di nuovo sola!
Teresina, forse è ora di ammorbidire un po. Che combatti sempre? Ne vale la pena? La vita va avanti Caterina crescerà, si sposerà, se ne andrà lontano a farsi la sua strada. E tu? Resterai sola?
Carmela, ma che dici?! È ben altro il punto!
E quale sarebbe?
Non ci si può fidare di nessuno! Mentono tutti!
Anche io?
Pure tu! Mi racconti di quanto ami Antonio, ma non hai fretta di dargli un figlio! Cosa significa? Non esiste!
Cosa? Carmela smise di sorridere.
Questo vostro amore! Non esiste! Se una donna non vuole avere figli dalluomo che ama, allora non lha mai davvero amato! Punto!
Carmela rimase zitta. Si alzò, andò ai fornelli, tastò il bollitore, si asciugò una lacrima e rispose così piano che Teresa appena la sentì:
A volte non è questione di volontà, ma di possibilità. Vorrei, Teresa… davvero tanto! Ma non posso! Non sarò madre…
Teresa si alzò di scatto e abbracciò la sorella, cercando di consolarla.
Ma chi lo dice?! I dottori? Non dar loro retta! Ti trovo i migliori! Avrai i tuoi figli, vedrai!
Ma non bastò volere. Nemmeno lostinatezza di Teresa servì a molto. Non tutto si risolve, se il destino lo ha già deciso.
Carmela fu madre, ma non come sognava: non ebbe figli suoi, ma raccolse in casa due orfani, figli di un lontano cugino di Antonio, rimasti soli. Chiunque avesse osato dire che quei figli non fossero suoi avrebbe avuto a che fare con lei; persino con Teresa litigò di brutto.
Non hai bisogno di figli altrui, Carmela! I tuoi verranno!
Teresa, ho quasi quarantanni! Se fosse dovuto arrivare, sarebbe già successo. E poi… sono bambini. Dove li mandiamo? In istituto?!
Ma che timporta?! Antonio ha tanti parenti, che ci pensino loro!
Voglio occuparmene io! Capito?! Io!
Ah, Carmela! Ma da chi hai preso?!
Come sarei?
Testarda e ingenua! È un peso, si sa!
Basta, Teresa! Ora vai! Carmela tagliò corto, senza guardarla e trattenendo le lacrime amare. Vai, torna a casa. Caterina ti aspetta.
È in colonia estiva, torna tra una settimana! E mi porti pure questa sorpresa! Non farti vedere! E non chiedermi aiuto se non vuoi ascoltare!
Da dove ti viene tanto rancore, Teresina? sussurrò Carmela alle spalle della sorella, che scappava giù per le scale, infuriata.
Teresa non rispose. Offesa, tagliò ogni rapporto con la famiglia di Carmela. Niente telefonate, niente visite, niente inviti. Vietò anche alla figlia di frequentare la zia. Ma Caterina, che la amava e adorava i fratelli adottivi, non le diede retta: andava di nascosto, per fortuna abitavano vicine.
Poi ad Antonio offrirono un lavoro in unaltra città. Dopo essersi consultati, decisero di trasferirsi. Prima di partire, lasciarono a Caterina lindirizzo, raccomandandole di scrivere e chiedere aiuto in caso di bisogno, senza aspettare lautorizzazione della madre.
Non si sa mai cosa può succedere, Caterina! la abbracciava Carmela alla stazione. Ricorda, hai una famiglia! Ci saremo sempre per te! E tua mamma, prenditene cura. Sai quanto è difficile per lei con quel carattere. Abbi compassione! Nessun altro lo può fare, solo noi…
Caterina ascoltò la zia. Per quanto fosse difficile vivere con la madre, resistette. Ma poi divenne impossibile.
Successe quando Caterina crebbe e decise di sposarsi. Teresa non approvò affatto la scelta.
Ma chi è questo tipo?! Non lo voglio qui! brontolò appena aperta la porta vedendo il ragazzo magro con gli occhiali, mano nella mano di Caterina. Non potevi trovare di meglio?!
Caterina non sprecò parole: si guardò col fidanzato e se ne andò, senza ascoltare le urla della madre.
Il tipo Luigi era tuttaltro che uno sprovveduto. Aveva una buona professione, lavorava nellinformatica, e propose a Caterina di trasferirsi proprio nella città dove abitava la zia Carmela.
Lì, Caterina, ci sono più opportunità. Vendo la casa qui, ne compriamo una là. Tanto qui non ci tiene niente.
Ormai no Caterina piangeva, ripensando agli occhi increduli della madre e al suo urlo. Carmela capirà. Lei è buona.
Limportante è che tu sia felice.
Luigi amava Caterina davvero. Era pronto a seguirla ovunque, solo per vederla sorridere. Orfano, senza famiglia, tutta la sua vita si concentrava ormai in quella ragazza magrolina col naso arricciato per il pianto, che sognava una casa, una famiglia, due figli e una lunga vita insieme, lieta.
Così fu.
Carmela, saputo che Teresa aveva ricominciato a fare storie, provò a parlare con lei, ma Teresa non volle ascoltare.
Sei dalla loro parte?! Chiarissimo! Non mi chiamare più! Non voglio sapere più niente di voi! gridava Teresa.
Teresa, basta! si arrabbiò finalmente Carmela. Distruggere è facile! Ma pensaci bene: hai mandato via tua figlia da casa solo perché non approvi Luigi! Ma la vita è sua! E se non avesse avuto me?! Dove andava?! E tu, che madre sei se ad una figlia neghi la casa per una scelta damore? Non ti piace la sua scelta? Ma non toccherà a te vivere con Luigi! Il tuo compito è esserle accanto! Chissà cosa può riservare la vita! Se le serve aiuto dopo, dove andrà? Dagli estranei?! Perché la sua mamma non ha trovato il cuore di aiutarla?!
Ma tu cercò di ribattere Teresa, ma Carmela la interruppe subito.
Basta così, Teresa! Quando vorrai riconsiderare e fare pace, sarai la benvenuta. Ma alle nostre condizioni. Abbiamo sopportato già abbastanza i tuoi caratteracci! Pensaci bene! Quando sarai pronta, chiamaci! Ti aspettiamo!
Teresa si offese di brutto. Decise di tagliare fuori dalla vita sua sorella e sua figlia. “Si credono furbe? Vedremo!”, pensò, sforzandosi di non pensare neppure alla riconciliazione.
Strappò in pezzetti linvito al matrimonio di Caterina e Luigi. Smettendo di rispondere alle chiamate della sorella, ignorò anche la busta di foto che Carmela le aveva spedito: la buttò in un angolo e poi dritta nel cestino. Mantenne il proprio orgoglio ferito, senza nemmeno provare a lasciarsi andare.
Passarono mesi e anni. Ma i parenti non tornarono indietro. Vivevano, crescevano la nuova famiglia; Carmela aiutava la nipote col primo figlio; Luigi e Antonio, intanto, costruivano la casa dei ragazzi.
E si scoprì che quel tipo magro con gli occhiali, ormai molto meno magro, visto che la moglie lo rimpinzava daffetto e buon cibo, era davvero in gamba. Antonio ne tesseva elogi:
Bravo, Luigi! Come hai fatto a saperlo? Da dove impari?!
I libri, zio Antonio! E Internet. Ti insegnano tutto, basta volerlo imparare.
Caterina era incinta del secondo bambino quando fecero la festa per la nuova casa. Alla domanda timida della zia se fosse il caso di invitare la madre, Caterina sospirò:
Lho chiamata, zia Carmela. La chiamo sempre. O non risponde, o mette giù subito. Non vuole parlarmi.
Non piangere! si affrettava a consolare Carmela. Non puoi permettertelo ora!
Non piango… singhiozzava Caterina, arrabbiata e dispiaciuta per lassenza della madre.
Teresa non pensava affatto di ammorbidire. Il tempo finirà per darle ragione!, pensava. Alla fine capiranno quanto mi hanno ferita!. E quando torneranno le chiederà scusa? Magari, ci penserà su.
Alla fine, però, la pazienza finì. Forse fu letà, o il silenzio della casa, che la spinsero a comporre quel numero tanto tempo dormiente, una gelida notte di Capodanno. Ma rispose solo una voce estranea.
Aspettato il tempo detto, Teresa chiamò di nuovo il numero che era stato di Carmela.
Mi dica.
No, mi dica lei! Teresa tornò la manager autoritaria di sempre. Come ha preso questo numero?!
Molto semplice. Ho attivato una sim nuova. A volte, se il numero non viene usato, lo danno ad altri.
Che sciocchezza! Ma allora, mia sorella dovè?
E come dovrei saperlo? la voce si fece più dura, e Teresa capì che doveva calmarsi, se voleva qualche notizia.
È tutto molto strano. Posso chiederle un favore?
La ragazza restò in silenzio a lungo, poi rispose.
Ci penserò. Dica pure.
Potrebbe informarsi nella sua città? Le do i dati di mia sorella e magari va a vedere come sta. Ovviamente le pago tutto.
Nuovamente silenzio. Teresa temeva che avesse riattaccato, quando sentì un sommesso:
Va bene. Non serve nulla. Mi dia solo lindirizzo.
Così Teresa fece e, con ansia, restò in attesa. La risposta arrivò ma non come sperava.
Sua sorella non cè più. È mancata un anno e mezzo fa. È stata malata per due anni, ha lottato, ma non ce lha fatta. Suo marito ha detto che la accoglierà a braccia aperte, se vorrà venire a trovarli. E poi…
Che cosa? la voce di Teresa, incredula dal dolore, era roca e vuota.
Sua figlia. Anche lei la aspetta. E i suoi nipoti. Sono due bellissimi bambini. Sua figlia ha lasciato qualcosa per lei. Sono parole di sua sorella. Voleva dirgliele lei stessa, ma ha deciso che così sarebbe stato meglio, visto che non voleva ascoltarla…
Dica pure!
Teresa, non fare sciocchezze. Tutto quello che hai è qui. Cresci. È ora. Qui ti vogliamo bene.
Calo il silenzio, e Teresa si sentì spezzare dal rimorso, consapevole, forse per la prima volta, di aver perso quasi tutto quello che importava.
Basta così?
Sì.
Grazie…
Non cè di che (più gentile). E venga pure, ha una splendida famiglia e nipotini bellissimi.
Caddero di nuovo i toni occupati e Teresa pianse. Era il dolore più forte della sua vita, e non voleva, né poteva, scacciarlo più. Puniva se stessa per aver creduto che la ragione e lorgoglio fossero più forti dellamore.
Passò la notte in lacrime, poi, raccogliendo i suoi pensieri, compose il numero che conosceva a memoria.
Caterina…
Mamma! Che gioia! Ti stavamo aspettando!
Figlia, io…
Non dire niente! Vieni, ti aspettiamo!
La voce della figlia aveva tutto: la determinazione di Teresa, la dolcezza di Carmela. E qualcosa che a lei era sempre mancato.
Lamore Quello vero, senza condizioni, senza odio o rancore, semplicemente amore. Quello che Carmela aveva sempre compreso bene, e che Teresa doveva ancora imparare.
E lei, anche se insicura, sperava davvero che fosse la volta buona.






