La vicina insopportabile — Non toccare i miei cristallini degli occhi! — urlò l’ex amica. — Guarda …

La Vicina Serpeggiante

Non toccarmi i cristallini, eh! urlò lex-amica. Guarda piuttosto ai tuoi di occhi! Pensi che non veda chi osservi, eh?

Che, sei gelosa? si sorprese Tamara Borsetti. Ecco, a chi hai puntato le labbra! So già cosa regalarti a Capodanno: una bella macchina arrotolabocca!

Eh già? Tienila per te, va! non rimase indietro Leda. O ti si sono talmente allungate, quelle labbra che neanche una macchina te le arrotola più? Pensi che non vedo, eh?

La signora Tamara, comodamente seduta sulla vecchia sponda del letto, scese e andò di filato allangolino delle sue icone, per leggere la preghiera del mattino.

Non che fosse questa gran devota: qualcosa, lassù, ci sarà pure qualcuno dovrà gestire tutto questo casino! Ma chi fosse, era tutto da vedere.

E a questa forza superiore ognuno dava un nome diverso: luniverso, il principio dei principi o semplicemente il Buon Dio! Insomma, un vecchietto buono con la barba bianca e unaureola, seduto su una nuvoletta a farsi gli affari di tutti.

Tra laltro, letà della signora Tamara aveva da un pezzo superato la seconda metà del secolo e si avvicinava ai settanta.

E a questetà, meglio non litigare con lAltissimo: che se non cè non perdi niente, ma se cè hai perso tutto!

Alla fine dellintera litania, la signora Tamara buttava sempre lì due parole sue personali, eh sì! Il rituale era a posto una carezza allanima e si poteva cominciare la giornata.

Nella vita di Tamara Borsetti cerano due piaghe. Ma non quelle solite mica traffico e buche, quello è da città! No, le sue erano la vicina Leda e i suoi di Tamara nipoti.

Con i nipoti era facile: la solita gioventù italiana, il nulla cosmico. Ma channo pure loro mamma e papà: se li cuccassero loro!

Con Leda, invece, era un classico ansia-party: la vicina sapeva farti uscire dai gangheri in modo magistrale.

Solo nei film i battibecchi tra le dive fanno ridere e intenerire!

Nella vita reale è tutto tranne che tenero. Soprattutto quando qualcuno ti cerca il pelo nelluovo senza motivo.

E poi, la signora Tamy aveva un amico di lunga data, detto Peppino “Motino”. Il suo nome per intero lavrete già immaginato: Giuseppe Eufemio Cosimo, detto Motino per la passione, fin da giovane, per la sua vecchia Motom.

In paese era logico: da Motom a Motino il passo fu breve, poi la motoretta finì rotta in garage e il soprannome rimase appiccicato. Così va la vita tra le colline toscane!

Una volta erano amici di famiglia: Motino con la moglie Nina, Tamy con marito. Ma non cera più nessuno: i compagni di vita riposavano già ben sistemati al piccolo cimitero dietro la chiesa.

Così Tamara continuava per abitudine a frequentare Motino: lo conosceva dai tempi della scuola, e lui restava un buon amico.

A scuola erano in tre: lei, Peppino e Leda andavano daccordo sul serio. Una di quelle amicizie pure lunico flirt era quello dei commenti sui vestiti.

Andavano ovunque insieme: il bel cavaliere in mezzo, le due ragazze sottobraccio, una a destra e una a sinistra. Sembrava di vedere una tazza con due manici non cadeva mai!

Negli anni, lamicizia si era un po incartata. Anzi, era proprio finita: dalla parte di Leda era spuntata prima una lieve antipatia, poi unodio irresistibile, di quelli che solo in Toscana sai coltivare come si deve.

Leda sembrava cambiata! Da quando era rimasta vedova, era tutta unaltra storia.

Certo, chi invecchia si trasforma: il tirchio diventa spilorcio, il chiacchierone un disco rotto, linvidiosa viene letteralmente mangiata dallinvidia.

Forse era proprio il caso di Leda: le donne sono così (e gli uomini non sono meglio, fidatevi).

Ed effettivamente un po di motivi cerano.

Primo: Tamara, per quanto su con gli anni, restava snella mentre Leda si era trasformata in un vero damigiana! Dove la facciamo, questa vita, signora? Un paragone impietoso.

Secondo: lamico della scuola, negli ultimi tempi, stava molto più appresso alla sveglia Tamara che a Leda: ridevano tra loro, testa a testa, come due vecchi piccioni.

Con Leda era invece una parola e basta e nemmeno tanto simpatica!

E Peppino, da Tamara, passava sempre a bere il caffè a casa di Leda lo dovevi pregare in ginocchio.

Forse non era una cima come la fastidiosa Tamy. O magari il senso dellumorismo non era proprio il suo forte! E Peppino, si sa, amava sbellicarsi dal ridere.

In italiano si direbbe che Leda stava sempre “a rimuginare”: ogni scusa era buona per rompere le scatole!

Prima questione: il wc di Tamara puzzava e stava troppo vicino al confine!

Dal tuo cesso vien su una puzza! sparò Leda.

Ma dai! Starà lì da centanni, e ora te ne accorgi? rispose Tamara a tono. E siccome non voleva restarci male: Ah già, i tuoi cristallini te li sei messi gratis, col ticket della mutua! Ma roba buona gratis non la fanno!

Non mi toccare gli occhi! ringhiò lex amica. Guarda ai tuoi, va! Pensi che non mi accorgo?

Sei proprio gelosa, eh? sorprese Tamara. Guarda che labbroni, hai già deciso chi baciare a Capodanno? Ti regalo una macchina arrotolabocca!

Ma tienila per te, và! Leda non si arrese. O le tue labbrone non le arrotola più nemmeno la fiat! Macché, penso di non vedere?

E vedeva, altroché! Succedeva ogni santo giorno. Peppino, al colmo, consigliò: “Interra il cesso, fai tutto in casa!”

Il figlio e la figlia di Tamara misero insieme qualche euro e le costruirono il bagno in casa. E la vecchia fossa la sistemò il buon Peppino così, Leda, ora cambia scusa e annusa pure!

Ma nemmeno tempo di sedersi, che ecco spuntare un nuovo dramma: i nipoti di Tamara avevano assaltato la pera di Leda, i cui rami sconfinavano nel cortile di Tamara.

Si saranno confusi, penseranno che sono nostre! provò a difendersi Tamara. Secondo lei, nessuno aveva toccato un pero tutto intacto! Le tue galline invece scavano nei miei orti, e fammi il piacere!

Le galline sono bestie sciocche! Una parola: pollastre! gridò Leda. Ma i bambini vanno educati, non ridacchiati tutto il giorno con i fidanzatini!

Insomma, tutto un deja-vu: e si parla ancora di Peppino, eh?

I nipoti furono sgridati a modo. È finita la stagione delle pere: riposa, Leda!

E ti pareva: adesso le danno fastidio i rami spezzati!

Ma dove, fammi vedere! Tamara guardava, ma non vedeva fori. Eppure, pure le mani di Tamara erano più belle: dita sottili e dritte.

Le mani, comunque, contano: anche in campagna limmagine vuole la sua parte!

Fu allora che Motino suggerì di tagliare i rami: Sono sul tuo terreno? Fai ciò che vuoi!

Le obiezioni di Tamara furono spazzate via: Scommetti che non dice nulla? Ci penso io a coprirti! promise Peppino.

Infatti, Leda, vide tutto, pure Peppino col segaccio, ma stavolta zitta!

Pure coi rami fu pace per ora. Ora, però, le galline di Leda facevano razzia negli orti di Tamara; questanno Leda aveva preso una nuova razza: galline superstar!

Si sa, la gallina non capisce niente raspa sempre! E così si trovava tutto lorto rovesciato.

Alle richieste di trattenerle, Leda rideva storto: Dai, cosa vuoi farmi?

Certo, cera sempre la tentazione di catturare due galline e servirle arrosto con le patate; ma Tamara era troppo buona.

Ed ecco lidea geniale di Peppino, pescata su internet: di notte spargi delle uova tra i filari, la mattina le raccogli davanti alla Leda, come se avessero deposto lì.

Peppino era avanti: in paese si naviga da anni!

Ha funzionato: grazie, internet che almeno a qualcosa serva!

Leda, scioccata, guardò Tamara raccogliere un bel cestino di uova fresche dallorto. Da quel momento le galline non varcarono più i confini.

Dai, forse è il momento di fare pace? Ledì, dai! Litigare per cosa, ormai?

Macché: adesso il problema era il fumo e i profumi dalla cucina estiva, dove Tamara cucinava fino a novembre.

Suvvia! Fino a ieri andava tutto bene, ma oggi no? Chissà, magari il profumo dellarrosto irrita magari sono diventata vegetariana! E comunque il Parlamento ha appena varato la legge contro i barbecue!

Dove lo vedi tu, il barbecue? cercava di ragionare Tamara. Dai, pulisci prima gli occhiali, perfezionista che non sei altro!

Tamara Borsetti aveva la pazienza di un santo, ma ora aveva finito la scorta. La vicina aveva passato il limite: che bel verbo, incaponirsi! Insomma, Leda non conosceva riposo…

Ma non si potrebbe mandarla in laboratorio? sospirò Tamara, bevendo il tè con Peppino Mi farà fuori, prima o poi!

La povera Tamara era davvero dimagrita, le nervate erano ormai allordine del giorno.

Si strozzerebbe! E io non lo permetterei mai! la rassicurò Peppino. Ma ho unidea migliore!

Pochi giorni dopo, una mattina, Tamara sentì una canzone: Tamy, Tamy, vieni giù!

Alla porta cera Peppino tutto sorridente, arrivato sul suo vecchio Motom appena risistemato.

Sai perché prima ero sempre ingrugnito? disse Giuseppe. La motoretta era rotta!

Allora, signora mia, facciamo un giro? Vieni, riprendiamo la gioventù!

E Tamara montò su! Del resto, oggi la legge ha abolito la vecchiaia: ora sono tutti giovani pensionati over 65!

Così, via, verso nuova vita, in tutti i sensi.

E alcune settimane dopo Tamy diventò proprio Signora Cosimo: Giuseppe la portò allaltare!

Il puzzle era finito, e Tamara andò a vivere dal neo-marito.

Leda rimase sola, invidiosa e litigiosa come una befana. Dite quello che volete: se questo non è motivo di nuova invidia…

Ormai litigava solo con se stessa, tutta lacidità le rimaneva dentro e qualcosa doveva pur sputare

Quindi, Tamy, stattene in casa! Ma tanto, si sa: in paese la vita è sempre così, tra pollai, Motom e vicini lunatici. Che ve lo dico a fare?

E tutto per colpa di un bagno!

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