Guarda, ti racconto questa storia che sembra uscita da un film, ma purtroppo è la mia vita vera. Prima di sposarmi, avevo già sentito da qualche amica che quando un uomo sposa una donna italiana, spesso pensa subito che la moglie diventi una sua proprietà, e solo allora esce fuori la sua vera natura.
Ma tu lo sai comè, da ragazza innamorata e forse un po ingenua, credevo che Alberto il mio futuro marito non fosse così. Prima delle nozze era sempre dolcissimo, super attento, nessuna parola fuori posto, attento a non ferirmi. Sembrava volesse sempre che stessi bene. Mi sono sbagliata, come tante ragazze. È vero che quando un uomo conquista davvero il cuore di una donna, spesso poi cambia del tutto.
Pochi mesi dopo il matrimonio ha cominciato a criticare mia mamma, Lucia. Perché ti chiama così spesso?, Perché viene a trovarti ogni settimana?, diceva lui infastidito. Per paura di distruggere la pace tra noi ed evitare litigi, sono stata daccordo con lui e ho chiesto a mamma di non venire più così spesso. La chiamavo di nascosto, quando lui era via. Ma purtroppo non si è fermato qui.
Quando sono rimasta incinta, ho perso anche il lavoro: il contratto non mi è stato rinnovato perché la gravidanza era a rischio e con il riposo forzato non potevo più andare in ufficio. E lì è cominciata la parte bella: Stai a casa tutto il giorno e non fai niente, mi ripeteva, con quellaria da martire. Ma io, in silenzio, sopportavo. Avevo paura di restare sola, soprattutto in quella situazione.
Poi, quando la nostra bambina, Sofia, aveva poco più di un anno e mezzo, Alberto iniziò a pretendere che lo trattassi come un re. Dovevo riceverlo allingresso come fosse tornato Omero dalla guerra, portargli le pantofole, avere sempre la cena pronta, la pasta fumante in tavola. Lui? Zero preoccupazioni per Sofia, quella era una cosa da donna, diceva. Potevo dire di essere stanca morta? Macché.
A un certo punto ho detto basta. Mi sono fatta coraggio: ho fatto la valigia, ho preso Sofia e siamo andate a stare da mamma a Firenze. Per due mesi nessun contatto con Alberto. Io ho ripreso a lavorare, piano piano mi sono ripresa, mi vedevo anche meglio allo specchio. E poi, un giorno, lui si è presentato da noi, smunto, con la camicia sgualcita, e in ginocchio mi ha chiesto perdono.
E lì gli ho detto che per tornare a casa con me, avrebbe dovuto iscriversi subito a un corso di cucina. Quando torno gli ho detto tu cucinerai e pulirai, adesso tocca anche a te. Ha accettato subito ma ora vediamo se davvero cambia, eh!





