8 giugno
Non dimenticherò mai il giorno in cui ho scoperto che mio marito mi tradiva con la vicina di casa. Era una mattina qualunque a Fregene, dove abbiamo la nostra villetta. Mi ero accorta che mi mancava il sale per mettere sotto aceto i cetrioli dellorto, così sono andata da Graziella, la vedova del villino accanto, a chiederne un po.
Mi ha aperto la porta Carlo. Sì, proprio il mio Carlo. In mutande di cotone e canottiera, come se nulla fosse.
Carlo? ho mormorato, la voce neanche riuscivo a tirarla fuori.
Lui si è fatto pallido, poi rosso, poi ancora pallido.
Maria Ti posso spiegare tutto
Alle sue spalle è spuntata Graziella, in vestaglia sopra la pelle nuda.
Carlo, chi è? ha domandato, e appena mi ha vista si è bloccata Ah
Siamo rimasti lì, fermi come statue. Poi mi sono girata e sono corsa verso il cancelletto, quasi volando.
Maria! Aspetta! ha gridato Carlo rincorrendomi, dimenticando la canottiera e le mutande.
Tutta la stradina, dove ci sono dodici villette, è uscita a guardare.
Carlo Ferri, rispettato presidente dellassociazione di villeggianti, correva in mutande dietro la moglie.
Che spettacolo, pare il Circo, ha commentato il vicino, Michele.
Arrivata in casa, mi sono chiusa dentro. Sentivo Carlo bussare.
Maria, apri! Lasciami spiegare!
Da quanto tempo? ho urlato da dietro la porta.
Cosa?
Da quanto tempo state insieme?
Silenzio. Poi, a bassa voce:
Diciotto anni.
Mi sono lasciata scivolare a terra lungo la porta. Diciotto anni. Giusto letà di Andrea, il nostro figlio minore.
Il cancelletto ha cigolato e Graziella è entrata in giardino. In vestaglia, ma pettinata.
Maria, esci. Dobbiamo parlare, ha detto.
Fuori di qui, vipera!
Siamo adulte, evitiamo scene, ha replicato lei.
Ho trovato la forza, sono uscita a sedermi sulle scale. Graziella si è seduta accanto. Carlo gironzolava nervoso a distanza.
Diciotto anni ho detto piano. Comè successo?
Ti ricordi quando ti sei rotta la schiena, sei stata due mesi in ospedale? mi ha ricordato lei.
Come no. Loperazione, la riabilitazione Carlo aveva lasciato seccare i cetrioli, i pomodori erano marciti. Mi chiedevo come se la cavasse.
Lo aiutavo io, ha continuato Graziella. Nellorto, in cucina. E così
E così è cominciato, ha borbottato Carlo.
Diciotto anni! sono scattata in piedi. Per diciotto anni mi avete preso in giro!
Non ti abbiamo mai preso in giro, ha ribattuto Graziella. Tu hai la tua vita, noi la nostra.
La nostra? Ma lui è mio marito! Il padre dei miei figli!
E allora? Ha mai smesso di essere tuo marito? I figli non sono cresciuti bene? La casa non è curata?
Volevo alzarle le mani, ma Carlo mi ha fermata.
Maria, basta.
Non toccarmi!
Mi sono divincolata e sono tornata dentro. Intanto tutti i vicini erano già fuori a sparlare.
Andate via! ha urlato Carlo. Lo spettacolo è finito!
Nessuno si è mosso. Anzi, Luciana della villetta numero tre diceva a voce alta:
Lho sempre saputo! Li ho visti insieme mille volte!
Ma va, ha risposto suo marito. Tu non vedi nemmeno quello che hai davanti al naso.
Macché, io vedo tutto!
La sera, me ne stavo seduta in veranda. Carlo continuava a girare come una trottola.
Maria, di qualcosa
Cosa vuoi che dica? Che ci separiamo?
Ma dai, abbiamo sessantanni passati!
E allora? Non ci si separa dopo i sessanta?
Maria, non fare così. Abbiamo passato quarantanni insieme!
Di cui diciotto vissuti con Graziella.
Io sono stato con te! Solo ogni tanto andavo da lei.
Ogni tanto?
Due volte a settimana.
Due volte la settimana per diciotto anni non è ogni tanto, Carlo. È una regola.
Si è seduto davanti a me.
Maria, ti prego. Ti amo. Ma Graziella è diversa.
Migliore?
No, solo diversa. Con te ci sono casa, figli, il tran tran. Con lei mi rilasso. Metto da parte tutto.
Ti rilassi tu. Io invece? A me riposo non spetta mai? Solo cetrioli e conserve?
Ma questo è il punto! Tu sei sempre impegnata! Cetrioli, pomodori, marmellate A volte vorrei solo sedermi, bere un bicchiere, chiacchierare.
Con me non puoi parlare?
Con te si parla di figli, nipoti, orto. Con lei si parla di vita, di libri.
Lei legge?
Certo. E sa pure un sacco di poesie. Ama i classici.
Mi è scappata quasi una risata. Carlo e i classici!
E adesso?
Decidi tu.
Io? E tu?
Ho sessantadue anni, Maria. Il tempo delle decisioni è passato. Voglio un po di pace, tutto qui.
Con chi, esattamente? Me o con lei?
E magari con entrambe?
Ho afferrato il primo barattolo a portata di mano, uno di cetrioli, e glielho tirato addosso. Ho mancato, il barattolo sè frantumato sul muro.
Fuori di casa!
Carlo è andato, ovviamente da Graziella.
Quella notte non ho chiuso occhio. Quarantanni insieme, due figli, nipotini, la casa e lorto costruiti con fatica.
E diciotto anni di menzogna.
Anzi, era menzogna? Non mi aveva mai promesso niente, in fondo. Non fede eterna, solo una vita insieme. Con me, con Graziella.
La mattina dopo Giuseppina della villetta cinque è venuta da me con una crostata.
Maria, tieni
Grazie.
Se vuoi, mio marito può prendere a schiaffi Carlo.
Lascia stare. Non siamo mica ragazzini.
E ora che farai?
Niente, per ora.
Io lo avrei cacciato.
Giuseppina tuo marito non va mai da Luciana della terza villetta?
È diventata rossa.
Cosa dici?
Li ho visti tra i lamponi.
Eh quella era una chiacchierata, tutto qui.
In abbraccio?
Giuseppina se nè andata sbattendo la porta.
Verso pranzo è arrivato Michele.
Signora Maria, ha bisogno? Magari serve una mano nellorto
No, grazie.
Carlo mi ha chiesto di dirle che stasera viene a prendere le sue cose.
Quali? Le sue mutande?
Non so. Solo ho riferito.
Grazie, Michele.
La sera Carlo è venuto davvero, a testa bassa.
Passo a prendere le mie cose.
Fai, fai pure.
Lho seguito in camera.
Perché proprio Graziella, Carlo? Cosa trovi in lei?
Si è fermato.
Non lo so. Con lei mi sento a mio agio.
E con me?
Con te è diverso. Tu sai sempre tutto, hai sempre la risposta pronta. Come salare i cetrioli, quando piantare le patate, quanti euro ai nipoti per Natale. Lei invece mi chiede sempre tutto.
E così ti senti importante?
Più che altro necessario.
Mi sono seduta.
Carlo, non so tutto neanche io. Non so, per esempio, come vivere adesso, dopo diciotto anni di bugie.
Maria
Non so come guardare i figli negli occhi, spiegare ai nipotini perché il nonno vive da unaltra parte.
Non serve spiegare niente!
Serve eccome. Domani viene Marco con la moglie e il piccolo. Cosa dico?
Dì che abbiamo litigato.
Carlo si è seduto accanto.
Maria, perché non facciamo finta di niente?
Tipo: tutto come prima?
Beh lei sta oltre il recinto, tu la vedi tutti i giorni, facciamo finta di niente
E secondo te funziona?
Sono andata alla finestra. Dietro il recinto, Graziella annaffiava i cetrioli. Col solito vestaglia.
Senti: vivi dove vuoi. Ma ai nipoti spieghi tu il perché.
Maria!
E i cetrioli questanno li metti sotto aceto tu.
Non sono capace!
Graziella ti aiuterà. Del resto, è tanto colta
Carlo se nè andato con il suo fagottino. La stradina era di nuovo piena di occhi indiscreti.
Durante la notte mi sono svegliata per dei rumori. Cera movimento in giardino. Sono uscita: Carlo stava controllando le serre.
Che fai?
Controllo i pomodori. Domani danno caldo e bisogna aprire.
Ma tu sei andato via.
Sono miei! Li ho seguiti da quando erano semi!
E allora?
E allora non li lascio morire!
Ha aperto la serra e poi, senza salutare, è tornato dalla sua Graziella.
La mattina seguente Marco è arrivato con la famiglia.
Mamma, dovè papà?
Dalla vicina.
In visita?
Ci vive.
Marco è rimasto di sasso.
Come sarebbe?
Ho raccontato tutto, in breve, senza dettagli.
Diciotto anni? Mamma ma Andrea allora era appena nato
Eh già.
Marco è andato da Graziella. Lho sentito urlare, sbattere il cancello, poi è tornato.
Papà dice che vi ama entrambe.
Siamo fortunate, ho commentato amaramente.
Mamma, magari è vero
Marco, tu ci riusciresti? Ad amare due donne?
Io? No! Ma papà è particolare, ha sospirato.
Il mio nipotino mi ha raggiunto tutto sporco di terra.
Nonna, perché il nonno vive dalla signora Graziella?
Perché la aiuta nellorto.
Marco si è fatto una gran risata.
Mamma, sei incredibile
Unaltra notte insonne. Ho visto Carlo innaffiare lorto.
Carlo, ma sei matto?
Cè siccità! Morirà tutto!
Tua nuova famiglia aspetta: innaffia lì.
Graziella ha il suo orto!
Allora preoccupati solo di quello!
Però questo mi dispiace!
Ho preso il tubo dellacqua.
Allora aiutiamoci, almeno finiamo prima.
Abbiamo innaffiato in silenzio. Poi ci siamo seduti sulla panchina.
Carlo, chi ami di più?
Che domanda è?
Normale. Chi preferisci?
Ha riflettuto.
Entrambe. Ma in modo diverso.
Come sarebbe?
Tu sei come la mano destra. Fondamentale, sicura. Senza di te non so come starei. Lei è una festa. Rara, ma gioiosa.
E se io non ci fossi più?
Che dici?!
E se non ci fossi, sposeresti lei?
Forse no. Perché diventerebbe la mano destra e la festa sparirebbe.
Quindi ti serviamo tutte e due.
Così sembra
Abbiamo guardato le stelle.
Carlo, e se anche io mi cercassi una festa?
È scattato in piedi.
Che cosa?!
Un uomo Michele ieri mi voleva aiutare
Michele?! Ma io
Che puoi fare? Tu stai da Graziella.
Non è la stessa cosa!
Perché no?
Maria, tu non sei fatta così!
Come lo sai? Magari leggo anche io i classici
Non li leggi.
Inizierò.
Si è alzato.
Siamo seri. Che vuoi, Maria?
Che volevo io? Solo tornare indietro, ma ormai era troppo tardi.
Voglio pace. Conservare i cetrioli. Giocare coi nipoti.
E?
E basta. Vivi dove vuoi.
Come?
Se vuoi stare da lei, resta. Se vuoi tornare, torna. Basta bugie.
E se viene Michele da te?
Non verrà. Lui ha già Natalia, la vedova della nona villetta.
Come fai a saperlo?
Carlo, non sono cieca. Solo ho sempre taciuto. Come tutte.
La mattina Carlo è tornato con le sue cose.
Maria, posso davvero rientrare?
Cè posto in cantina. Gonfia il materassino e arrangiati.
Ha lasciato il suo borsone, è andato a prendere il materasso ad aria.
I vicini osservavano in silenzio. Graziella annaffiava i cetrioli, come niente fosse.
Marco è uscito.
Mamma, papà è tornato?
Sta gonfiando il materasso giù in cantina.
Ma tu sei una santa! Lhai perdonato?
Più che santa, sono una sciocca. Ma ormai cambiare non ha senso.
Dopo una settimana Carlo si è trasferito di nuovo in casa. Dopo un mese neanche mi accorgevo più che se ne andava da Graziella due volte la settimana. Un anno dopo, nessuno al villaggio parlava più della nostra storia.
Ce nerano già altre nuove. Luciana della terza villetta si era messa con Pietro della quinta, Giuseppina con il marito di Luciana.
Io conservavo cetrioli. Carlo costruiva una nuova serra. Graziella leggeva un romanzo oltre il recinto.
Alla fine, cosè lamore? Quarantanni vissuti, figli cresciuti, una casa costruita, un orto piantato.
E accettare che la perfezione non esiste. Nemmeno in amore.
Soprattutto in amore.




